FUS che FUSse la volta buona: ecco chi ha preso i soldi. Ma è una fotografia giusta dell’Italia dello spettacolo?

RENZO FRANCABANDERA |E’ come sempre la caldazza estiva, in combinato disposto con l’esito delle assegnazioni ministeriali del FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, a far venire i sudori caldi e freddi alla comunità teatrale italiana.
Avevamo già parlato di quanto il sistema delle assegnazioni sia quantomai delicato e stretto in un incastro geopolitico veramente peculiare, frutto di equilibri consolidati e difficoltà di smuovere una foresta pietrificata di alberi che si vanno però rinsecchendo di anno in anno.
Schermata 2018-07-28 alle 19.20.47.pngCon il Decreto Direttoriale del 26 luglio 2018 rep. n. 1193 e Decreto Direttoriale del 26 luglio 2018 rep .n. 1197, sono state rese pubbliche le scelte di assegnazione dei contributi a valere sul Fondo unico per lo Spettacolo (FUS) rispettivamente per le attività multidisciplinari e per le attività di teatro.

Insomma, ai due link sopra, potete scaricare i pdf con i nomi dei soggetti finanziati per il triennio 2018-20.

Ciascun Organismo partecipante può visionare on line sul portale FUSONLINE il programma di attività (che non reca il riferimento a dati sensibili) degli Organismi che hanno presentato istanza di contributo FUS e partecipato alla procedura di valutazione, con  l’accesso anche ai dati relativi alla dimensione quantitativa (DQ) e alla qualità indicizzata (QI).

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Su questo impianto di assegnazioni, che pure sostiene i teatri pubblici regionali, i grandi enti, i maggiori festival nazionali, si allunga però l’ombra di una sostanziale immutabilità dell’orientamento. Se da un lato, ovviamente, esistono realtà consolidate e che rappresentano l’ossatura della politica culturale nazionale, almeno per quella che è stata finora, per altro verso questo scenario non ha la forza nè di attirare nuove risorse, nè di modificare equilibri consolidati. Anzi, secondo taluni, al netto degli equilibri, diciamo così, più cristallizzati, iniziano ad intraverdersi in controluce anche scelte di indirizzo che forse poco hanno a che fare con l’arte e che magari spostano risorse (poche e misere) in base a criteri politici.
In una lettera aperta al Ministro Alberto Bonisoli che pubblichiamo di seguito, infatti, il Coordinamento C.Re.S.Co., fotografa ad esempio come, a fronte di 71 istanze presentate, risultino ammesse solo 5 imprese non già finanziate nel triennio 2015-2017, ovvero circa il 7% del totale, di cui una sola del Sud.
Secondo C.Re.S.Co. i temi principali che emergerebbero riguardano due direttrici di analisi mancanti, e che riguardano l’incapacità, attraverso queste assegnazioni, di riequilibrare il sistema del sostegno alle arti sceniche, con riferimento sia alla allocazione geografica che al ricambio generazionale.
Schermata 2018-07-28 alle 19.35.19.pngAl di là infatti delle nuove realtà under 35, la fotografia è quella di una nazione molto bloccata in schemi di ragionamento consolidato. Mancano fra i soggetti beneficiari molti nuovi festival coraggiosi, tante nuove compagnie che stanno cambiando per certi versi la storia e la geografia dell’arte e del pensiero, con progetti sfidanti di carattere locale, che rischiano di sparire, sotto una scure davvero “geopolitica”.
Che il ricambio di governo avrebbe potuto lasciare segni non indifferenti sul sistema della geografia dell’arte in Italia era una sensazione che in molti avevano avuto all’indomani delle elezioni, essendo quello dell’arte un tema forse più caro alle sensibilità meno estreme, come quelle che sembrano trainare le scelte del governo attuale; ma per alcuni questo timore si è trasformato già in realtà, e il riequilibrio che si sta compiendo pare figlio di criteri paradossalmente poco misurabili, poco monitorati, e che oltre il mantenimento dello status quo, rischiano di agire solo nel senso di un crudele spoil system artistico.
Saranno contenti i nuovi amici, o gli amici dei nuovi, sono scontenti i vecchi amici, o gli amici dei vecchi. Ma in tutto questo, i criteri qualitativi paiono entrarci poco.
Come si fa ad assegnare correttamente le risorse?
Arriveremo anche qui alla gara distorta all’ultimo clic?
Arte e populismo (di cui dichiara di essere espressione il nuovo presidente del Consiglio) in che modo possono dialogare senza che questo diventi una relazione fra arte e servilismo alla bandiera che cambia?
Non vorremmo pensare ad un’arte che per vivere debba genuflettersi. Qualcuno dirà amaramente che è quanto succede da sempre. Ma allora i criteri di merito e di indipendenza misurabili, i criteri qualitativi e quantitativi, sono giusti e funzionano bene o vanno registrati? E se sì, come?

