Assaggi di teatro di figura ad Avignon Off 2018

MARTA GALLI | Tra i festival OFF più antichi del mondo e sicuramente tra i più famosi, conosciuti e riconosciuti in Europa il Festival Off di Avignone è dal 1966 un appuntamento straordinario per pubblico, operatori e compagnie. Per l’edizione 2018, che si è tenuta dal 6 al 29 luglio, sono stati programmati 1538 spettacoli in 133 diversi spazi (lieux) della città, di cui la maggior parte all’interno delle mura della bellissima città medievale, ma molti anche al di fuori, tra cui la Maison du theatre pour enfants, sede del “festival nel festival” Thèatr’Enfants.

Oltre 1500 compagnie, dunque, provenienti per la stragrande maggioranza dalla Francia (circa l’80%) e per il restante 20% da altri 34 Paesi del mondo: dall’Argentina alla Polinesia, da Taiwan all’Iran. Presenti quest’anno 6 compagnie italiane.

I generi rappresentati sono tra i più vari: dal teatro di parola, con un’attenzione particolare alla nuova drammaturgia, al teatro di figura con marionette e oggetti, dalla stand up comedy alla danza, dal teatro musicale all’improvvisazione.

Solo il programma del festival è un volume di quasi 500 pagine stile “pagine gialle”, ma è vietato farsi terrorizzare dalla vastità delle possibili scelte: un consiglio per orientarsi è certamente quello di individuare i propri focus d’interesse che possono essere dettati dalla scelta di un particolare linguaggio teatrale, di compagnie già conosciute di cui si vuole vedere lo sviluppo della ricerca artistica, di un particolare tipo di pubblico a cui le creazioni sono dedicate (l’infanzia ad esempio), oppure ancora decidere di buttarsi nella mischia e farsi trascinare in questo o in quel teatro dalle tantissime compagnie che per tutto il giorno nelle vie della città si fanno promozione nei modi più creativi e coinvolgenti possibili: un concerto improvvisato, una passeggiata con i costumi di scena, perfino una marcia funebre con tanto di cassa da morto che sicuramente attirerà la vostra attenzione.

Insomma il Festival Avignon Le Off trasforma la città per tre settimane in un immenso teatro dove tutto quello che avviene è performativo, magico, unico.

In mezzo a questo vastissimo programma noi ci siamo concentrati sulla danza e sul teatro di figura, nell’accezione più vasta del genere: teatro con marionette, pupazzi animati a vista o su nero, oggetti, maschera.

Iniziamo la nostra avventura avignonese con una creazione di teatro di figura per il giovane pubblico (dai 2 anni): lo spettacolo Hop Là della compagnia 1,2,3 Soleil di Nizza, specializzata nel teatro di figura con oggetti dedicato alla primissima infanzia fin dal 1993.

Hop Là ci trasporta con gentilezza in un mondo tutto bianco fatto di piccoli pupazzi animati a vista dalla brava Pascale Thévenon, dapprima il nostro protagonista, un bimbo curioso che si aggira per la città, è una piccola marionetta, ma presto diventa un guanto in cui le dita sono gambe e braccia straordinariamente espressive. La scenografia fatta di cubi, cerchi e figure geometriche ricorda i giochi di costruzione dei bambini, ma grazie alla manipolazione che ne fa l’animatrice lascia presto apparire mondi diversi: ecco che compare un gatto che insegue un topo, una porta che nasconde una stanza, una finestra di una casa che s’illumina e persino un villaggio che, al sorgere della luna, si prepara ad un grande ballo sotto le stelle. Lo spettacolo prende spunto dal libro illustrato “Prendre et donner” di Lucie Felix, un album-gioco all’interno del quale il bambino può staccare e riattaccare figure geometriche di varie forme e colori, costruendo e smontando, creando continuamente nuovi mondi fantastici. C’è tanto anche di Bruno Munari in questa poetica in cui il segno lineare, il colore e il suono (le musiche originali sono di Celine Ottria) sono sostanza di un mondo che guarda con rispetto e attenzione alla sensibilità del bambino, ai suoi tempi, al modo che ha di conoscere e guardare ciò che lo circonda. Prendere e Lasciare. Tenere e donare.

Per bambini a partire dai 18 mesi l’esperienza visuale e sonora creata dai tre attori e musicisti della compagnia SingSong di Bordeaux Sylvie Matta, Carole Matras e Jean-Noel Godard: “Gouttes de sons”, letteralmente gocce di suono, è un viaggio poetico in un universo di suoni e immagini. Arpe, percussioni, xilofoni, tamburi e tamburelli, ma anche tubi fosforescenti e perfino l’acqua stessa viene suonata e “giocata” insieme ai piccoli spettatori. Gocce di suoni ma anche immagini poetiche e divertenti: tre tamburelli sospesi sul fondale si illuminano come tre lune piene finché delle mani in controluce non appaiono per suonarle; uno xilofono fatto di barattoli rovesciati viene suonato da palline colorate che, con un taglio di luce che nasconde mani e corpi dei musicisti, sembrano vivere di vita propria saltellando e rincorrendosi mentre compongono la melodia; tubi fosforescenti nel buio creano la figura di una bambina, un sole, un cappello, un volto, mentre manipolati a dovere emettono suoni sordi e ritmati.

