Love Sharing Festival, teatro e cultura non violenta a Cagliari: intervista a Maria Virginia Siriu

ELENA SCOLARI | Si terrà quest’anno, dal 19 al 27 ottobre a Cagliari, la quarta edizione di Love Sharing, festival dedicato alla cultura nonviolenta, organizzato da Theandric, con prospettive teatrali e artistiche ma anche sociali e politiche, il focus del 2018 è infatti centrato proprio sulle migrazioni. Abbiamo intervistato la direttrice artistica Maria Virginia Siriu, fondatrice della compagnia con Gary Brackett nel 2001. M.V. Siriu è laureata in filosofia, si forma teatralmente al Centro di Ricerca per il Teatro Contemporaneo Akroama di Cagliari. Nel 1997 incontra il  Living Theatre e conosce Judith Malina con cui collaborerà come direttrice di scena e assistente di regia.
Abbiamo parlato con  Maria Virginia Siriu per conoscere meglio questa iniziativa, il gruppo che la ha ideata e scoprirne gli aspetti più interessanti.

Partiamo da una curiosità banale ma che veicola senz’altro un senso significativo: quale origine ha il nome della vostra compagnia, Theandric?

Theandric, deriva dal greco e significa divino-umano. È anche il titolo dell’autobiografia di Julian Beck, fondatore insieme a Judith Malina, del Living Theatre, uno dei gruppi storici che ha rivoluzionato il teatro del ‘900.

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 Maria Virginia Siriu, direttrice artistica Love Sharing

Proprio in Theandric Beck parla della nonviolenza come strumento capace di rivoluzionare la storia, in quanto costruisce il nuovo e pone le condizioni perché il vecchio – ciò che non ci consente di essere liberi e di realizzarci in quanto esseri umani – muoia. Il ’68, di cui lui e il Living sono stati protagonisti, è andato contro il sistema ma ha fallito per mancanza di una reale alternativa. Chi negli anni ’60 era in piazza, ora (a partire dagli anni ’80) è seduto dietro lo sportello di una banca, in giacca e cravatta.

 

Si sono seduti alle scrivanie che volevano rovesciare, sì, è successo a molti. Puoi provare a spiegarci come rendete attuale con il vostro linguaggio artistico gli insegnamenti e la poetica derivanti dall’esperienza con Judith Malina e con il Living?

Intanto l’alveo in cui ci muoviamo è quello del teatro politico, nel senso di un teatro che si fa parte della comunità e svolge in essa e per essa il proprio ruolo. Negli anni di collaborazione con Judith Malina al LIVING EUROPA di Rocchetta Ligure, ho avuto modo di condividere con la fondatrice del Living training collettivi, vita comunitaria, discussioni sulle idee per le nuove produzioni, prove, spettacoli. Era solita ripetere alla compagnia: “fate uno spettacolo che valga la vita dei suoi spettatori”. Un impegno non da poco, direi… In altre parole non fai e non puoi fare teatro se non hai la necessità di comunicare qualcosa, la domanda che brucia dentro. È a partire da questa necessità che inizia il processo artistico. L’estetica, gli strumenti sono forgiati dall’obiettivo. Non esiste l’Estetica con la E maiuscola, quindi l’insegnamento più importante di Judith è stato meta-estetico e mi ha fatto sentire libera di sperimentare a 360 gradi, senza stili particolari da seguire.

Per me oggi è importante la ricerca delle proprie radici, della propria identità, dalla quale dipende la possibilità di autodeterminazione a tutti i livelli, personale, sociale e politico, per usare categorie già pronte. Identità di sarda, di donna, di nonviolenta. Ciò ha significato la scelta di confrontarmi con scrittori sardi, di sperimentare sul piano linguistico. Nello spettacolo “Antigone on Antigone”, uso l’italiano o l’inglese, il greco antico e il sardo, la mia lingua madre.

