Una provincia da raccontare: il Festival L’ultima luna d’estate a caccia del periferico

GILDA TENTORIO | Conto alla rovescia per le vacanze? Cominciate a pensare anche al vostro ritorno “teatrale”! Appuntamento dunque nella Brianza lecchese per il festival L’ultima Luna d’estate, dal 30 agosto al 9 settembre 2018, organizzato dalla vivace realtà artistica di Lecco “Teatro Invito”: siamo già alla XXI edizione e quattro anni fa è arrivato il riconoscimento ministeriale di “festival nazionale”. Il progetto ha un’ambizione ec-centrica e diasporica insieme, per portare gli spettatori fuori dalla dimensione di un teatro “urbano”, alla riscoperta della teatralità di luoghi inediti, cioè ville e parchi della Brianza, località amene dove ritrovare il contatto con la natura. Inoltre c’è anche la volontà di una disseminazione artistica là dove il teatro ufficiale non sempre arriva. È questa la vocazione del teatro popolare: andare verso lo spettatore, in una sorta di pellegrinaggio per una conoscenza reciproca.

Il programma 2018 è variegato. Momenti dedicati alle famiglie, con favole per i più piccoli (Il Melarancio e Pinin Carpi L’isola dei quadrati magici, 1 settembre), ma adatte anche agli adulti, come Kanu di Piccoli Idilli (2 settembre): racconti, colori e suoni dall’Africa, per imparare a conoscere l’affascinante cultura malinké del Burkina Faso. E ancora suoni e colori saranno le chiavi per entrare nelle storie fantastiche delle tele di Chagall (Anima Blu, 31 agosto). Non mancherà una tappa di aperitivo culturale: si potranno ascoltare le sfumature drammatizzate del gin, liquore che ha accompagnato talenti della penna ed eroi di celluloide, sorseggiando un gin di fattura locale (Gin & Comic, 6 settembre).

Molte le compagnie affermate e gli ospiti di rilievo che hanno accettato la sfida. Almeno tre le produzioni che propongono una diversa “fruizione” dell’evento-teatro. Si comincia con Lettera a una professoressa (30 agosto) di e con Claudio Ascoli, una produzione 2017 dei Chille de la Balanza, per i cinquant’anni del libro di don Milani. Contro la superficialità di una scuola rigidamente burocratica e classista, nella scuola di Barbiana si insegnava la parola che rende davvero uguali, un messaggio di accoglienza ancora attuale. Per illustrare il messaggio rivoluzionario di quel libro, che fu creazione collettiva, Claudio Ascoli invita il pubblico a fare lo spettacolo: la scena verrà costruita insieme, in nome di un «imparar facendo» da sperimentare in prima persona. Farsi silenzio (1 settembre) è invece un progetto di Marco Cacciola (scrittura di Tindaro Granata), che invita lo spettatore a una nuova consapevolezza sonora sul mondo: bastano una cuffia, un ascolto orientato e una guida, per scoprire la necessità del silenzio, intorno a noi ma soprattutto in una dimensione di interiorità. Lo spettatore diventerà infine viaggiatore-pellegrino per seguire le vicende di Teseo e Arianna (7 settembre, Pleiadi Art Productions), una performance itinerante all’interno del parco di Villa Besana a Sirtori, che per l’occasione diventerà scenografia-labirinto di un viaggio nel mito e nell’anima.

Un ricco filone esplora il dialogo fra teatro e letteratura: si potranno ascoltare i racconti di Dino Buzzati sulle note di un contrabbasso (Misteri, con Renata Coluccini, 1 settembre) o andare “in cerca” di Luigi Pirandello, attraverso un viaggio buffo di voci e racconti che sfiorano anche l’attualità (Pupi siamo, 2 settembre). Risate garantite con il Don Chisciotte di Stivalaccio Teatro (2 settembre), una “tragicommedia dell’arte”: due saltimbanchi condannati a morte esprimono il loro ultimo desiderio, cioè mettere in scena questo spettacolo e rievocano a modo loro la storia immortale dell’hidalgo e del suo scudiero, fra lazzi, battute scoppiettanti, anacronismi ed equivoci. Il giudizio spetterà al pubblico: riusciranno a salvarsi?
In chiusura, il 9 settembre, due importanti appuntamenti: nella splendida cornice della Cascina Bagaggera (La Valletta Brianza) il Teatro della Caduta presenterà La Signorina Felicita, la protagonista del famoso poemetto di Guido Gozzano. È ancora lì, ferma nel suo polveroso mondo provinciale, aspetta il ritorno del suo Guido e mentre parla di sé descrive anche la nostra condizione di solitudine e attesa. Dalla poetica crepuscolare si passerà a Bartleby (Teatro Invito – debutto nazionale), potente storia di Melville che va dritta al cuore dell’attualità: un eroe solitario, l’opposto dei tanti yes men che si piegano alle logiche del sistema, rivoluzionario nel suo piccolo, perché non rinuncia alla sua dignità ed è profondamente Uomo.

L’indagine sull’umanità di provincia è il denominatore comune per almeno altri quattro spettacoli da non perdere: il grande Ascanio Celestini, con la sua caratteristica ironia e avvolgente capacità affabulatoria, porterà Storie e Controstorie (6 settembre), nato “a margine” di altri spettacoli, un mosaico di micro-storie sulle storture del nostro Bel Paese.

Stupore, comicità e poesia sono gli ingredienti messi in campo da Gli Omini ne Il Controllore (3 settembre), terza tappa di un progetto dedicato ai treni che solcano il cuore della provincia emiliana. In viaggio sulla tratta Porrettana-Bologna, Gli Omini hanno raccolto tante storie e le hanno rivitalizzate con sapiente ironia, questa volta adottando il punto di vista del Controllore, che vede scorrere una variegata umanità e forse non ne resta immune. Si possono “controllare” le emozioni, gli attimi, i destini?

Un pugno nello stomaco è Mai morti con Bebo Storti (regia di Renato Sarti, 8 settembre), sempre attuale in un mondo dalla memoria corta con preoccupanti rigurgiti di fascismi. La coppia Astorri/Tintinelli sfrutta invece il tono surreale per dipingere il crollo dei sogni e dell’utopia “politica” di un mondo nuovo e diverso con Il sogno dell’arrostito (7 settembre), mentre ricorrono all’ironia, che dal sorriso sfuma nella riflessione esistenziale, i Capotrave con La lotta al terrore (5 settembre): occorre sventare un attentato in un supermercato di provincia dove si è asserragliato un cittadino straniero esasperato. Negli uffici del Comune l’attesa e la fibrillazione del nervosismo sono palpabili. Forse non è un atto meditato di terrorismo islamico, ma bisogna agire, prendersi delle responsabilità, operare la scelta giusta. Fino a che punto sono saldi i nostri valori che a parole siamo tanto bravi a difendere? Quanto siamo condizionati dalla paura e quanto ci nascondiamo dietro una comoda non-posizione di delega?

Una rassegna open air densa di eventi interessanti: quale modo migliore per salutare l’ultima luna d’estate?



Categorie:Teatro

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