Non c’è un filo narrativo in questa storia, ce ne sono migliaia e ciascuno può perdersi a seguire il proprio. Di sicuro è quello che succede ai piccoli spettatori che finito lo spettacolo chiedono “Est-ce déjà fini?”.

Tra gli spettacoli di figura per la prima infanzia il nostro preferito è certamente “BoOm” (dai 18 mesi) della compagnia Entre eux deux rives costituita nel 2006 a Marsiglia da Claire Petit e Sylvain Desplagnes (entrambi registi dello spettacolo) e trasferitasi da due anni a Cusset, vicino a Lione. Lo spettacolo inizia già fuori dalla sala dove sopra tappeti quadrati (il quadrato/cubo è la forma che caratterizza tutta l’estetica dello spettacolo) i bimbi trovano tanti cubetti di legno di 2 cm per lato con i quali possono costruire (per poi distruggere) qualsiasi cosa. Il gioco viene interrotto dall’attrice che invita il pubblico ad entrare. Lo spazio è una stanza completamente bianca, dal soffitto al pavimento. Poche piccole panche bianche accolgono gli spettatori (massimo 50 per volta). Sembra di entrare in una nuvola e la meraviglia dei piccoli spettatori è palpabile.

L’attrice (Cecile Vitrant oppure Virginie Gaillard) si siede davanti ad un grande cubo di legno, esattamente come quelli con cui hanno appena finito di giocare i bambini, ma molto più grande. Entra nel cubo. Il cubo si anima: escono mani, braccia gambe… poi l’attrice esce di nuovo ma, questa volta la sua testa è un cubo, di legno, con due piccoli buchi per gli occhi. Con il linguaggio dunque della maschera l’attrice dà anima e corpo al nostro tenerissimo protagonista che inizia a esplorare lo spazio e giocare con cubi di diverse dimensioni in un continuo cambio di prospettive e di spazialità: presto anche lui cambia dimensione e diventa una mano che con un cubo infilato sull’indice ci fa capire perfettamente che il personaggio rimane lo stesso, solo più piccolo. Infine arriva lui: il cubo rosso. Darà filo da torcere al nostro piccolo BoOm (si chiamerà così il nostro protagonista? Ci piace crederlo), che per inseguirlo dovrà allontanarsi dal suo “cubo primario” finché anche lo spazio stesso non si modificherà grazie a teli che scendono e salgono a coprire parzialmente la scena per poi… arrivare fino alle nuvole dove inizierà a volare libero nel cielo: attraverso l’uso delle proiezioni il cubo rosso danzerà per tutto lo spazio bianco in cui il pubblico è immerso, sulle pareti, sul soffitto, finché non crescerà talmente tanto (o forse siamo noi che ci stiamo avvicinando a lui volando a nostra volta verso il cielo?) che riuscirà ad inglobare tutto lo spazio tingendo tutto di rosso. Uno spettacolo visuale, onirico e poetico al tempo stesso, dove l’uso creativo dello spazio accoglie e sorprende e non è mai banale. Gli spettatori si portano a casa un piccolo cubo rosso che l’attrice dona a ciascuno all’uscita dalla tenda. Fuori di lì lo spazio gioco attende ancora i bambini che, se vogliono, possono fermarsi a giocare magari continuando ad immaginare le avventure di BoOm e del suo amico cubo rosso.

Per chiudere questo excursus del tutto non esauriente sulle creazioni di teatro di figura viste ad Avignone ci fa piacere parlare di uno spettacolo per adulti, questa volta, di straordinaria efficacia espressiva: “Cendres” (Ceneri) della compagnia Franco-Norvegese Plexus Polaire, è una creazione del 2014 che arriva per la prima volta ad Avignone dopo una fortunata tournèe mondiale. Fondatrice e ideatrice della compagnia e dello spettacolo è la regista e marionettista Yndvild Aspeli, norvegese formatasi alla Scuola Teatrale Internazionale di Lecoq a Parigi e poi alla Scuola Nazionale dell’arte della Marionetta di Charleville-Mézières. Proprio come la biografia della regista Cendres è lo scontro/incontro di due storie. La prima è una storia ambientata in Norvegia dove, in un piccolo villaggio, seguiamo le vicende di un giovane che dà fuoco alle case, un piromane, figlio del capo dei pompieri del Paese. La seconda è la “cornice” drammaturgica che tutto tiene insieme ed è la storia di uno scrittore che alcuni decenni dopo ha utilizzato questa storia come materiale per un romanzo: “Avant que je me consume” di Gaute Heivoll.