La comunicazione nonviolenta mi ha portato a sperimentare sui diversi livelli percettivi che si creano in uno spettacolo, a volte puntando tutto sull’energia collettiva del physical theatre nello scambio con lo spettatore, a volte sul rapporto uno-a-uno. Il lascito del Living è inanzittutto etico-politico ma ovviamente l’enorme patrimonio risultante dalla ricerca sul “physical theatre” fa parte integrante del nostro training quotidiano.

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Quindi creare un festival sul tema della non-violenza è una conseguenza del vostro percorso artistico?

Love Sharing è il punto di partenza di una nuova avventura ma scaturisce da un percorso iniziato con la fondazione della compagnia Theandric nel 2001 e la decisione di focalizzare la ricerca artistica sulla soluzione nonviolenta del conflitto. Negli anni abbiamo attivato progetti di promozione del pubblico con laboratori miranti a formare la personalità nonviolenta attraverso le tecniche teatrali e abbiamo prodotto spettacoli su aspetti specifici della cultura nonviolenta. Il “Love Sharing Festival di teatro e cultura nonviolenta” racchiude in sé tutte queste esperienze e le esalta creando una sinergia tra teatro, arti performative e visive, ricerca scientifica e società civile con le sue istituzioni e gruppi.

E come coinvolgete la città negli eventi che programmate, quale tipo di risposta avete dal pubblico?

Il festival si svolge in diversi spazi cittadini dal centro alla periferia, coinvolgendo e a volte incontrando, i gruppi che animano queste strutture. È il caso di ExMè, Centro di aggregazione Sociale, gestito da Domus de Luna che si occupa di case di accoglienza per minori in difficoltà. Qui faremo un laboratorio di teatro nonviolento. Altro spazio è il Piccolo Auditorium, da sempre uno dei teatri cittadini più frequentati. L’Ex Manifattura Tabacchi è uno spazio recentemente riaperto alla città, con un’archittetura unica, una vera e propria città dentro la città. Poi ci sono le istituzioni cittadine della Cineteca sarda e della Mediateca del Mediterraneo che ospiteranno rispettivamente il film di Rosi e la presentazione della Marcia Mondiale per la Pace, oltre a presentare una bibliografia sulla nonviolenza, consultabile dai lettori nei giorni del Festival.

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Quest’anno la rete di partnership del festival è costituita da più di 30 organismi appartenenti a vario titolo al tessuto sociale della città: dall’Università, alle associazioni di arte visiva, agli organismi che si occupano di accoglienza, a quelli culturali come il Laboratorio 28 Circolo Cinematografico, a istituzioni che non hanno bisogno di presentazioni come Arci o Emergency. Ci sono poi le attività rivolte alle scuole e alle associazioni studentesche, che pure aderiscono a Love Sharing. La città con le sue diverse anime è parte attiva del festival e il pubblico ha da subito risposto positivamente, sebbene sia un lavoro graduale portare lo spettatore che normalmente frequenta una tipologia di attività a partecipare ad altre cui è meno avvezzo.

Ci vuoi segnalare quali sono gli eventi più significativi di questa quarta edizione di Lovesharing, considerando anche il riferimento al valore della testimonianza diretta?

Sicuramente l’incontro con Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa protagonista del film di Gianfranco Rosi; lo spettacolo di Giobbe Covatta, La divina commediola, che affronta il tema dei diritti dei bambini, in modo profondo ma esilarante, la prima del nostro spettacolo “La vedova scalza”, la partecipazione del Gruppo Welcom Project-teatro del Lemming. Importanti anche gli incontri di approfondimento e gli workshop, tra i quali “Microegemonie del corpo” ispirato al pensiero di Gramsci, portato da due artiste che vivono e lavorano a Berlino e la mostra collettiva di arte contemporanea “Hoping”.

INFO  segreteria 346.1474863 | organizza.theandric@gmail.com | lovesharingfestival.org

 



Categorie:Arte, Cultura e società, In evidenza, Interviste, Pac incontra, Partnership, Performing Arts, Reportage, Satura, Scena, Teatro

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