Il volontariato? È uno spettacolo, perché “l’amore non è mai inutile”

GIAMBATTISTA MARCHETTO | L’1 ottobre 2017, nella Basilica di San Petronio a Bologna, ha avuto un’anteprima speciale in occasione della visita di Papa Francesco. Da quel prologo, il progetto #IOSIAMO di Tiziana Di Masi e del dramaturg/giornalista Andrea Guolo ha fatto varie tappe di avvicinamento e il debutto ufficiale è previsto per ottobre 2018 a Matera.

#fotogramma138Il nuovo lavoro della Di Masi – già interprete di “Mafie in pentola” e di “Tutto quello che sto per dirvi è falso” – tocca un tema caldo in questo momento: è dedicato infatti ai volontari. Dopo aver parlato dell’antimafia quotidiana e dell’acquisto consapevole, questa volta a teatro si accendono i riflettori sull’Italia che ha deciso di impegnarsi e di mettersi in gioco, dedicando il suo tempo agli altri per costruire valore, personale e sociale.

#IOSIAMO è il risultato di un viaggio in quest’Italia popolata da 6,6 milioni di volontari. Raccogliendo da nord a sud le testimonianze dei volontari impegnati su vari fronti, dalla lotta alla povertà alla tutela dei più deboli fino alla difesa dell’ambiente, Tiziana Di Masi ricostruisce storie diretta da Paolo Valerio (Teatro Nuovo di Verona, coproduttore con Cikale Operose) e Mirko Segalina, con le scene e i video ideati da Antonio Panzuto. E allora porta in scena storie come quella di Norina Ventre, “Mamma Africa”, o quella di Mario, emiliano, che aiutando i disabili ha fatto del bene ad altri e soprattutto a se stesso, e quella di Alessio, che fa il clown nelle corsie di ospedale in Toscana per far sorridere chi non ne avrebbe motivo.

Tiziana Di Masi

Tiziana, perché il mondo del volontariato ha bisogno di uno spettacolo in teatro?

Perché non c’era! Il fatto più sorprendente, quando io e l’autore Andrea Guolo abbiamo pensato di realizzare uno spettacolo sul volontariato, è stato scoprire che nessuno lo avesse fatto prima o almeno non come lo abbiamo concepito noi: un viaggio nell’Italia che si impegna per gli altri. Il volontariato è il nostro futuro, perché è partecipazione attiva e non lamentela, perché è impegno e non disimpegno, perché è il passaggio dall’IO, che non ci ha resi affatto felici, a un NOI che può cambiare le cose. Uno spettacolo teatrale doveva raccontare questo mondo lanciando, attraverso le storie dei volontari di tutta Italia, un messaggio che va oltre la descrizione e diventa anche una sfida politica.

Dopo Mafie e Tuttofalso, un altro lavoro sul sociale… è questo il focus del vostro progetto?

#IOSIAMO nasce come racconto di storie di volontari che silenziosamente contribuiscono a migliorare il nostro Paese. Il punto di partenza è individuale e sociale, ma l’evoluzione è politica, nel senso più nobile del termine. Perché l’impegno dei volontari è il perno del cambiamento possibile, è azione pratica per il bene comune. E nello spettacolo emergono anche le criticità, gli ostacoli che limitano l’azione dei volontari… #IOSIAMO diventa così un momento di riflessione su cosa siamo e cosa potremmo diventare, se solo la politica fosse intesa come polis, difesa degli interessi di una comunità, e non come affermazione dell’IO. I futuri leader politici non potranno più essere espressi dalle scuole di partito, perché l’unica scuola che conta è quella dell’impegno civile.

L’Italia ha una forte cultura del volontariato, perché?

Perché è un Paese profondamente ingiusto, nel quale però ci sono persone che credono alla giustizia e non si sono rassegnate a subire l’ingiustizia, perciò si mettono personalmente in gioco. Perché ci sono parti dello Stato che dovrebbero occuparsi delle disuguaglianze sociali e invece non lo fanno, per assenza di fondi o per disinteresse politico, perciò devono intervenire le associazioni create dalle persone per rimediare “dal basso”. Certamente un contributo importante arriva dalle associazioni religiose, in particolare quelle legate alla Chiesa cattolica, e dalla cooperazione.

Il volontariato supplisce alle mancanze delle istituzioni?

Non dovrebbe, ma inevitabilmente lo fa. E non dovrebbe perché il volontario non può rappresentare la soluzione a una mancanza strutturale di forze e risorse, nel qual caso finisce per diventare un modo per non creare occupazione nell’ambito sociale. Il volontariato è un valore aggiunto di cui non si può fare a meno, perché è l’aiuto umano, la mano tesa verso gli altri. Quando c’è un terremoto, un’alluvione o un disastro naturale, il contributo dei volontari è di fondamentale importanza per chi è stato colpito: perché è uno di loro, non lo fa per contratto, e diventa quasi uno di famiglia.

Perché il volontariato funziona, oggi?

Il volontariato funziona perché, citando un insegnamento buddista, tutte le volte che accendi un lume per illuminare la strada di un altro, la tua stessa strada ne sarà illuminata. Il volontariato funziona perché fa star bene chi lo fa. C’è però una minaccia evidente al futuro del volontariato, perché l’età migliore per impegnarsi è quella tra i 55 e i 70 anni, l’età in cui un tempo si andava in pensione. Con l’allungamento dell’età pensionabile, rischiamo di consegnare le persone “dal mondo del lavoro alle Asl”, troppo vecchi e troppo stanchi per mettersi a disposizione del prossimo. È quindi fondamentale diffondere la cultura del volontariato tra i giovani ed è per questo che, come per Tuttofalso, puntiamo alla circuitazione di #IOSIAMO anche e soprattutto nelle scuole.

