Se forma ed emozioni possono convivere: su B.motion-danza a Bassano

LAURA BEVIONE | Eclettico e curioso, intraprendente e scevro da preconcetti: così ci appare il cartellone dell’edizione 2018 della sezione danza di B-Motion – curato da Roberto Casarotto –  capace di affiancare talenti internazionali a coreografi nostrani, coinvolti anche in interessanti progetti site-specific ovvero “laboratoriali”  – benché, in questo secondo caso, in senso assai “lato”.

In un’ampia sala del Museo Civico di Bassano del Grappa, in dialogo involontario con una tela secentesca che ritrae San Giovanni Battista, Chiara Bersani offre il proprio corpo e il proprio mutevole viso all’Unicorno, mitica creatura cui l’uomo nel passare dei secoli ha attribuito virtù e caratteri ognora diversi. Un abito bianco, i capelli legati in una coda di cavallo, lo sguardo intenso a oltrepassare tutto ciò che la circonda – spettatori così come tele appese ai muri – la performer percorre accovacciata a terra il perimetro della sala. Si appoggia sui gomiti, si ferma, muove lentamente i piedi come flessibili pinne, allarga gli occhi azzurri stupiti di qualcosa che hanno inaspettatamente intercettato. Raggiunge il centro della sala e si scioglie i capelli e, poi, suona qualche nota su una tromba e a quella musica rispondono altri suoni da un’altra sala – sono tre giovani musicisti della Filarmonica Bassanese.IMG_0764

La performer, silenziosa eppure capace di articolare un complesso “discorso”, ipnotizza per quaranta  minuti gli spettatori e, allo stesso tempo, ne appare lei stessa ipnotizzata. I volti sono scrutati con gentile e stupita insistenza: lo sguardo della performer è quello di una creatura alla fiduciosa ricerca dei propri simili, come lei “unicorni” che l’umanità crea per capriccio per poi dimenticarsene con sventata leggerezza. Chiara Bersani, con dolce determinazione, invita a rallentare il nostro ritmo e a osservare più attentamente quanto ci attornia così da scoprire quanto affollata sia in verità la nostra supposta solitudine.

Una performance realmente intensa e densa di persistenti emozioni così come Oro. L’arte di resistere, frutto del lavoro compiuto dalla coreografa Francesca Foscarini e dal drammaturgo Cosimo Lopalco con i danzatori di Dance Well, realtà bassanese che coinvolge malati di Parkinson.

Lavorando sul concetto di resistenza – resistere nella quotidianità, ognora più complessa, ma anche riferimento alla storia di Bassano del Grappa, città medaglia d’oro al valor militare conquistata durante l’occupazione nazi-fascista – e raccogliendo suggestioni anche dallo spazio in cui la performance ha luogo e che durante la prima guerra mondiale ospitò Ernest Hemingway, Foscarini e Lopalco creano un vero e proprio spettacolo – non semplicemente un esito laboratoriale. Elegantissimi, a piedi nudi, i ventuno performer danzano a coppie su Summertime e Senza fine, formano cori mobili, si rotolano per terra, si cercano e si allontano, si accusano in dialetto e si abbandonano alla nostalgia. E, alla fine, invitano il pubblico a danzare, trasformando Ca’Erizzo in una gioiosa sala da ballo. Danzare quale concreto atto di resistenza, alla malattia e, in generale, al male che ha insanguinato e ancora ferisce il nostro mondo.440c015d-b8c1-4f06-874b-592bc7646c32

Disegno di Renzo Francabandera

Per resistere, ci suggerisce invece Camilla Monga, si può ricorrere al gioco, magari trasformando oggetti di uso quotidiano – in scena ce ne sono ben tredici – in inconsapevoli ma efficaci ispiratori di movimenti coreografici originali. Un acchiappamosche e uno sturalavandino, un imbuto e una molla di plastica vengono spostati e movimentati, innalzati quali trofei ovvero lanciati e ripresi secondo traiettorie non usuali.

