Anghiari, digitaliani veri a Tovaglia a Quadri 2018

MATTEO BRIGHENTI | Siamo in guerra. La trincea è quotidiana. E il nemico dovunque. Invisibile. Semplicemente, perché è il tempo stesso. Lo sviluppo, il progresso tecnologico. Niente granate, pistole o mitragliatrici come 100 anni fa, nel 1918, piuttosto internet, e-commerce, app. Il mondo del tutto e subito, in pronta consegna, direttamente a casa.
Si baratta la qualità con la velocità. Qualità non solo o non tanto dei prodotti, ché pure botteghe e artigiani rifilano fregature, come si scherza da ’Mindo Confezioni, quanto delle relazioni. Sotto i colpi del virtuale cadono genuinità, originalità e immediatezza. Ci amazzon la socialità è l’accusa scanzonata della XXIII “messa in tavola” di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini per Tovaglia a Quadri 2018 (10-19 agosto) ad Anghiari, provincia di Arezzo.

Tovaglia a Quadri

Foto di Tovaglia a Quadri

Il primo atto, come ogni estate, è sedersi alle lunghe e comuni tavolate in Piazzetta del Poggiolino. Tra sconosciuti. Questo fa sì che, fin dall’inizio, la cena diventi più delle quattro portate e il racconto più delle parole: un convivio, propriamente “vivere insieme”, nella piacevolezza dell’incontro con l’altro. Significa scegliere di darsi il tempo di scoprirsi, almeno un po’. Uno strappo nella “coperta di Snoopy” del digitale, gratificante nell’immediato, alla lunga illusoria, fonte della solitudine che invoca sicurezza per sé e l’uomo forte al potere (lo abbiamo visto con l’Antigone di Archivio Zeta).
Dopo il pinzimonio, l’incrocio di piatti e destini prende vita. I personaggi, in piazza, alle finestre, sulle scale, hanno i nomi degli attori medesimi, la gente del Poggiolino. Cambiano soltanto i ruoli, si adattano alla storia che si va a “sporzionare”: Merendelli (anche regista) e Pennacchini giocano con il presente, immaginando già realizzate le sue estreme conseguenze. Il teatro permette di agire in punta di metafora e allora, essendo in guerra, Rossano, fotoreporter locale (Rossano Ghignoni), può aggirarsi in Piazzetta come al fronte. È “scoppiata” la tecnologia e nessuno, o quasi, si è salvato. Anche perché la consideriamo naturale, della serie: “se è così, un motivo ci sarà”.

Ci amazzon @ Tovaglia a Quadri 2018

Ci amazzon @ Tovaglia a Quadri

’Mindo Confezioni (Ermindo Santi) espone il cartello “cedesi attività”, Stefania, ex libraia (Stefania Bolletti), svende libri a un euro sui gradini del suo B&B. L’atmosfera è giocosa, il morale è alto, in fondo sanno che Ci amazzon è uno scherzo tra amici e vicini di casa, ma gli effetti del mercato online sono concreti. Il problema della salvaguardia dei piccoli negozi esiste. Qui e altrove. Non a caso, si dice che “tutto il mondo è paese”.
Peraltro, l’ironia delle signore anziane del borgo, affacciate alle finestre come agli schermi dei loro smartphone, corre sullo sfruttamento delle gambe di Andrea, il runner precario (Andrea Finzi). È di pochi giorni fa lo sciopero e presidio fuori dagli stabilimenti di Amazon nel milanese. La sinistra latita e attorno alla Tovaglia a Quadri si rivela una finzione vera e propria. Lo scrittore Toto Capanno (Fabrizio Mariotti) rappresenta tutta la distanza possibile tra la classe dirigente, l’élite, e le persone comuni, il popolo. Usa paroloni, solidarizza con i bottegai in crisi in Patagonia e poi si dà al miglior offerente per presentare la sua ultimo “fatica” letteraria. Nel partito non va certo meglio: alla Festa dell’Unità i volontari come Pietro, detto Boia (Pietro Romanelli), sono finti, a libro paga.
La risposta creativa a questo stato di cose è rendersi conto che il presente, per certi versi, è già accaduto nel passato. La memoria storica di questa collettività è la prospettiva di cui (si) armano Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini: basta aggiungere una “z” al nome della più grande web company mondiale e viene fuori “amazzon”, com’è scritto in una lettera dal fronte della Prima guerra mondiale e che dà il titolo allo spettacolo. “Qui ci amazzon tutti”. L’ha scritta il nonno di Gnacco (Alessandro Severi), sentinella alpina accompagnata dal fantasma del mulo Pipi, scemo di una guerra che non abbiamo mai smesso di combattere e che consente di celebrare un altro anniversario: i 40 anni della cosiddetta Legge Basaglia.

