Revolution: Meridiani Perduti fra Brindisi e la luna

Photo Dario Rovere

VINCENZO SARDELLI | Piccole storie di provincia incrociano la grande Storia. Revolution, soggetto di Emiliano Poddi, regia e interpretazione di Sara Bevilacqua, racconta Brindisi, lembo periferico del tacco d’Italia, negli anni tra il Boom economico e l’omicidio di John Lennon. Mentre i Beatles imperversavano di qua e di là dall’oceano, e russi e americani si sfidavano alla conquista dello spazio, a Brindisi nasceva la Montecatini, un petrolchimico tra i più importanti d’Europa, grande quattro volte la città. I favolosi Anni Sessanta, le sbornie del consumismo e di un progresso che pareva inarrestabile. Il Sud contadino e l’industrializzazione: un mix di promesse e incognite, speranze e interrogativi. La Montecatini era una potente concentrazione industriale a vocazione chimica. Benché appesantita da comparti inefficienti e da una situazione finanziaria onerosa, controllava una quota rilevante del mercato dei concimi azotati, delle materie plastiche e delle fibre sintetiche.

Integrarsi, senza soffocarsi o escludesi a vicenda. Con la fabbrica, Brindisi, città portuale tra le più povere del Sud, smarrì la propria vocazione all’agricoltura e al turismo. La Montecatini diede lavoro a migliaia di persone. Chi era partito per il Nord rifaceva le valigie per tornare.

Montecatini fu anche un’ambigua vicenda di speculazione, realizzata con gli aiuti della Cassa per il Mezzogiorno e dell’Iri. Dove pullula l’ambiguità si annidano le insidie. Montecatini vuol dire anche inquinamento, malattie invalidanti, morte. L’8 dicembre 1977, appena dopo mezzanotte, la città fu svegliata da un terribile fragore. Il fuoco illuminò la notte dell’Immacolata. I vetri delle case andarono in frantumi. Fu il terrore. Gli sguardi dei brindisini si volsero al petrolchimico: la cattedrale di cemento bruciava. Il fumo delle ciminiere si confuse con le fiamme. Decine di feriti, sirene di ambulanze e di vigili del fuoco. Tre operai morirono, riuscendo a evitare la distruzione dell’intero stabilimento. Fu il primo passo della dismissione, di un riflusso che avrebbe restituito Brindisi al deserto e alla disoccupazione.

Revolution, cui abbiamo assistito nella campagna tra Ostuni e Martina Franca, in Valle d’Itria, nella Rassegna La Luna nel Pozzo, sotto una luna che più piena non si può, è un fascinoso spettacolo di teatro-canzone datato 2012. Arte civile sotto le stelle. La compagnia Meridiani Perduti parla di lingue di fuoco in un cielo opaco, ma anche di star del rock e viaggi galattici.

Bastano una sedia, un inginocchiatoio, uno schermo, poche diapositive in bianco e nero. Un palloncino bianco d’elio evoca una luna a portata di mano. In tuta blu un ispirato Daniele Guarini accompagnato alla tastiera da Daniele Bove intona brani come Lady Madonna, Help, Hey Jude, Ticket to ride, Hello Goodbye, Revolution, Across the universe, e ti viene il pensiero che lo spettacolo sarebbe riuscito benissimo anche come cover di tributo ai Beatles. Il valore aggiunto è Sara Bevilacqua, vestita con un cappotto anni Settanta, ricordando un altro 8 dicembre tragico, quello della morte di Lennon, nel 1980: la fine di un’epoca. È tutto un flashback, tra ricordi personali, allunaggi e la preghiera alla statuetta di una madonnina insidiata da un serpente.

Si può fare un buon monologo a patto di raccontare con originalità, eludendo il rischio dell’imitazione. Bevilacqua parte in sordina, distratta come sono distratti i ricordi. Si rilassa e si anima. Lentamente entra nel vivo di una favola urbana. Agitata e sognante, l’attrice snocciola parole come versi, balla, aggiunge con la seconda voce acuti, graffi e colori ai brani cantati da Guarini. Intercala il racconto con un italiano infarcito delle storpiature, delle inflessioni e dei modi di dire più buffi del dialetto brindisino. È un affastellarsi di sensazioni contraddittorie. L’attrice trova la parte che le calza a pennello, drammatica e ironica allo stesso tempo. Sono ricordi in carne e ossa di una bambina, poi ragazza ombrosa e introversa stregata dalle stelle, poi giovane donna. È una narrazione dalle sementi autobiografiche. La distanza tra Brindisi e la luna. Lo scarto fra il desiderio di riscatto di una terra e la miseria. Che ritorna, ammantata di dolore.

Revolution
di e con: Sara Bevilacqua
drammaturgia di Emiliano Poddi
voce di Daniele Guarini
al pianoforte Daniele Bove
durata: 1h 05′

Visto a Ostuni, La Luna nel Pozzo, il 28 luglio 2018



Categorie:In evidenza, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

Tag:, , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: