Con “Le Rane” il teatro torna in tv, in prima serata, e vince. Meno convincente la regia televisiva

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Ficarra e Picone ne Le Rane – Foto di Franca Centaro, tratta dal profilo Fb dell’Inda

PAOLA ABENAVOLI / Quando il servizio pubblico si riappropria del senso di questa definizione, e vince, sembra quasi un miracolo. In realtà, dovrebbe trattarsi della normalità: ma, negli anni di una tv fatta solo di apparenza, di reality e talent (quando va bene), di trash innalzato a cultura, di una tv che insegue l’audience e che la Rai ha spesso a sua volta inseguito, senza contrastarla con i mezzi che le erano propri, si è quasi fatto strada un senso di rassegnazione in chi desiderava di più. Ma qualcosa, negli ultimi tempi, sembra essere cambiato: e, adesso, i palinsesti autunnali, dopo alcune esperienze positive maturate già nel corso della passata stagione, sembrano puntare maggiormente sulla qualità. Il dato che salta subito agli occhi è l’idea di portare la cultura in prima serata, addirittura il sabato sera. Un’idea innovativa, per le ragioni di cui sopra.

In attesa del campione di ascolti Alberto Angela, il primo sabato sera della nuova programmazione offre al pubblico un’opera teatrale: teatro greco, per la precisione, ovvero Le Rane di Aristofane, andata in scena per due anni consecutivi – dopo il successo del debutto nel 2017 – a Siracusa, nell’ambito del ciclo di rappresentazioni classiche. Certo, si punta su due nomi “televisivi”, che sicuramente – si pensa – potranno portare pubblico: Ficarra e Picone, interpreti e artefici di questo grande successo. Tuttavia, nonostante i nomi di richiamo, parliamo sempre di un’opera teatrale, genere che sembra ormai sparito dai palinsesti delle reti generaliste, tanto più dalla prima serata, e ancor più dal sabato sera. Un’operazione, dunque, non facile, rischiosa, dal punto di vista della rete ammiraglia della Rai: eppure, un’operazione necessaria, che comprensibilmente – visto il lasso di tempo in cui il teatro è mancato completamente dal piccolo schermo – parte gradualmente, con una commedia, con attori noti. Un’operazione che tenta, quindi, proprio attraverso quei nomi, di avvicinare un pubblico più vasto al teatro, come era agli albori della televisione (e forse Roberto Bolle con la danza non sta tentando la stessa operazione?).

Gli ascolti non ci dicono tantissimo, seppure positivi: uno share dell’11% e oltre un milione e ottocentomila spettatori non sono certo numeri da capogiro, ma il principale competitor ha ottenuto più o meno gli stessi risultati, in una serata televisivamente abbastanza debole; tuttavia, il dato è ugualmente importantissimo, perché attesta un interesse, attesta la mancata omologazione del pubblico televisivo.

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I SeiOttavi – Foto di Franca Centaro tratta dal profilo Fb dell’Inda

La bontà dell’operazione, insomma, va al di là dell’audience: è nell’avere riproposto il teatro in tv (su una rete generalista), aprendo questa strada che, si spera, non venga chiusa nuovamente; nell’avere mostrato una versione teatrale che ha unito sapientemente innovazione e classicità, senza stravolgimenti; ha saputo mostrare a chi non ne aveva contezza la versatilità di due attori che non sono solo “televisivi”, ma sanno tenere con bravura la scena; ha mostrato le novità di una versione che, ad esempio, punta su un coro guidato dai SeiOttavi, ensamble canoro eccezionale; ha parlato di temi attualissimi e di come la poesia possa cambiare il mondo.

L’unica nota non positiva – comunque non di poco conto – riguarda la regia televisiva: che non riesce a rendere la complessità della messinscena, la totalità del racconto teatrale, concentrandosi su troppi primi piani, non fornendo mai nessun – chiamiamolo così – “piano di ascolto” durante i dialoghi e, dunque, non dando allo spettatore la possibilità di notare singoli aspetti o sfaccettature della rappresentazione e, di contro, fornendo inquadrature che rivelano troppo del dietro le quinte, sfondando pareti che invece non andrebbero toccate!

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Una scena della commedia – Foto di Franca Centaro tratta dal profilo Fb dell’Inda

Un aspetto non di poco conto, si diceva, che non inficia la bontà dell’operazione ma che, tuttavia, pone un problema non irrilevante, ovvero la mancanza – forse proprio per la lunga assenza del teatro dalla tv – di un’esperienza, di una capacità di trasportare il teatro in tv, che non è cosa semplice: lasciare intatta la visione del regista teatrale accompagnando però il telespettatore nella fruizione dello spettacolo, attraverso uno stile che sia proprio ma che tenga conto del contesto teatrale…insomma, un lavoro complicatissimo, ma non impossibile (basta guardare a grandi esempi del passato, anche recente, vedi Servillo-Sorrentino). Un lavoro su cui puntare, per il futuro.

P.S. Adesso che si è dato il “la”, perché non pensare di riproporre – dopo due passaggi su Rai5 – in questo momento storico e restando in tema “teatro greco”, Le Supplici nella versione di Moni Ovadia?

 

 

LE RANE

di Aristofane

traduzione Olimpia Imperio

interpreti Salvo Ficarra, Valentino Picone

musiche eseguite in scena SeiOttavi

regia teatrale Giorgio Barberio Corsetti

regia televisiva Duccio Forzano

 

produzione teatrale Inda – Istituto Teatrale del Dramma Antico

 

Teatro Greco

Siracusa

Trasmissione televisiva Raiuno

Sabato 1 settembre 2018

 



Categorie:Recensioni, Satura, Teatro, Televisione, X MEDIA

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