Castel dei Mondi si fa: XXII edizione del Festival Internazionale di Andria

MONICA VARRESE | Multidisciplinarietà, innovazione, internazionalizzazione e partecipazione/accessibilità. Queste le parole chiave della XXII edizione del Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi – la cui direzione artistica è affidata a Riccardo Carbutti – sostenuto e voluto dal Comune di Andria e dalla Regione Puglia e organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese.
Un’edizione con non poche difficoltà di genesi di carattere amministrativo, come ha raccontato il Sindaco di Andria Nicola Giorgino nella conferenza stampa, tenutasi a meno di una settimana dal debutto.

Filo conduttore e tema principale del Festival “Il tempo delle città”, che induce ad una riflessione sulla connessione tra il tempo e la comunità, con il suo risveglio, perché: «un festival funziona solo se desiderato socialmente», evidenzia Carbutti. La scena internazionale si alterna a quella nazionale: dal teatro classico a quello sperimentale, dalle esibizioni acrobatiche a quelle di danza, che hanno animato la città di Andria, in particolar modo il centro storico dal 21 al 30 settembre, con qualche appendice che avrà luogo anche ad ottobre.

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Tra gli ospiti più attesi del festival, l’artista francese Olivier Grossetete, noto in tutto il mondo per la realizzazione di megastrutture monumentali partecipate, utilizzando solo cartone, nastro adesivo e la manodopera dei volontari. A questo link è possibile visionare il time-laps di una structure monumentale realizzata nel 2015 al Festival di Terni.
Oltre 1300 cartoni, 25 metri di nastro adesivo per un peso complessivo di una tonnellata e mezzo di materiale, lavorato in un laboratorio di quattro giorni da 50 studenti dell’Istituto professionale per i servizi commerciali Lotti di Andria e da 10 ospiti della struttura “Migrantes Liberi”, sotto la guida di Lionel Pudu, collaboratore di Grossetete. Questi sono i numeri che hanno portato alla realizzazione in Piazza Catuma dell’opera Structure monumentale: una riproduzione in scala, alta più di dieci metri, di Castel del Monte. L’edificio è stato assemblato partendo dalla parte superiore, che viene poi sollevata e poggiata sulle basi. Quello a cui si assiste è un vero e proprio lavoro di squadra, che coinvolge tutta la città. L’idea che sta alla base di questo gesto artistico collettivo parte dalla necessità di creare un momento di condivisione, che coinvolga i cittadini nella realizzazione di qualcosa di profondamente legato alla bellezza, nel suo essere caduca, fugace. Difatti ogni costruzione di Grossetete prevede la fase finale dell’abbattimento: la struttura viene distrutta dal pubblico, che la fa cadere e in seguito schiaccia i pezzi di cartone, epilogo che incarna la forza e il potere del popolo: «che insieme può costruire il potere, e sempre insieme può anche distruggerlo», afferma Grossetete.

Ripercorriamo qui di seguito alcuni appuntamenti del Festival, tralasciando quelli su cui l’occhio di PAC si è già posato (come su Questo lavoro sull’arancia di Marco Chenevier, o  su La chiave dell’ascensore di Florian Metateatro/Accademia degli Artefatti).

Ad aprire il festival, la prima nazionale di Epicycle, spettacolo circense aereo della compagnia francese CirkVost, nata nel 2007 in seguito alla dissoluzione del collettivo Les Arts Sauts. Con questo spettacolo, il primo della loro intensa produzione, girano il mondo da undici anni, eseguendolo per la prima volta in Italia in occasione del festival.
A questo link proponiamo un breve estratto del lavoro.

epicycle

Una scenografia mastodontica – due grandi ruote di metallo di circa 15 metri di diametro – fa da spazio scenico agli 8 acrobati, che tra lanci e voli coreografici, sorprendono gli spettatori che restano per un’ora con il fiato sospeso. Le due ruote, trovandosi a specchio, consentono al pubblico di assistere allo spettacolo da entrambi i lati, comodamente stesi su delle sedie a sdraio, anch’esse di metallo. Quello a cui si assiste è un grande lavoro d’ensemble, impreziosito dalla presenza del musicista Nicolas Forge, scenicamente fuori dallo spazio di gioco degli acrobati, ma incredibilmente percepibile nella sua navicella metallica, circondato da strumenti elettro-acustici che seguono, dal vivo, il ritmo della scena. Le suggestioni e i rimandi sono molteplici, lo spazio scenico diventa una nave, nella quale la ciurma – forte il richiamo immaginifico dei bambini sperduti di Peter Pan – condivide un linguaggio universale, quello del movimento, che diventa necessità espressiva: lanciarsi, afferrarsi, guardarsi, lasciarsi cadere. Nonostante sia un lavoro elettrizzante, pecca un po’ dal punto di vista drammaturgico. Inglobare la partitura dei movimenti all’interno di una storia con un inizio e una fine, toccherebbe ulteriori corde emotive che amplificherebbero l’efficacia scenica del tutto.

