Opera Prima – Atto primo – Intervista a Domesticalchimia e Simone Capula

RENZO FRANCABANDERA | Apre oggi Opera Prima, il Festival di arti sceniche e spettacolo dal vivo che si svolgerà a Rovigo fino a Domenica 16 settembre. Un festival che incrocia codici ed esperienze, in una sola parola Generazioni. E in questa logica abbiamo inteso iniziare a raccontarlo, mettendo a confronto artisti di generazioni diverse che saranno oggi in scena. Abbiamo così intervistato Simone Capula e la compagnia Domesticalchimia sui temi dell’arte e della creatività.  Più ricchi di intenzione di narrarsi i giovani, più sintentico l’uomo maturo. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Che tipo di indagine e di concetti sono alla base del lavoro che viene ospitato ad Opera Prima 2018?

3-2SIMONE CAPULA: Il mio lavoro nella sua estrema semplicità, oserei dire quasi banalità ha come basi due concetti: la completa AUTOPRODUZIONE e AUTODISTRIBUZIONE. L’incontro con lo spettatore in piccolissimi gruppi e in spazi rigorosamente non teatrali, privilegiando le case private. Trovare nuove modalità di produzione, diffusione e di confronto con gli spettatori. Queste modalità dovrebbero far si che si venga a creare nuove dinamiche di incontro tra teatrante e spettatore, nuove relazioni, mi sento di dire un ritorno alle origini del teatro.

DOMESTICALCHIMIA: Siamo partiti da una semplice ma, forse, non banale considerazione, ovvero che tutti noi esseri umani siamo accomunati dal fatto ineludibile di essere “figli” di qualcuno. Madri, padri, nonni, zii, operai, professori, sportivi o qualsiasi altro “ruolo” che ci definisce lo assumiamo in base ad una scelta, ma la condizione di “figlio” non la scegliamo mai.

Questa riflessione, molto generale, è stata il punto di partenza per indagare in maniera più approfondita le dinamiche e le relazioni familiari, facendo innanzitutto un confronto col passato e arrivare a constatare che il concetto di “famiglia” non è nulla di dato, bensì è qualcosa che si evolve, che si modifica, di dinamico insomma.

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ph: Sohell Rahell

All’interno di questa dinamicità abbiamo scavato a fondo, ponendoci quelle che sono diventate le domande-motore del nostro lavoro. Alcuni esempi: come entrano in relazione un individuo che non ha scelto di essere, e quindi si ritrova nel mondo all’improvviso, con altri che sono invece gli autori della sua esistenza? Una volta che si diventa genitori si smette di essere figli? Perché la “classica” famiglia eterosessuale è monogama? È sempre necessario, per divenire indipendenti, uccidere (simbolicamente) i propri genitori? Su questa base di riflessioni teoriche abbiamo iniziato a costruire lo spettacolo, cercando di mettere in luce gli aspetti paradossali e problematici della convivenza familiare. Questo ci ha portato, in modo abbastanza spontaneo, ad adottare un registro ironico, a volte dissacrante, ideale per far emergere la tragicità di tutto ciò che è “classico”.

In che modo questo lavoro si collega al vostro percorso artistico e al processo in atto nel tempo nella vostra dimensione creativa.

DOMESTICALCHIMIA: Questo lavoro è chiaramente “figlio” dei nostri lavori precedenti, delle esperienze che abbiamo fatto come compagnia, dei nostri interessi, delle nostre curiosità morbose, dei nostri studi, delle nostre personalità multiple ecc…

S’inserisce all’interno di una linea artistica che abbiamo pian piano definito (ma che è sempre proiettata verso nuovi orizzonti) improntata sulla ricerca di nuovi linguaggi, sulla trattazione di temi legati alla sfera delle relazioni umane, sul coinvolgimento attivo del pubblico (questo è, ad esempio, un aspetto che abbiamo sviluppato molto in “Una classica storia d’amore eterosessuale”), sulla sinergia di varie forme espressive (scrittura, regia, movimento, sound design).

SIMONE CAPULA: Da anni ho lasciato il teatro, questo è un quasi ritorno, ma un ritorno che cerca di lasciarsi alle spalle il passato e cerca nuove vie creative che sono al momento ancora tutte da scoprire, queto è il primo passo.

