Villagrossi/Piazza e l’ultimo frame: sguardi e scene dai quaderni di Serafino Gubbio e oltre l’umanità

ROBERTA RESMINI | Penetrante e incisivo è lo spazio che domina Scene da Quaderni di Serafino Gubbio operatore, lo spettacolo di e con Emanuela Villagrossi e Laura Piazza in scena presso lo Spazio Banterle di Milano il 20,21,26 e 27 ottobre 2018.

PirandelloSul palcoscenico pochi oggetti, illuminati di volta in volta da luci bianche: un telo bianco su cui vengono proiettate delle immagini, due leggii, un secondo telo, nero, che cela una valigia e una cinepresa, una maschera. Elementi che riconducono al romanzo che Pirandello scrisse nel 1915 e che fu pubblicato qualche anno dopo con il titolo Quaderni di Serfanino Gubbio operatore, in cui l’autore affronta i temi della macchina, della modernità e dell’identità.
Il testo pirandelliano racconta, come noto, la vicenda di Serafino Gubbio, che trova lavoro come operatore presso la casa cinematografica Kosmograph, anche perché incuriosito dall’attrice russa Varia Nestoroff, grande seduttrice di uomini, che ha già distrutto la vita di Giorgio Mirelli, vecchia conoscenza di Serafino, portandolo alla morte a causa di un tradimento. Alla Kosmograph si prepara un nuovo film di soggetto indiano, La donna e la tigre, con una scena finale molto rischiosa, in cui un cacciatore dovrebbe affrontare una tigre. Il ruolo del cacciatore viene preso dall’amante di Varia, Aldo Nuti. L’attore, seguito da Serafino Gubbio con la propria macchina da presa, entra nella gabbia, imbraccia il fucile, ma rivolge la mira sulla Nestoroff che cade senza vita. La tigre si lancia su Nuti e lo sbrana, prima di essere abbattuta. A Serafino, che con impassibile professionalità aveva ripreso la scena, la voce, per il terrore, «s’era spenta in gola, per sempre».

La riduzione drammaturgia si focalizza sul nucleo della vicenda, che vede la voce narrante di Serafino osservare impietosamente e annotare sul suo diario tutti gli avvenimenti che riguardano le persone che lavorano nel suo ambiente e soprattutto la storia dell’attrice russa. Serafino è un individuo che porta dentro i primi segni che la modernità e la meccanizzazione infliggeranno all’intimo dell’animo umano; grazie a questo personaggio Pirandello riesce a portare avanti la sua convinta polemica contro la macchina, colpevole, ai suoi occhi, di mercificare la vita e la natura. Nessuna musica di sottofondo alla recitazione; solo alla fine il ticchettio di un orologio e la musica che accompagna la straziante scena conclusiva, che riproduce il video di un uomo ucciso da una tigre.

Sulla scena Emanuela Villagrossi e Laura Piazza, pacate ed eleganti, vestite di nero quasi a voler sparire dietro le parole che recitano e i capitoli del romanzo che leggono. Le loro voci, morbide e avvolgenti, passionali e incisive, riempiono lo spazio scenico e tengono sempre alto il livello d’attenzione grazie a un sapiente gioco di sovrapposizioni e di cambi di ruoli, in una moltiplicazione di piani di identità e di realtà. In alcuni momenti sono entrambe, contemporaneamente, Serafino, in altri l’una sola delle due  che dialoga con gli altri personaggi della storia; entrambe in momenti diversi recitano il ruolo di Varia Nestoroff indossando uno scialle nero e rosa ed entrambe si alternano nel ruolo degli operatori cinematografici. Talvolta le interpreti si rivolgono direttamente allo spettatore, guardandolo dritto negli occhi e talora filmandolo con il cellulare, quasi a volerlo studiare “nelle sue più ordinarie occupazioni”.

VillagrossiPiazza_1creditiGaiaGiani.jpgNonostante la redazione del romanzo sia di oltre un secolo fa, Emanuela Villagrossi riesce nel tentativo di renderlo presente, attraverso la scelta di immagini che richiamano temi di attualità e la rappresentazione di scene che riproducono la Milano dei giorni nostri. Lo spettacolo si sviluppa come un flusso narrativo dal quale emergono nuclei tematici in cui il romanzo si stacca dalla pagina scritta e si fa dialogo e monologo. Accenni di rappresentazione durante i quali lo spettatore si sente operatore, consumatore e, allo stesso tempo, produttore di immagini: spesso agisce sul mondo in modo passivo e resta impassibile anche di fronte a enigmi profondi, quali la vita e la morte, come Serafino, e si scopre a registrare immagini senza poter fermare il corso degli eventi. Diventa muto, incapace di denuncia. «Quando tutte le macchine sostituiranno l’uomo, che ne sarà di noi?». Se lo chiede Pirandello a inizio del secolo scorso, ce lo chiediamo noi oggi. Lo indaga questo lavoro ospitato a Milano dallo Spazio Banterle, sempre aperto al pubblico per offrire spettacoli di piccole dimensioni, in cui la parola occupa la posizione centrale, dando spazio alla riflessione. Una riflessione che prosegue oltre lil calo del sipario.

 

SCENE DA QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE

liberamente tratto dal romanzo di Luigi Pirandello
di e con Emanuela Villagrossi e Laura Piazza
ideazione Emanuela Villagrossi
consulenza drammaturgica Michele Sancisi
immagini Gaia GianiMaresa Lippolis

Spazio Banterle – Milano
20,21,26 e 27 ottobre 2018.

 



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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