Sul nostro bisogno di essere umani: due serate a Incanti

LAURA BEVIONE | Ha scelto come titolo Figure in viaggio la XXV edizione del festival Incanti ma, nelle due serate cui abbiamo partecipato, un’altra tematica ci è parso percorresse gli spettacoli proposti e il dialogo – con Giuliano Scabia – in cartellone. Un itinerario, certo, ma alla ricerca/riscoperta della propria umanità, di quei sentimenti e atteggiamenti che definiscono la – presunta – superiorità dell’essere umano rispetto alle altre specie animali.

Non è dunque un caso che sia proprio un cagnetto, bruttino e discolo ma pure intraprendente e spontaneamente empatico, a restituire la voglia di vivere a un abitudinario e malinconico capostazione, segnato da un tragico abbandono infantile.
Mr Train, ispirato alla storia Il cane blu di Tonino Guerra, è il divertito, e allo stesso tempo commuovente, racconto di un’amicizia inedita e inizialmente diffidente, i cui protagonisti si avvicinano l’uno all’altro con titubanza eppure curiosità, a passi brevi ma convinti.

Lo spettacolo, creato dalla compagnia spagnola Trukitrek Puppet, utilizza la tecnica dell’humanette – i personaggi sono per metà umani e per metà pupazzi – e le suggestioni del cinema d’animazione per disegnare un universo immaginario – la stazione affidata al protagonista è quella di Nowhere – eppure concretamente reale, in cui sussistono guerre e accalappiacani, fabbriche e ristoranti cinesi.

trukitrek_apaisadaUn microcosmo – racchiuso, appunto, in una scatola scenica di dimensioni medio-piccole – animato da una canzone malinconica e da un pupazzetto, un vaso di fiori e un uomo con cappello da capostazione. Un luogo pervaso da nostalgica emarginazione e che soltanto l’arrivo del cagnolino vagabondo rivitalizza, permettendo all’austero e solitario protagonista di riscoprire in sé emozioni e sentimenti, ritornando a essere pienamente “umano”.

Sipari che si susseguono veloci, alternando proiezioni video e scene dal vivo, dispiegano un piccolo apologo, tenero e divertente eppure amaro e ammonitorio, che lascia nello spettatore lacrime di commozione e una riflessione tutt’altro che effimera sul perché ci si ritrova, troppo spesso, soli.

E di solitudine e di umanità violata e repressa sa molto Giuliano Scabia, cui Incanti ha dedicato un omaggio che celebra altresì i quarant’anni della Legge Basaglia.  Nel foyer della Casa Teatro, i performer di T.Urbano hanno rievocato -– senza retorica ma con  consapevole e sincera partecipazione – angosce e sofferenze dei detenuti nelle cliniche psichiatriche; nella sala grande, poi, le ombre e le musiche hanno riportato in vita Marco Cavallo e le sue performance con gli – ormai ex – detenuti, mentre Silvia Elena Montagnini ha letto pagine tratte dagli scritti di Scabia. Lui stesso, in dialogo con Alberto Jona e Maria Paola Pierini, ha rievocato gli anni esaltanti e difficilissimi, magnifici e faticosi che coincisero con la chiusura delle arretrate – e troppo spesso disumane – cliniche mentali e con la nascita di una nuova psichiatria che rimetteva al centro, appunto, l’essere umano.Marco Cavallo_Giuliano Scabia_2

Un incontro denso, pervaso dalla candida, ma tutt’altro che ingenua, umanità di Giuliano Scabia e che ha ben introdotto lo spettacolo in cartellone per quella serata, ovvero Babylon dell’olandese Neville Tranter, vero maestro del teatro di figura.

Su una spiaggia dell’Africa settentrionale alcuni personaggi – i grotteschi e umanissimi pupazzi di taglia umana costruiti, mossi e fatti parlare dallo stesso Tranter – attendono di imbarcarsi su una nave illegale diretta a Babilonia. Fra i potenziali passeggeri uno strano individuo che si accompagna a una pecora e che tanta preoccupazione sta suscitando nel proprio genitore, benché questi sia l’essere più potente dell’intero universo, visto che ne è stato il creatore… Ma ci sono pure un’anziana alla ricerca del figlio e un giovane che ha perduto il padre. E poi un cagnolino – di nuovo – e un capitano senza troppi scrupoli.

In questa parabola che mescola Dio e il suo irrequieto figlio Gesù, l’antica Babilonia, incarnazione del Male, e la contemporanea tragedia della migrazione e dei troppi morti nel mar Mediterraneo, Tranter racchiude l’ansia e la preoccupazione generate in lui dall’indifferenza e dalla passività della nostra società occidentale, che pare incapace di indignarsi di fronte a ingiustizie lampanti ma altresì di agire per modificare il proprio destino, non necessariamente predeterminato.

L’umor nero che attraversa lo spettacolo, stringente e coinvolgente, non scompare neppure dopo il finale, solo apparentemente lieto. E si vorrebbe che la troppa umanità che contraddistingue Dio – si arrabbia e si dispera – contagiasse pure molti dei nostri simili che pare abbiano dimenticato cosa significhi appartenere alla razza umana…

 

www.festivalincanti.it

MR. TRAIN

regia Josip Piris
montaggio video/audio Lu Pulici
interpreti Kiko Lozano, Magda Maňé, Lu Pulici
produzione Trukitrek Puppet Company, in coproduzione con 225 Productions

 

OMAGGIO A GIULIANO SCABIA (da Marco Cavallo alla Legge Basaglia)

ideazione Alberto Jona, Bobo Nigrone
ombre Elena Campanella, Alice De Bacco
interpreti Silvia Elena Montagnini, Claudia Appiano, Marta Barattia, Federica Brambini, Antonio Calianno, Vincenzo Di Francesco, Giulia Miniati, Francesca Savini, Marzia Scala
produzione Onda Teatro, Controluce

 

BABYLON

testo, burattini, creazione e recitazione Neville Tranter
assistente Wim Sitvast
paesaggio sonoro Ferdinand Bakker
produzione Stuffed Puppet

Caffè Müller e Casa del Teatro Ragazzi e Giovani
Torino, 4 e 6 ottobre 2018



Categorie:In evidenza, Recensioni, Satura, Teatro

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