Black Narcissus. Autopsia di Mefistofele

DOMENICO COLOSI | Tra i vicoli di Martim Moniz – manifesto urbanistico del meticciato lisbonese a pochi passi dalla swinging Intendente -, lungo un continuo saliscendi tra ostelli low cost, sagre improvvisate e onnipresenti azulejos, si snoda l’anonima Escadas do Monte, scalinata irregolare che limita al solo nome le somiglianze con l’omonimo monumento romano. A metà del percorso un vecchio deposito di ferraglia (latoaria) adibito a sala teatrale, spazio tipically underground che ospita l’attesa performance Black Narcissus di Filipe Viegas, noto artista portoghese animatore delle produzioni di Bomba Suicida.

40956240_2192223454435343_4843781154840510464_nCircondato da vecchie poltrone da cinema di periferia e sedie da bar in ordine sparso, sotto un tetto di plastica e lamiere, Viegas staziona nudo su un tavolo operatorio posto al centro della scena. L’attore compie movimenti lentissimi, assume pose plastiche e prassiteliche: lentamente l’uomo vitruviano lascia il posto all’ambiguità upper class di un David Hockney, la rembrandtiana Lezione di anatomia del dottor Tulp alla monumentalità michelangiolesca della Sistina. Viegas guarda negli occhi gli spettatori con sguardo luciferino, indugiando su un sentimento di straniamento dettato dal luogo sulle orme di un Sade postmoderno; in sottofondo vecchi blues e rintocchi elettronici, con il pubblico intento a muoversi intorno silenzioso tra cumuli di polvere: Viegas è la cattiva coscienza incarnata, il primitivismo sessuale abitualmente soffocato dal contratto sociale, l’istinto irrazionale sublimato dall’arte. L’agnello sacrificale che condanna il mondo.

Per due settimane, in sessioni di quattro ore al giorno, sotto la luce fioca di un pigro riflettore, la scena si ripete con poche variazioni per dar vita ad una performance che può decollare solo in un rapporto empatico con un pubblico libero da pose borghesi: discorsi simili a quelli fatti intorno ai lavori della Abramovic, con la medesima schiera di annoiati detrattori. Ma non vi è traccia di ruffiana furbizia nella performance di Viegas, artista romano di adozione tornato recentemente in Portogallo per presentare questo Black Narcissus (reinterpretazione di un lavoro del 2008) e Male Madonna, che vedrà la luce solo nel corso del 2019. Con un richiamo ad una estetica queer (Derek Jarman su tutti) ad illuminare la via che dal buon selvaggio conduce alla perdizione.

 

Black Narcissus

da un’idea originale di Filipe Viegas

drammaturgia di Filipe Viegas e Jaime Conde-Salazar Pérez

montaggio Luis Gomes

produzione Bomba Suicida con la collaborazione di Divas Iludidas e Principe Felipe

4-14 settembre, Latoaria, Lisbona



Categorie:Performing Arts, Teatro

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