E d’altronde, che l’Italia si sia il paese del Bingo e della Tombola lo fotografò già Giuseppe Bertolucci nell’immortale Berlinguer ti voglio bene. Al popolo populista, del culturale, in fondo in fondo, interessa poco. O nulla.
E di conseguenza, ne discenderà che i fondi destinati a questo saranno proporzionali.

UN PAESE CHE (NON) VUOLE CAMBIARE?

C.Re.S.Co. riflette sulla fotografia del Paese dopo le valutazioni Qualitative della Commissione Prosa

Lettera aperta al Ministro Alberto Bonisoli

Gentile Ministro,

Nell’analizzare il nuovo assetto disegnato dalle valutazioni qualitative della Commissione Prosa –  relativamente alle istanze presentate a valere sul DM 27/07/17 – C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, parte da un dato concreto, relativo alle imprese di produzione di Teatro di Innovazione – Sperimentazione (art. 13 comma 3): a fronte di 71 istanze presentate risultano ammesse solo 5 imprese non già finanziate nel triennio 2015-2017, ovvero circa il 7% del totale, di cui una sola del Sud.

Alla luce di questo dato esemplificativo e pensando agli obiettivi che il Ministero stesso si era posto relativamente al FUS, C.Re.S.Co. non può che porre l’accento su due priorità non risolte: il riequilibrio territoriale e il ricambio generazionale, collegati ad un intaccamento pressoché impercettibile delle vecchie rendite di posizione.

L’innovazione dei linguaggi e la scena contemporanea sembrano essere l’anello più debole di un sistema che non riesce a fare scelte coraggiose, a cui crediamo che solo un’accurata conoscenza dei territori e delle proposte artistiche che essi generano possa dare nuovo slancio.

Considerando che la finalità delle assegnazioni ministeriali non è tanto quella di finanziare le imprese, quanto quella di restituire ai cittadini italiani servizi culturali per i quali hanno pagato le tasse che sono andate a confluire nel FUS, il riequilibrio territoriale appare una priorità assoluta e ci sembra impossibile immaginare che per un altro triennio ci sia una cospicua fascia di cittadini penalizzata a vantaggio di altri.

C’è una Commissione deputata legittimamente a fare delle scelte, ma è necessario che per farle sia messa nelle condizioni di conoscere i territori periferici, collocati al di fuori delle principali direttrici dello spettacolo dal vivo nazionale. Invece, a fronte della parità di valori artistico culturali delle imprese e della qualità dei servizi offerti ai cittadini, alcune aree periferiche del Paese risultano essere state tenute in minore considerazione.

Affermando che la fotografia che oggi emerge per il triennio 2018-20 è ancora molto parziale e lontana dal restituire la vitalità dell’intero comparto, C.Re.S.Co. continua a dichiararsi favorevole all’autonomia del lavoro delle Commissioni e del peso relativo alla dimensione qualitativa nella valutazione dei soggetti, esprimendo pertanto perplessità rispetto alle recenti dichiarazioni del neonato Movimento per lo spettacolo, poiché le priorità del riequilibrio territoriale e del rinnovamento del sistema teatrale non si risolvono chiedendo l’annullamento del lavoro delle Commissioni, che provocherebbe un blocco insostenibile quanto  inutile per l’intero comparto senza affrontare il tema di una visione di sistema, che va ben aldilà dei singoli soggetti finanziati o non ammessi.

Considerato tutto questo, C.Re.S.Co. suggerisce:

• che si difenda il senso della valutazione qualitativa della Commissione attraverso misure atte a metterla nelle condizioni di conoscere allo stesso modo tutti i territori nazionali, ivi compresa la possibilità di retribuzione che le consenta spostamenti e indagini specifiche.

• Che a beneficio dei soggetti ammessi e alla luce delle esigenze del riequilibrio territoriale esposte, si ripristino già per il 2018 i 9 milioni di euro che una serie di improvvide decisioni del precedente Parlamento ha sottratto al FUS;

• Che ci si adoperi alla riapertura per il 2019 di una finestra per il finanziamento di nuovi ingressi;

• che gli uffici del Ministero siano messi in condizione di fare un attento monitoraggio di tutti i soggetti finanziati.

Siamo certi signor Ministro che molto lavoro insieme vada ancora fatto, e le chiediamo un incontro per presentarle i risultati della nostra analisi e le istanze di un coordinamento che, avendo al suo interno tanto realtà ammesse e non ammesse al FUS, rappresenta uno spaccato significativo dell’intero settore dello spettacolo dal vivo nazionale.



Categorie:Cultura e società, Novità, Pensieri oscenici, Satura, Scena, Teatro

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1 reply

  1. Ci vorrebbe lo scrupolo di verificare la fondatezza delle assegnazioni, una per una; tra le tante, mi balza agli occhi quella alla FEDERGAT – che mi risulta essere “solo” una Federazione di compagnie amatoriali che riceve il contributo (35.000) per i Progetti di ricambio generazionale (???), più di Primavera dei teatri (31.000). Mah…

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