Due intimità sezionate, ciascuno con il proprio demone interiore, ciascuno con la propria forma di ribellione incontenibile: la piromania per il giovane figlio di pompiere, il cui padre morirà proprio nel tentativo di spegnere uno dei suoi incendi, il demone della scrittura, nonostante la disapprovazione paterna per lo scrittore. “The last thing I did for my father was to lie to him. I didn’t even have the time to tell him I was a writer”. Esseri tragicamente ordinari. In fondo per entrambi c’è un fuoco segreto che li consuma, una bestia in agguato che li tormenta. Il linguaggio della figura è usato in maniera straordinaria: un tulle a coprire il boccascena, come spesso avviene nel teatro su nero per ingannare l’occhio dello spettatore nascondendo meglio gli animatori, ma questa volta ha anche la funzione di pagina bianca su cui lo scrittore, che vediamo seduto alla scrivania davanti ad un computer in proscenio sulla sinistra della scena, scrive i tanti inizi poi abortiti del suo romanzo “prima che mi consumi”. Dietro il tulle invece avviene il racconto della storia del piromane. Alcune piccole case bianche sospese a mezz’aria si incendiano. Il padre e la madre, nella loro povera casa, si disperano. Il piromane sa di sbagliare ma… un lupo, enorme, spaventoso, appare dal buio prima proiettato sul tulle e poi reale, un immenso pupazzo con le fauci spalancate salta e distrugge… è l’ossessione, è la psicosi. La morte del padre. Ancora il fuoco che brucia. Solo dopo questo lo scrittore riesce a scrivere il suo romanzo, riconoscendosi nella stessa ossessione, nella stessa psicosi. Le marionette, alte circa 1,40 mt, sono sorprendentemente credibili, animate in modo perfetto da Viktor Lukawski, Aitor Sanz Juanes/Alice Chene e Andreu Martinez Costa. L’atmosfera è cupa, a tratti frenetica a tratti sospesa, c’è il Teatro della Crudeltà di Artaud, dove gesto, spazio, immagine, musica e luci si fondono per creare, andando oltre al testo, una nuova forma di rappresentazione totale.

“My dear, let me put this into words before I burn.”

Ancora una volta la Francia si conferma all’avanguardia nella ricerca artistica sul linguaggio del teatro di figura, con creazioni originali, interessanti sia dal punto di vista drammaturgico che tecnico, capace di sperimentare nuove forme e nuovi materiali, oppure ancora riuscendo ad attualizzare le tecniche tradizionali di questa particolare arte teatrale che parla tanto ai bambini (dalla primissima infanzia in poi) che agli adolescenti, come agli adulti.

 

HOP Là

Cie 1,2,3, Soleil

Inspiré de l’album “Prendre et donner” de Lucie FELIX

aux Editions “Les Grandes Personnes”

Interprétation et mise en scène : Pascale THEVENON

Création décors, marionnettes et lumière, régie: Jacques THEVENON

Création musicale: Céline OTTRIA

Poèmes: Roman THEVENON

Remerciements à Lisa et Getulio Damado

 

GOUTTES DE SONS

Cie SingSong

Création / Conception:  Sylvie Matta, Carole Matras, Jean Noel Godard, Bertrand Antigny

Création lumières: Christophe Renaud

Création costumes: Helène Cogo

 

BOOM

Cie Entre eux deux rives

Conception et mise en scène: Claire Petit et Sylvain Desplagnes

Scénographie et Lumière: Sylvain Desplagnes

Interprète marionnettiste: Cécile Vitrant

Univers sonore: Manu Deligne

Vidéo: François Blondel

Costume: Céline Deloche

 

CENDRES/ASHES

Cie Plexus Polaire

Mise en scène – Yngvild Aspeli

Jeu et manipulation – Viktor Lukawski, Aïtor Sanz Juanes (en alternance avec Alice Chéné) & Andreu Martinez Costa (Spectacle créé avec Pierre Tual & Amador Artiga)

Collaboration mise en scène – Paola Rizza

Conseils dramaturgie – Pauline Thimonnier

Scénographie – Charlotte Maurel & Gunhild Mathea Olaussen.

Création sonore – Guro Moe Skumsnes & Ane-Marthe Sørlie Holen

Marionnettes – Polina Borisova, Sebastian Puech, Yngvild Aspeli, Carole Allemand, Sophie Coëffic

Costumes – Sylvia Denais

Création Lumières – Xavier Lescat (création originale par David Farine)

Création Vidéo – David Lejard-Ruffet

Régie Lumière – Xavier Lescat / Vincent Loubière

Regard extérieur – Philippe Genty & Mary Underwood



Categorie:Recensioni, Reportage, Satura, Scena, Teatro

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