Il volontariato è un mondo complesso: ci sono aree con una visione politica e un progetto, altre che si concentrano sul fare. Chi sono i protagonisti del lavoro?

Il volontariato è l’espressione di un autentico impegno politico. Ed essendo un mondo, è naturale che vi confluiscano molteplici realtà. C’è chi lo fa perché spinto da profonda vocazione di aiuto al prossimo, come Norina Ventre che aiuta oggi gli immigrati così come cinquant’anni fa aiutava i calabresi delle montagne, quando scendevano nella piana di Gioia Tauro per raccogliere le olive, senza distinzione di razza o credo religioso. E poi c’è chi, come gli attivisti della Terra dei Fuochi, è in prima linea per difendere la propria terra avvelenata dai camorristi. O chi come Antonia, transessuale, lotta perché vengano riconosciuti i diritti di tutti coloro che appaiono “diversi” e quindi persone da evitare. Sono solo alcuni esempi di un impegno che si declina in mille modi diversi.

Quali valori vincono alla fine?

Gli stessi valori della nostra Costituzione, di cui il volontariato è una concreta e straordinaria espressione. Integrazione, accoglienza, “rimozione degli ostacoli”, tutela delle libertà personali e sociali, solidarietà, tutela dell’ambiente. Il filo conduttore si chiama impegno.

Il volontariato esiste come concetto o il valore vero sta nelle persone di buona volontà?

Un volontariato “vero” è frutto di un concetto sul quale vegliano le persone di buona volontà. Il volontariato infatti può essere travisato, strumentalizzato, mistificato. Pensiamo ai casi di cronaca dai quali emerge un volontariato “falso”, opportunista e corrotto. E agli attacchi a cui invece è esposto il volontariato “vero”, attacchi che rischiano di danneggiare la stessa idea dell’impegno dei volontari, in una sorta di qualunquismo distruttivo.

Il volontariato deve esser silenzioso?

È normale che i volontari non pretendano un riconoscimento pubblico del loro impegno, altrimenti non sarebbe volontariato. Allo stesso modo, è grave che non si puntino i fari sul loro operato, perché accendere la luce sul volontariato significa far emergere il meglio dell’Italia, creando speranza nelle persone, una fiducia rinnovata nella nostra umanità. Il mondo si è sintonizzato sull’invidia sociale e sull’odio, lo si vede dai social network… è ora di cambiare canale! Mettiamo un like al volontariato, creiamo un seguito contagioso a chi davvero crea valore quotidiano e non a chi lo distrugge.

Donne e volontariato….

Lo spettacolo si apre con la storia di Norina Ventre, “mamma Africa”, e si chiude con la storia di Francesca, anzi di due “Francesche”. Le donne sono madri, danno la vita, ed è nel nostro stesso codice biologico l’atto del prendersi cura. Ma non ne farei una questione di genere né una rivendicazione “femminista” del volontariato, perché gli uomini si impegnano al pari delle donne quando scelgono di dedicarsi agli altri. Alla fine però le storie più belle dello spettacolo, quelle più toccanti, sono storie di donne, di umanità vibrante e intensa.

Portare sulla scena storie è per voi narrazione pura o c’è un percorso drammaturgico? Come si compone?

Il nostro è un teatro che registra la realtà nella sua complessità. Cerca di intercettare una mancanza, una criticità, per poi creare una comunità attraverso la consapevolezza e l’emozione. Il punto di partenza è la raccolta di storie, che si susseguono secondo un percorso disegnato in maniera precisa e mirato a scuotere il pubblico, facendo riemergere interrogativi personali, criticità sociali, risposte possibili. Così quelle parole, quelle storie, entrano nel cuore delle persone perché, in quelle stesse storie, ognuno di noi ritrova una parte della sua vita.

Alla fine dello spettacolo tu inviti gli spettatori ad abbracciarsi e loro lo fanno. Perché lo chiedi e perché lo fanno?

L’abbraccio è l’epilogo caldo e umano di una storia, quella di Francesca, che invocava l’abbraccio di un angelo per il proprio riscatto dalla discesa agli inferi della povertà. Ognuno di noi può essere quell’angelo, ognuno di noi ha bisogno dell’aiuto degli altri. A quel punto mi è sembrato quasi naturale chiedere agli spettatori di abbracciarsi, per rompere quell’isolamento, quella rigidità che spesso ci contraddistingue. Finora, nelle anteprime andate in scena, il pubblico ha accolto con commozione questa ‘necessità’.

Lo spettacolo è in fieri sempre, grazie alle storie locali?

È come se #IOSIAMO cambiasse a ogni data… La chiusura è infatti dedicata a una storia di volontariato “a km zero” ovvero di un volontario della città, del quartiere o della via dove va in scena lo spettacolo. È un modo per dire agli spettatori: ovunque c’è chi fa del bene, anche qui da voi. E anche voi potete farlo, dedicando il vostro tempo magari proprio a quell’associazione di cui forse non sapevate nemmeno dell’esistenza. Questo perché lo spettacolo ti induce a chiederti: cosa posso fare io per gli altri, ora? Come dice il claim scelto per lo spettacolo: l’amore non è mai inutile.

Lo spettacolo #IOSIAMO farà ancora alcune parziali anteprime – il 28 settembre all’ex Mercato Verde di Bologna, il 29 settembre al festival francescano a Bologna, il 4 ottobre al Teatro Ghione di Roma per la Giornata nazionale del Dono e il 6 ottobre al Teatro Nuovo di Treviglio – prima della prima ufficiale a Matera del 12 ottobre

 

@gbmarchetto

 

 



Categorie:Cultura e società, Interviste, Teatro

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