Uccidere i libri con il fuoco: “Libri da ardere” di Amélie Nothomb all’Elfo

GILDA TENTORIO | Libri da ardere (1994) è l’unico dramma teatrale scritto dall’eccentrica scrittrice-cult Amélie Nothomb, maestra nel creare in poche pagine vicende piene di tensione. Dieci anni dopo l’ultima rappresentazione, ritorna al Teatro dell’Elfo fino al 21 novembre, per la regia scarna ed essenziale di Cristina Crippa: protagonista, un grande Elio De Capitani. Una scelta anche “politica”, contro le derive populiste e a tratti oscurantiste di una cultura dell’istante.

La carta brucia alla temperatura di 451 gradi Fahrenheit, come insegnava Ray Bradbury nel suo capolavoro del 1953, e il riverbero di quelle fiamme di fantascienza rinviava ai roghi nazisti del 1933. Da allora molti altri incendi hanno devastato intere biblioteche (Timbuctu, Baghdad, Sarajevo), olocausti di libri tesi a cancellare identità e cultura. La Nothomb si inserisce in questa tradizione a modo suo, con uno sguardo obliquo che rifugge dai complessi intrecci fra cultura e politica e applica la sua lente di ingrandimento sulle brutture dell’animo umano. Non a caso la sua penna affilata si volge al mondo degli accademici che, imbevuti di dottrina, dovrebbero anche essere depositari di valori saldi.

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ph Luca Del Pia

La Nothomb immagina una città stretta d’assedio dai Barbari e dalla morsa del gelo, in un tempo indefinito –passato, futuro?. La maschera di civiltà e cultura si sgretola penosamente. Davanti a noi, una scena minimale, con tre sedie, una stufa, scaffali di libri. È giusto salvare i libri, oppure è lecito bruciarli, per scaldarsi e vivere qualche ora di più? E in secondo luogo, quali volumi sacrificare? Per primi finiranno nella stufa gli scritti minori e pedanti, ma poi sarà il turno delle opere “eterne”. La Nothomb tende una fune sull’abisso e in un sofisticato gioco intellettuale si diverte a ricreare duelli di parole per così dire “sfasati” rispetto all’ordinario, perché ad esempio, nell’orizzonte del paradosso tragico della pièce-allegoria, i concetti di canone, universalità ed eterno si riducono alla materialità effimera di una fiammata di pochi minuti. All’autrice non interessa formulare una gerarchia di scrittori (i titoli citati sono inventati), ma lanciare una provocazione: la letteratura ti salva la vita, se la bruci.

La questione viene posta dalla giovane studentessa Marina (Carolina Cametti, forse troppo carica nella sua rabbiosa disperazione) che, per qualche minuto di calore, è disposta a dare i libri alle fiamme, sacrificando anche princìpi morali. Quindi, da movente politico, il rogo di libri, tema topico degli orrori novecenteschi, viene ridotto a necessità di sopravvivenza e nucleo problematico.

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Ph Luca Del Pia

Accanto a lei, il fidanzato, giovane assistente universitario (Angelo Di Genio), a parole un idealista ma in realtà anima torbida di arrivista egocentrico. Ma tutto ruota intorno al Professore, un De Capitani in splendida forma, che mette a nudo gradualmente la verità bestiale dei rapporti umani impostati sulla sopraffazione. Le maschere si spezzano: la devozione maestro-allievo camuffa solo disprezzo, il bonario paternalismo slitta verso la lascivia, perfino le tesi letterarie si rivelano impalcature ipocrite. De Capitani è attento alla resa chiaroscurale e mostra anche sprazzi inattesi di autoironia: ci fanno sorridere le sue prediche e le freddure compiaciute, e negli eccessi leggiamo una profonda malinconia. Il Professore, cinico e disincantato, ha smesso di credere nell’Uomo, capace sì di produrre capolavori della letteratura, ma anche “bestia” che si crogiola nell’orrore della guerra. È un nichilista, che vorrebbe insegnare ai giovani a smettere di sognare. Alla fine infatti, nonostante le suppliche di Marina, brucerà l’ultimo libro, ultimo brandello di umanità, in un consapevole suicidio collettivo. Fiocchi di neve calano come un sudario.

All’abusata sentenza di Dostoevskij «La bellezza salverà il mondo», la Nothomb sembra aggiungere un dubbioso punto interrogativo. Sta a noi colmarlo di speranza.

LIBRI DA ARDERE

di Amélie Nothomb
regia di Cristina Crippa
con Elio De Capitani, Angelo Di Genio, Carolina Cametti

Teatro Elfo Puccini, Milano

fino al 21 novembre 2018



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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