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Che manca al sistema artistico italiano, oltre al denaro, per mettere davvero gli artisti in condizione di lavorare e sviluppare creatività?

SIMONE CAPULA: Non sono in grado assolutamente in grado di rispondere a questa domanda, da troppo sto fuori dal sistema e con il cuore in mano spero di starne fuori, intendo dal punto di vista produttivo. Mi auguro che ci siano sempre più possibilità di incontro tra teatranti e spettatori, dialoghi su lavori e non su problematiche economico/organizzative.

DOMESTICALCHIMIA: Manca, secondo noi, un aspetto che andrebbe recuperato dal passato (ma non vogliamo fare i nostalgici), ovvero, la produzione. C’è tantissima produttività, ma poca produzione, e questo disequilibrio è ciò che spesso conduce, secondo noi, ad assistere a lavori mediocri. Al giorno d’oggi, ci sono numerosissime realtà indipendenti, come la nostra, che faticano a trovare una produzione seria. Ci si ritrova, in maniera quasi compulsiva, a compilare bandi di ogni tipo, quasi sempre under qualcosa, mentre la possibilità di avere un contatto “diretto” con un teatro, un ente, o una realtà produttiva è pressoché assente.

Cosa ha, invece, il sistema artistico italiano che ritenete possa aiutare la sua rinascita? Gli anticorpi, le speranze?

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ph: Sohell Rahell

DOMESTICALCHIMIA: Il sistema artistico italiano è senza dubbio un sistema stratificato. Tra una realtà monumentale come il Piccolo Teatro e una compagnia off e indipendente s’intersecano decine di situazioni intermedie. Questo da un lato può essere estraniante, ma dall’altro evita quell’effetto omologante che caratterizza un po’ il teatro europeo. A Berlino gli spettacoli sono tutti belli, ma rischiano di essere tutti belli allo stesso modo. Capita, a volte, di vedere uno spettacolo e definirlo “tedesco” perché magari presenta un’estetica di un certo tipo, un certo livello di sperimentazione e provocazione ecc… Dire di uno spettacolo che è “italiano” è strano, proprio perché non c’è in Italia una poetica condivisa e riconoscibile come possono essere quella tedesca o anglosassone. E questo, forse, è un bene.

Certo è, però, che le nostre istituzioni culturali sono indietro rispetto a quelle europee, a tutti i livelli. Quindi quello che ci auguriamo è un adeguamento istituzionale, mantenendo, però, le nostre specificità.

SIMONE CAPULA: La buona volontà, la generosità e l’urgenza.

 

IL PROGRAMMA DI OGGI
GIOVEDì 13 SETTEMBRE 2018

MOMEC-Memoria in Movimento (ROVIGO)
guida alla memoria Installazione >
SALA CELIO dalle 15 alle 19 <GRATUITO>
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/1-momec13

● SIMONE CAPULA (TORINO)
SULL’ORLODELPRECIPIZIO>
SALA DELLE MAPPE-ACCADEMIA DEI CONCORDI h 15 // CASA PRIVATA h 24 <PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA>
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/2-capula

Stalker Teatro (TORINO)
LABORATORIO >
RIDOTTO DEL TEATRO SOCIALE dalle 15 alle 17 <GRATUITO>
Stalker Teatro
STELI/REACTION >
PIAZZA VITTORIO EMANUELE II h19 <GRATUITO>
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/50-stalker-teatro-laboratorio

● Tim Spooner (INGHILTERRA)
THE TELESCOPE >
SOTTERRANEI DUE TORRI h 16.30•17.30•18.30 <PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA>
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/4-spooner

DOMESTICALCHIMIA (MILANO)
UNA CLASSICA STORIA D’AMORE ETEROSESSUALE >
TEATRO STUDIO h 20.45
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/48-domesticalchimia-una-classica-storia-d-amore-eterosessuale

LENZ Fondazione (PARMA)
FAUST MEMORIES >
EX CHIESA SAN MICHELE h 22.15
https://www.festivaloperaprima.it/spettacoli/9-13-9/33-lenz-rifrazioni-faust-memories

 

 

 

 

 



Categorie:Arte, Cultura e società, Interviste, Novità, Satura, Scena, Teatro

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