Un serissimo gioco ritmato dalla musica eseguita dal vivo da LSKA mentre i quattro danzatori paiono assecondare la vitalità intrinseca degli oggetti. “Cose” che prendono il comando dello spettacolo e, allora, ci sarà bisogno dell’intervento di quattro giovanissime danzatrici per restituirli alla loro funzione originaria, rimettendoli in perfetto ordine sul palco. Ma la presa di possesso del palcoscenico da parte delle bambine è anche un modo per riflettere sull’atto del giocare e sull’età a cui esso si addice…_D752313

La giovane Camilla Monga, coreografa nata a Garda e formatosi anche all’estero, crea uno spettacolo inventivo e colorato e, allo stesso tempo, non sterilmente concettuale. Così come non freddamente formale è Opus, che il coreografo greco Christos Papadopoulos ha architettato partendo dalla decostruzione dell’Arte della fuga di Bach._D752141

Quattro danzatori in pantaloni e camicia scuri abitano uno spazio vuoto, in bianco e nero, ed eseguono movimenti minimi e precisissimi, correlativi oggettivi delle note sullo spartito. I danzatori non interpretano la partitura ma si fanno essi stessi strumenti musicali e dunque esecutori – solo apparentemente meccanici – della successione di note. La decostruzione della partitura di Bach corrisponde così a una scientifica decostruzione del movimento coreografico che, in tal modo, riacquista la propria implicita e significativa specificità, indifferente a pose e a vezzi. Si è ammirati dalla naturale perfezione tecnica dei quattro danzatori, concentrati sulla musica e sulle risposte del proprio corpo, insensibili alle sirene del virtuosismo compiaciuto.

Uno spettacolo di rara eleganza e concentrazione, che non soltanto conferma il talento di Papadopoulos ma testimonia altresì la raffinata vitalità della scena coreografica ellenica.

Raffinatezza e concentrazione qualificano pure l’assolo del coreografo e danzatore australiano James Batchelor che, con le gambe pressoché immobili per buona parte della performance, compie una sorta di riflessivo studio pratico su potenzialità e reazioni del proprio corpo, a partire appunto dalle braccia. Danza formale e pulitissima, meditativa e scientificamente rallentata: un esperimento tramutato in coreografia, in cui osservatore e oggetto dell’osservazione coincidono e paiono a tratti stupirsi l’uno dell’altro.  49c8d2fa-dc63-4749-86be-84c3c06061ff

Disegno di Renzo Francabandera

Bassano del Grappa (VI), luoghi vari, 23 agosto 2018

www.operaestate.it

SEEKING UNICORNS

coreografia e interpretazione Chiara Bersani

costumi Elisa Orlandini

disegno luci Valeria Foti

produzione Associazione Culturale Corpoceleste, in coproduzione con Santarcangelo Festival, CSC – Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa

ORO. L’ARTE DI RESISTERE

coreografia Francesca Foscarini

drammaturgia Cosimo Lopalco

interpreti i Dance Well Dancers

produzione CSC – Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, Associazione Culturale VAN

QUARTETTO PER OGGETTI

coreografia Camilla Monga

musica LSKA

interpreti Pieradolfo Ciulli, Camilla Monga, Maya Oliva, Stefano Roveda

produzione e coproduzione VAN, P.A.R.T.S. Academy, Biennale di Venezia, Teatro Grande di Brescia, CSC – Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, CND Paris, AIEP Company Milano

OPUS

coreografia Christos Papadopoulos

musica Kornilios Selamsis

interpreti Maria Bregianni, Georgios Kotsifakis, Amalia Kosma, Ioanna Paraskevopoulou

produzione Leon and Wolf Dance Company 

HYPERSPACE

coreografia e interpretazione James Batchelor

musica e fotografia Morgan Hickinbotham

produzione Bek Berger



Categorie:Danza, Novità, Recensioni, Satura, Scena

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