Avvistamenti teatrali nella Calabria che non si arrende. Intervista ad Andrea Paolo Massara

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Foto di Domenico Scordia

RENZO FRANCABANDERA | Ricadi, magica terra di Calabria. In un piccolo borgo con un anfiteatro vista mare, torna Avvistamenti Teatrali, la rassegna dedicata alla nuova drammaturgia e rivolta al grande pubblico, ideata e diretta dall’associazione Avvistamenti con il patrocinio e il contributo del Comune di Ricadi, il sostegno di Baia del Sole Resort e Bergamia Thalasso Spa.
Dopo il successo dello scorso anno (4 serate con una media di 400 spettatori ad appuntamento),
Avvistamenti Teatrali si conferma come un vero e proprio miracolo in una terra, il vibonese, che sale più spesso agli onori della cronaca per questioni legate alla presenza sul territorio di una criminalità invasiva che non fa crescere nulla se non il deserto. Ed è proprio “Crescere” il fil rouge di questa terza edizione che accompagna le sere d’agosto nell’antico sito di Torre Marrana. E’ qui che si è creata e sta crescendo una comunità teatrale proveniente non solo dai paesi limitrofi ma da tutte le parti d’Italia, grazie ai numerosi turisti che in estate visitano l’incantevole Costa degli Dei.
Dal 2 al 23 agosto, appuntamento settimanale fisso del giovedì, la direzione artistica di Andrea Paolo Massara propone 4 titoli che hanno come filo conduttore il percorso di uomini, donne e bambini verso la maturità. Ad inaugurare l’edizione 2018 è stata Emanuela Grimalda in Dio è una signora di mezza età. Il 9 agosto è stato invece il turno di Angelo Colosimo, diretto da Roberto Turchetta, con Bestie Rare, di cui vi diremo in forma più ampia a breve.
Prossimi appuntamenti sono giovedì 16 agosto, quello con il pluripremiato Tindaro Granata in Antropolaroid e il 23 agosto, con Il diario di Adamo ed Eva, il nuovo lavoro di Scena Verticale diretto da Dario De Luca, tratto dal libro di Twain.
Tra le novità assolute del cartellone 2018, dal 20 al 23 agosto, anche il Laboratorio di scrittura creativa diretto da Andrea Paolo Massara, per il terzo anno direttore artistico di Avvistamenti Teatrali. Figlio di emigranti calabresi, lo sceneggiatore negli ultimi anni ha vissuto un momento di grande affermazione personale con il cinema, a partire dal 2007 quando il suo racconto letterario Giganti diventa un omonimo cortometraggio per la regia di Fabio Mollo, di cui è stato co-sceneggiatore insieme al regista e a Josella Porto. Il corto ha vinto il 25° Torino Film Festival. Di lì in avanti, dopo il diploma alla Scuola Nazionale di Cinema – Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si diploma in sceneggiatura, una serie di corti e poi il soggetto del film Il Sud è niente di Fabio Mollo (Toronto Film Festival 2013, sezione Discovery; Berlinale 2014, sezione Generations).

0-3.jpegNel 2015 è co-sceneggiatore del film L’Attesa di Piero Messina, con protagonista il premio Oscar Juliette Binoche, in concorso alla 72a Mostra del Cinema di Venezia, vincitore del Globo d’Oro come migliore opera prima. Nel 2017 è co-sceneggiatore della commedia Non è un paese per giovani, diretta da Giovanni Veronesi. Nel 2019 uscirà il film thriller Tutte le mie notti, scritto a quattro mani col regista esordiente Manfredi Lucibello, prodotto dai Manetti Bros, con protagonisti Barbara Bobulova, Benedetta Porcaroli e Alessio Boni.
Il cambiamento terapeutico della famiglia è il suo primo testo per il teatro, vincitore del Premio Fersen per la nuova drammaturgia.

Lo abbiamo intervistato per parlare di arte, territorio, futuro.

Avvistamenti Teatrali 2018 ha già avuto inizio. Quanto costa la testardaggine e a che serve?

Per Avvistamenti di sicuro è qualcosa di molto utile. Convincere le compagnie a venire per una data secca in un luogo lontano da tutto, lottare con la burocrazia, fare teatro dove non c’è una rete che ti sostiene: abbiamo spesso sbattuto la testa di fronte alle difficoltà, ma lo stordimento dura un attimo, poi siamo di nuovo a lavoro. Si dice che il tratto distintivo dei calabresi sia proprio la testardaggine. In questo senso, noi di Avvistamenti possiamo dire di essere molto calabresi.

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Foto di Domenico Scordia

Al di là della dimensione sempre sfidante di portare l’arte in luoghi in cui l’abitudine alla drammaturgia contemporanea è minore, il senso profondo di questa operazione in cosa trova la sua compiutezza? Come sono stati scelti gli artisti?