Tovaglia a Quadri

Foto di Tovaglia a Quadri

Mario, regista del centenario 1918-2018 (Mario Guiducci, sua la ricomposizione degli appunti musicali), “suona la carica” sulle note de La canzone del Piave, l’inno nazionale prima di quello di Mameli. L’unione fa la riscossa: a questioni collettive si reagisce collettivamente. O si vince tutti insieme o si perde tutti divisi. Il privato è pubblico, il personale è politico, quando le conseguenze delle scelte di uno ricadono sulle spalle di ciascuno.
Merendelli e Pennacchini non prendono le parti di nessuno, se non della (auto)critica più dissacrante. Così, il “male” della tecnologia diventa chiaro, al di là di ogni pur ragionevole uso egoistico, per un paradosso. Genio (Andrea Valbonetti), il riparatore che non ha più niente da riparare (ciò che si rompe, si butta e poi ricompra), ha installato sulla via una “macchina dei desideri”, a cui gli stessi spettatori possono rivolgersi tramite whatsapp, collegandosi alla wi-fi gratuita di Tovaglia a Quadri. Si chiama H.A.L.D.O. ed è una sorta di intelligenza artificiale alla maniera di HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick.
Lo stupore di fronte a efficacia ed efficienza di un tale ritrovato dell’ingegneria elettronica si muta in livore quando H.A.L.D.O. fa da “bocca della verità” e rivela altarini e scheletri nell’armadio del buon vivere civile. Eccolo, il paradosso: il santo ora è un mostro, perché non “getta la croce” addosso soltanto a te, ma anche a me. Bisogna neutralizzarlo e l’unico modo è non dargli più informazioni: spegnere i cellulari. A guidare la rivolta è il futuro della comunità, cioè Gabriele, figlio di ’Mindo (Gabriele Meoni), commesso del ’99 al pari dei “Ragazzi del ’99”, i 265 mila giovani di 18 anni, a volte nemmeno compiuti, invitati a “resistere, resistere, resistere!” sul fiume Piave, come li esortò il Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando.

Ci amazzon - Tovaglia a Quadri 2018_ ph. Matteo Brighenti

Foto di Matteo Brighenti

Allora, quei soldati-ragazzini contribuirono “alla vittoria” e all’indipendenza dell’Italia. Furono italiani veri. Oggi, la conquista è meno decisiva, spegnere H.A.L.D.O non è sufficiente, perché ormai siamo “digitaliani veri”, canta in coro la gente del Poggiolino, riadattando la celebre canzone di Toto Cutugno.
Il domani, in definitiva, appartiene non a chi ostacola il cambiamento, ma a chi sa interpretarlo, facendosi forte della propria identità, unica e irripetibile. Riprova ne sono Tovaglia a Quadri, cena e spettacolo che mettono a sedere ogni anno 1.400 persone (45 euro a testa), in un borgo che ne conta poco meno di 6.000; la stessa ditta di famiglia che fornisce le tovaglie, la storica Busatti, ufficialmente attiva ad Anghiari dal 1842, con negozi nei cinque continenti, di proprietà e in franchising.
Qui ci salvan tutti il coraggio e il rischio di pensare e pensarsi glocalmente, che vuol dire fare di tutto il paese un mondo. Stringiamci a tavola, ché da mangiare e bere ce n’è in abbondanza.

Ci amazzon

una storia di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
assistenza tecnica Stefan Schweitzer
oggetti di scena e costumi Armida Kim, Emanuela Vitellozzi
appunti musicali ricomposti da Mario Guiducci
regia Andrea Merendelli

La gente del Poggiolino

Katia, Titolare Osteria del Poggiolino: Katia Talozzi
Elisa, Figlia di Katia: Elisa Cenni
Stefania, Ex libraia: Stefania Bolletti
Marta, Donna alla finestra: Marta Severi
Ada, Donna alla finestra: Ada Acquisti
Maris, Donna alla finestra: Loredana Chini
Toto Capanno, Élite: Fabrizio Mariotti
Sergio, Maître dell’Osteria: Sergio Fiorini
Mario, Regista del centenario 1918-2018: Mario Guiducci
Gnacco, Sentinella alpina: Alessandro Severi
Rossano, Fotoreporter locale: Rossano Ghignoni
Genio, Riparatore: Andrea Valbonetti
’Mindo Confezioni: Ermindo Santi
Gabriele, Figlio di ’Mindo, commesso del ’99: Gabriele Meoni
Andrea, Runner precario: Andrea Finzi
Pietro detto Boia, Volontario del popolo: Pietro Romanelli

promosso da Associazione culturale Tovaglia a Quadri
in collaborazione con Teatro di Anghiari, Proloco, Rete Teatrale Aretina
con il contributo di Regione Toscana, Comune di Anghiari
sostengono l’iniziativa Biokyma, Busatti, Estra Energie, Coingas, Vimer, Amedei, Gruppo alimentare Valtiberino, Ecosanit, Verretta, OpenCom, Coldiretti, Strada dei Sapori, Confesercenti

Piazzetta del Poggiolino
Anghiari, Arezzo
19 agosto 2018



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