A spasso con Kepler-452: Lapsus Urbano – Dissenso Unico

41990634_10217789806483127_8611129559821058048_nMARTINA VULLO | 1506: Papa Giulio II Della Rovere, con l’alleanza della Francia, occupa la città di Bologna e, come in ogni storia di occupazione che si rispetti, distrugge i simboli e le architetture legati al potere precedente: quello di Giovanni II Bentivoglio, costretto a fuggire insieme alla famiglia. Il suo palazzo sarà “guastato” dagli abitanti della città, autorizzati ad appropriarsi dei materiali riciclabili della demolizione.
La mole di scarti non più utilizzabili viene accumulata nel vecchio parco del palazzo e su questa collina di macerie, per molto tempo adibita a discarica, sorge oggi un parco per bambini dalla forma collinare: è l’attuale Giardino del Guasto.

Da questo luogo, emblema della lotta tra forze e visioni di segno opposto, ma anche, con i suoi cambiamenti nel tempo, dell’influenza dell’uomo sull’ambiente, ha inizio un atto di osservazione, riflessione e riscoperta di un territorio (il centro universitario di Bologna), che prende il nome di Lapsus Urbano – Dissenso unico.
Ad opera della giovane compagnia bolognese Kepler-452, questa performance costituisce il secondo capitolo di un’azione inaugurata lo scorso anno, all’interno del Festival 20 30, col nome Lapsus Urbano – rimozione forzata, nel quartiere periferico della Bolognina.
Al trio Borghesi-Baraldi-Aiello non sono mancate altre occasioni per rivolgere il proprio sguardo alla città di Bologna (risale a qualche mese fa l’esordio al teatro Arena del Sole, di un atipico Giardino dei Ciliegi che ha avuto come protagonisti, in scena insieme agli attori, Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi: coppia sfrattata dopo più di 30 anni di comodato d’uso, dalla casa in cui viveva, in occasione dell’operazione di “riqualificazione” del territorio, da parte del comune), ma ciò che in particolare accomuna i due Lapsus è il carattere itinerante delle performance, l’utilizzo dell’audio-guida e la scelta di operare un focus su uno specifico quartiere della città.

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Dalle cuffie con luci led colorate, distribuite a ogni partecipante a inizio performance, provengono indicazioni sulle direzioni da intraprendere, ma anche pensieri, descrizioni e musica. Quest’ultima, in particolare, influenza la percezione emotiva dei luoghi visitati, ma anche del sé del partecipante che, se da un lato osserva ciò che gli è indicato, dall’altro partecipa attivamente alla performance divenendo egli stesso attore.
Un’esperienza molto simile, a Bologna, era stata proposta due anni fa, in piazzetta Pasolini, davanti alla sede dei laboratori delle arti, quando all’interno della programmazione dell’ente universitario “La Soffitta”, era stato ospitato il teatro partecipativo di Roger Bernat con la performance Domini Públic: anche in quell’occasione il pubblico, seguendo le indicazioni di un’audio-guida, aveva impersonato dei ruoli, costituendo delle comunità temporanee ed eseguendo un gioco che, spostandolo come una pedina, portava il singolo individuo a ragionare sulla propria marginalità e sulla relativa libertà di movimento a lui concessa all’interno di più ampie organizzazioni.

Rispetto alla performance di Roger Bernat, in quella di Kepler-452 il partecipante è attore in senso più ampio.
Chi lo osserva, qui, non sono solo gli altri partecipanti che hanno accettato le stesse regole del gioco, ma anche i passanti che, ignari di cosa stia accadendo, nell’osservarlo aggirarsi dentro alle biblioteche a controllare libri e appunti, correre in gruppo sotto i portici in una sorta di mini-maratona o andare in giro con manifesti arrecanti generiche scritte pseudo-rivoluzionarie, diventano a loro volta e inconsapevolmente spettatori.

In Lapsus Urbano come in Domini Públic la dialettica individuo-comunità emerge sin dall’inizio ed è spesso oggetto delle riflessioni che vengono proposte in cuffia, tuttavia la performance abbraccia più ampi scopi, aprendo una finestra sul cuore pulsante del quartiere universitario: sui corpi dei ragazzi che lo attraversano, sulle azioni e le opere di chi lo popola, sui contrasti e i dissensi delle diverse comunità che vi convivono. Il tutto osservato attraverso una lente continuamente capovolta e che gioca con la mutevolezza delle prospettive, a cui si mescolano i bagagli individuali dei singoli partecipanti che, per lo più, i luoghi girati, li vivono e conoscono.
Ciò che nel complesso risulta è un viaggio atipico e relativamente impersonale, fra le risorse, le bellezze e le contraddizioni di una città.
IMG_6329Fra monumenti storici e giovane movida, fra le mostre ufficiali di antichi palazzi e la street art dei vicoli più nascosti. Un collage di diverse visioni dietro cui permane, però, un tema profondo e antico: l’umanità che si stanzia, che dà forma e che trasforma un territorio, fisicamente, conferendogli un humus, cercando di combattere e abbattere ciò che non lo rappresenta: un po’ come Papa della Rovere fece con i Bentivoglio, e come accade oggi, in più piccola scala, nelle lotte fra autorità e commercianti o fra residenti e studenti.
Un viaggio condotto, per usare parole già sentite (… in cuffia!), con passo «leggero come la seta, morbido come il velluto, cauto come la penombra».

 

LAPSUS URBANO – DISSENSO UNICO
regia Enrico Baraldi
drammaturgia Riccardo Tabilio, Enrico Baraldi, Nicola Borghesi
sound Design Alberto Bebo Guidetti (Lo Stato Sociale)
voce Nicola Borghesi
organizzazione Michela Buscema
25/09/2018 – Centro universitario di Bologna

 



Categorie:In evidenza, Novità, Performing Arts, punti di vista, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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