In Italia la dicitura “nuova drammaturgia” evoca sempre innovazione, sperimentazioni ardite e in molti casi un linguaggio ermetico. Frequentatissima dagli addetti ai lavori, la nuova drammaturgia è pressocché ignorata dal grande pubblico. Altrove, nei teatri privati, sono continuamente messi in scena nuovi testi, prettamente commerciali, che riempiono i teatri e nessuno si sognerebbe di chiamarli “nuova drammaturgia”. Avvistamenti è nato con l’idea di sparigliare le carte. Esiste un teatro d’autore di nuova drammaturgia che può comunicare con il grande pubblico, ma anche delle proposte che sbrigativamente si bollano come commerciali e invece propongono – attraverso la commedia – spunti appassionanti di critica sociale, che possono mettere in discussione lo spettatore. Cerchiamo proposte che abbiano una narrazione forte, che possa intrigare lo spettatore fin dai primi minuti e portarlo però su un terreno nuovo, inaspettato. Forse potremmo dire che siamo alla ricerca di un teatro che possa dirsi “popolare”, con un linguaggio e una struttura tali da poter arrivare a tipologie diverse di pubblico, mantenendo però la qualità teatrale, performativa e di critica sociale sui temi del presente. Insomma, è un sentiero strettissimo e pieno di ostacoli, che però sembra ripagarci con i risultati. Abituati ai piccoli teatri off, a volte gli artisti che arrivano da noi si meravigliano ed entusiasmano di fronte ad un teatro che può raggiungere le cinquecento presenze in una sera.

Tu che sei drammaturgo per altri media, che storie pensi debba o possa raccontare il teatro oggi per non essere fagocitato dalla digitalita’ dello schermo. Ed è un problema di storie o di modo di raccontarle?

Sia il teatro che il cinema in questo momento sembrano essere retrodatati. Basti pensare che almeno il 50% delle nostre vite ormai si svolge sui telefonini. Quanto sono invece presenti nei film o a teatro? Perché in un film due persone per dirsi una cosa devono sempre vedersi di persona? I nostri più appassionati dialoghi d’amore ormai li scriviamo per chat. Quale sfida stupenda per il linguaggio sarebbe rendere tutto questo al teatro e al cinema? Non credo che il problema sia sfuggire alla digitalità dello schermo, semmai il contrario: il teatro forse potrebbe dismettere il cerone e accendere gli schermi, inglobando dentro di sé tutta la contemporaneità. Abbiamo bisogno di vedere come siamo diventati e dove stiamo andando: il teatro può e dovrebbe farlo. Oltre al linguaggio, la questione potrebbe essere affrontata anche sui temi.  Come hanno detto i più grandi teorici del dramma, il teatro fiorisce nelle epoche di crisi. Viviamo un tempo denso di conflitti, eppure spesso oggi si vedono testi autoreferenziali, che raccontano piccole cose, come una rinuncia degli autori a guardare il presente.

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Che futuro vedi per il teatro?

Un teatro molto emozionante e una narrazione forte. Spero che si andrà in quella direzione, come già fa da tanto tempo una certa drammaturgia anglosassone. Il teatro può avere la forza emotiva delle montagne russe al parco giochi e la capacità di analisi della società di un testo critico. Emozione e coscienza: queste due componenti – spesso ritenute in contrasto dalla critica – potrebbero convivere, trarre forza l’una dall’altra.

E per questa terra?

Ci sono segni positivi, ma tante cose sembrano non allinearsi. La crescita – civile, economica e culturale – appare a volte dietro l’angolo, ma poi non arriva mai. Forse è proprio l’attesa che ci frega. Dovremmo ritenerci responsabili di quanto accade e del nostro futuro, non aspettare a oltranza che qualcun altro agisca per noi. Forse è arrivato il tempo di fare la nostra parte.

 

AVVISTAMENTI TEATRALI – PROSSIMI EVENTI
16 agosto
Antropolaroid
di e con Tindaro Granata
tecnico luci  Giacomo Marettelli Priorelli
produzione Proxima Res
durata 65’
PREMIO ANCT – ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI CRITICI
PREMIO FERSEN – ATTORE CREATIVO
PREMIO MARIANGELA MELATO – ATTORE EMERGENTE

23 agosto
Il diario di Adamo ed Eva
di Dario De Luca
liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Twain
con Elisabetta Raimondi Luchetti e Davide Fasano
spazio scenico, disegno luci e regia Dario De Luca
produzione Scena Verticale
durata ‘50
Spettacolo per tutta la famiglia. Consigliato dai 6 ai 99 anni.



Categorie:Interviste, Novità, Satura, Scena, Teatro

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