Ibsen nostro contemporaneo? Sì, se lo mette in scena un trentenne…

LAURA BEVIONE | Spesso le contemporanee messe in scena dei drammi di Ibsen suscitano nel vostro critico dubbi sulla reale contemporaneità dell’autore norvegese: cosa avrebbe ancora da dirci quella cupa melodrammaticità, manierata e superficiale?  Ma, forse, accanto al diffuso pirandellismo, si è sviluppato da tempo un altrettanto letale ibsenismo, foraggiato dal sicuro appeal – in particolare per abbonati e insegnanti ligi ai programmi – esercitato dal “classico”.

Ci volevano, dunque, la temerarietà e la mancanza di devozione verso i classici di un trentenne per restituire Ibsen a se stesso, liberandolo dalla stucchevole convenzionalità pseudo-filologica che troppo spesso ne soffoca la contemporanea vitalità.

Leonardo Lidi – vincitore della Biennale College registi under 30 2017-18 – smonta e rimonta con spensierata ma coerente arbitrarietà Spettri, uno dei drammi ibseniani più noti e frequentati. Lidi affida a un unico attore – Mariano Pirrello – i ruoli del Pastore e del Falegname; fa di Osvald uno spastico, ma forse solo per conveniente finzione – Christian La Rosa; confonde con irrisolta ambiguità la figura del Capitano – forse ancora vivo – e quella della signora Alving – forse defunta – affidando il ruolo a Michele Di Mauro, con indosso un abito sbracciato nero e ciabattine. Accanto ai tre interpreti maschili – mirabili per misura e convinta e intensa adesione al disegno registico – Matilde Vigna è una Regina appassionata eppure remissiva, pragmatica e sognatrice. I quattro si muovono in una dimensione quasi onirica, suggerita anche dall’essenziale scenografia – una parete grigia, un’austera panchina nera sulla quale siedono per la maggior parte del tempo – così come dagli intermezzi in cui, a coppie variabili, danzano una celebre mazurka.da sin. Christian La Rosa, Matilde Vigna, Mariano Pirrello, Michele Di Mauro.jpg

Un’atmosfera di irrealtà che si nutre di segni: la parrucca che Regina e il Capitano/signora Alving si passano alternativamente, la coroncina sulla testa della prima, la pinna al piede del Falegname, la pioggia che non riesce però a lavare quei caparbi residui del passato che inficiano le vite dei personaggi. Un’ambiguità che resta irrisolta, con un finale che solleva interrogativi ulteriori anziché offrire granitiche risposte, così come, in realtà, avviene nell’originale: ecco allora il fedelissimo tradimento operato da Lidi, a cui la giovane età non impedisce di possedere la chiara consapevolezza della rapace presa di atavici spettri sulle nostre vulnerabili esistenze.

Venezia, Tese dei soppalchi, 21 luglio 2018

www.labiennale.org

SPETTRI

da Henrik Ibsen

Adattamento e regia Leonardo Lidi

Scene e luci Nicolas Bovey

Costumi Graziella Pepe

Suono Gup Alcaro

Interpreti Michele Di Mauro, Christian La Rosa, Mariano Pirrello, Matilde Vigna

Produzione La Biennale di Venezia



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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