Andromaca sacchi di sabbia foto rece

Passando alla prosa, tra le differenti proposte di confronto con i classici del teatro antico e contemporaneo il gruppo pisano I Sacchi di Sabbia presenta in prima regionale Andromaca da Euripide, letta e rivista con Massimiliano Civica. La compagnia, nota per la sua ricerca tesa alla reinvenzione di una scena popolare contemporanea, caratterizzata da elementi ludici e spiazzanti, si misura con la storia di Andromaca, un tempo regina di Troia, ridotta in schiavitù dopo il lungo conflitto fra Atene e Sparta. Il riadattamento drammaturgico fa ampio ricorso al turpiloquio, la cui efficacia, in ultima analisi, pare blanda in termini di aumento del senso profondo di rilettura dell’opera. C’è da dire che con Euripide entra nella tragedia l’immediatezza della lingua corrente, incastrata in un gioco espressivo che ha alleggerito il genere dalla pomposità, rendendolo di più facile fruizione, senza per questo cadere nella banalità. A ragion di ciò, la proposta elaborata da I sacchi di Sabbia, pur varcando i limiti nella dimensione della ricerca (cosa a volte positiva quando evita sovrastruttura di pensiero), perde dall’altro lato la profondità delle tematiche come il dramma delle donne prigioniere, l’orrore della guerra, l’oscenità del potere, il matrimonio come merce di scambio, prediligendo una accessibilità per alcuni versi troppo basica. Pur nella chiarezza del tentativo di esasperare la dimensione comica per arrivare al grottesco, l’operazione soffoca il senso profondo della storia della stirpe, metafora della precarietà conflittuale della condizione umana e specchio di una realtà indecifrabile e contraddittoria, divisa da odi, gelosie e conflitti.

4.48 PSYCHOSIS_(Adagissimo)

Concludiamo la nostra analisi con il lavoro della compagnia Frattaroli/Pascale, in collaborazione con Florian Metateatro, che portano in scena Psicosi delle 4 e 48, ultimo testo di Sarah Kane, capofila della cosiddetta new angry generation britannica, morta suicida, impiccandosi al lavandino con i lacci delle sue scarpe.
Un’opera molto controversa – il titolo allude all’ora notturna in cui secondo le statistiche è il momento di maggior attrazione verso il suicidio – la cui grandezza risiede nel mettere in scena gli ultimi, i perdenti, che di fronte alle aberrazioni del XX secolo, con i suoi deliri psicotici e squilibri cronici, cercano di sopravvivere nella continua alternanza tra affermazione e rifiuto di sé. La proposta portata in scena dalla compagnia è concepita come una messa in concerto dell’opera, una “sinfonia per voce sola” – come direbbe la Kane – affidata a Mariateresa Pascale.
Nello spazio scenico domina un’atmosfera cupa e claustrofobica, che in alcuni punti respira grazie a un disegno luci coerente e ponderato, creando nel buio spiragli di luce e squarci, che trasformano lo spazio in una finestra attraverso cui scorgere l’opera. L’apparato scenico, implementato da videoproiezioni elaborate dal regista Enrico Frattaroli, costituiscono a nostro avviso la parte più interessante dell’operazione, in quanto seguono un filo drammaturgico che incastra il tessuto poetico – declinato nelle forme liriche, narrative, dialogiche e grafiche – a quello musicale, attraverso una partitura digitale pensata in risonanza con i Lieder di Gustav Mahler e il rock graffiante di P. J. Harvey. Nonostante l’efficacia di questa rielaborazione estetica, che stimola l’occhio dello spettatore, immerso nella scrittura estrema e visionaria dell’autrice, gli interventi musicali del soprano Patrizia Polìa, affiancata dal pianista Diego Procoli, se all’inizio risultano attraenti, a lungo andare appiattiscono l’azione e la soffocano, risultando profondamente dissonanti e ridondanti, non efficaci allo sviluppo dell’azione. Stesso tipo di analisi coinvolge l’acting monocorde di Mariateresa Pascale, che non vediamo entrare in un vero e proprio processo che le consenta di attraversare il testo e veicolarlo nella sua esplicita tessitura poetica e ritmica. Nel complesso è come se l’efficacia dello spettacolo risiedesse eminentemente negli elementi esterni e non viaggiasse dentro. Impossibile non farlo con Sarah Kane.

 

STRUCTURE MONUMENTALE – Castel del Monte

di Olivier Grossetete
con la collaborazione di Lionel Pudu
direttore tecnico Laurent Marro
con la partecipazione di 50 studenti dell’Istituto professionale per i servizi commerciali Lotti di Andria, 10 ospiti della struttura Migrantes Liberi e i cittadini volontari

Piazza Catuma, Andria
dal 28 al 30 settembre 2018

EPICYCLE

regia CirkVOST & J.P. Zaccarini
con Benoit Belleville, Sébastien Lépine, Arnaud Cabochette, Théo Dubray, Antoine Fressynet, Jerome, Hosenbux, Océane Peillet, Jean Pellegrini, Tiziana Prota, Cécile Yvinec, Elie Rauzier
musica Nicolas Forge e Antonin Chaplain
luci Simon Delescluse e Wilfried Shick
costumi Solenne Capmas
struttura, design e concept Patrick Clody – Side Up Concept
tent Design Abaca – Lightweight Structures Engineers

Largo Appiani, Andria
22 settembre 2018

ANDROMACA
da Euripide

Uno spettacolo di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano e Giulia Solano
testo Giovanni Guerrieri
Produzione Associazione Teatrale Pistoiese/I sacchi di Sabbia e Lombardi-Tiezzi

Biblioteca comunale, Andria
23 settembre 2018

 4.48 PSYCHOSIS DI SARAH KANE IN FORMA DI “SINFONIA PER VOCE SOLA”

di Enrico Frattaroli
con Mariateresa Pascale
edizione digital-live con Patrizia Polia soprano, Diego Procoli piaoforte
elaborazioni musicali e video/scena/regia di Enrico Frattaroli
Produzione Frattaroli-Pascale, in collaborazione con Florian Metateatro e con il sostegno del Festival Castel dei Mondi

Teatro Comunale di Corato
30 settembre 2018



Categorie:Novità, Satura, Scena, Teatro

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1 reply

  1. Critica scritta in modo eccellente ed equilibrato, complimenti all’autrice di questo testo.

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