Marionetta e danzatore messi a nudo nella loro fragilità: Cuticchio e Sieni a Romaeuropa

LAURA NOVELLI |Ė un inno alla fragilità dell’umano. All’infanzia che cade e si rialza mentre impara a camminare. All’essenza più umile del nostro stare al mondo. Con il corpo e con il cuore. Una marionetta svestita guida i passi di un danzatore ancora dis-equilibrato, dis-articolato, in-stabile. E l’incontro tra i due è – simbolicamente – possibile solo perché entrambi si espongono allo sguardo del pubblico.

nudita-4-©-alessandro-damico Nudità di Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio mette insieme la pratica gestuale del coreografo toscano e l’Opera dei Pupi del cuntista siciliano; il corpo biologico dell’Uomo con quello legnoso della marionetta – ma anche la costruzione coreografica con l’artificio del teatro di figura –, per cercare il terreno di una relazione che li avvicini, li accomuni, li faccia quasi coincidere. Si tratta dunque di una partitura  estremamente delicata, semplice, ripetitiva, dove la delicatezza, la semplicità e la ripetizione cercano di dare senso all’incontro tra due arti performative solo in apparenza distanti.

I protagonisti affiorano silenziosi dal fondo dal palcoscenico del Teatro India – vuoto e nudo –, dove la pièce è stata presentata per il Romaeuropa Festival 2018. Avvolti dalla penombra, avanzano lentamente ma già coinvolti in un gioco di raffinata simulazione. Gioco nel perimetro del quale il danzatore sembra intenzionato a  sperimentare su di sé il meccanismo “fisico” della marionetta; aspira alla sua fluidità cinetica, copia i suoi movimenti scattosi, i suoi cedimenti, come se essi non dipendessero dai fili che la manovrano e, dunque, dal puparo che li muove.

Non ci sono parole. Arriveranno solo alla fine e non potranno che essere le parole di una poesia, di un sogno di bambino, trasfigurato nei brani epici di un noto poema. Perché, è proprio nel suo essere “bambino scenico”, che Sieni ricapitola qui l’infanzia stessa dell’Uomo: il suo incedere incerto, leggero, barcollante lo porterà via via sempre più in basso, fino a diventare un corpo caduto a terra, una presenza ctonia, orizzontale. Solo allora egli potrà abbracciare quel pupo nudo che, dalla sua iniziale elevazione, ha percorso la stessa strada in discesa del ballerino; ha rinunciato alla forza del meccanismo artigianale che lo sorreggeva per avvicinarsi al bios, alla vita.

nudita-2Siamo dentro un esperimento estremamente metaforico dietro al quale non è difficile leggere le pagine teoriche sulla supermarionetta di Gordon Craig e certi luminosi passaggi del Pirandello filosofeggiante (la fissità della maschera e del personaggio versus la mobilità controversa dell’uomo/interprete). Tanto più che, proprio in questi giorni di novembre, la compagnia di Sieni sta replicando in alcune piazze della Penisola Petruška, capolavoro di Stravinskij  ispirato alla marionetta del teatro popolare russo e riletto coreograficamente come un’incursione nel Mito, nel complesso rapporto tra Marionetta e Tragedia.

A prescindere, tuttavia, da questa tessitura colta, il lavoro visto a India si offre come una poesia sulla fragilità dell’umano. E questa fragilità – che è un valore e una forza – è tanto più vigorosa perché messa a repentaglio dai singulti di un’epoca, come quella attuale, nella quale il corpo evapora sempre più indistintamente per lasciare spazio a meri simulacri.

Allora bisogna tornare alla fantasia vera. Alla bellezza del cunto, della parola, dell’immaginazione. Nella seconda parte della pièce, il pupo non è più nudo ma si veste di riferimenti letterari e teatrali ben chiari. Cuticchio arriva in scena, infatti, con la marionetta variopinta di Orlando ed è l’Orlando della pazzia, del furore. Lo stesso Sieni spoglia il paladino delle sue armi, favorisce la sua celebre uscita di senno per Amore. Pupo e danzatore sembrano un unico, complesso, organismo. E il gioco si fa popolare. Istintivo. Affettuoso.

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Il vero corto circuito tra i due (che poi sono tre) avviene però solo alla fine. Il puparo muove l’Angelo, racconta e canta l’episodio di Astolfo sulla Luna, narra salmodiando un naufragio, una visione tragica trafilata di toni onirici, di paure infantili e di ritmi cadenzati. Tutto è ormai basso. Solo l’Angelo resiste. E proprio in questa distanza tra alto e basso, cielo e terra, spirituale e animale si annida il significato più profondo di Nudità, che coincide (probabilmente) con una ricerca della semplicità della vita e nella vita. Una semplicità possibile a patto che se ne conosca – e se ne esperimenti – la drammatica complessità.

In fondo, cosa altro potrebbe celebrare questo corpo a corpo tra umano e non-umano, natura umana e natura altra, che qui si combatte amorevolmente per cinquanta minuti?

 

NUDITÀ

di Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni
luci Mattia Bagnoli
produzione Compagnia Virgilio Sieni, Associazione Figli d’Arte Cuticchio

con la collaborazione di Fondazione RomaEuropa Festival
promosso da Comune di Palermo, Assessorato alla Cultura
la Compagnia Virgilio Sieni e l’Associazione Figli d’Arte Cuticchio sono sostenute dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
foto di scena Filippo Manzini

Romaeuropa Festival 2018
Teatro India
13-15 novembre 2018



Categorie:Danza, In evidenza, Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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