Resistere e Creare: a Genova la danza contemporanea al Teatro della Tosse

RENZO FRANCABANDERA | È iniziata con vigore acrobatico il 23 novembre la IV edizione di Resistere e Creare, rassegna di danza del Teatro della Tosse diretto da Marina Petrillo e Michela Lucenti/Balletto Civile. Premessa del progetto l’dea che il teatro e la danza dovrebbero tornare a essere elementi di aggregazione sociale, e che “creare” aiuta a resistere in tempi non felicissimi. La Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse e Balletto Civile dal 2015 collaborano sul fronte delle residenze e della produzione e in quest’ottica Resistere e Creare si conferma progetto particolarmente rappresentativo di questo percorso di condivisione artistica e culturale
Sottotitolo di quest’anno, non a caso è “Se dico danza a cosa pensi?”. Una domanda diventata un concorso che ha consentito di vedere esposto il proprio contributo nella mostra collettiva inaugurata il 23 novembre, alla Tosse, sul rapporto controverso del pubblico con la danza, mezzo istintivo di tutti, ma arte criptica per molti, sopratto se vista sul palcoscenico, in alcune sue declinazioni contemporanee.
Fino al 2 dicembre è in programma una serie di spettacoli di particolare interesse per il linguaggio coreutico, passando dal debutto assoluto di Fattoria Vittadini, al primo studio del nuovo lavoro di Balletto Civile, fino alla seconda data italiana per lo straordinario danzatore di Pappaioannou e Robert Wilson Michalis Theophanous, debutto assoluto di Pasta e lava, di  Eddie Oroyan & Jessica Eirado Enes  (danzatore di  Wim Vandekeybus).

La data inaugurale di Venerdì 23 ha visto il positivo primo studio di Ombelichi tenui, un nuovo e assai promettente duo composto da Simone Zambelli e Filippo Porro, danzatori di Balletto Civile,  qui con un loro progetto autonomo.

Poi con Halka, il Groupe Acrobatique de Tanger: una delle classiche famiglie circensi di un tempo – gli Orfei del Marocco, per capirsi. Quattordici artisti, tutti consanguinei, la leggendaria famiglia marocchina Hammich, che affina da sette generazioni l’arte acrobatica che ha radici nella mistica della danza sufi.
Halka-5@Richard-Haughton-990x556.jpgQuello a cui si assiste è una forma davvero ibrida di arte circense e teatro danza, in cui si viene trasportati quasi dentro un rituale familiare; un curioso mélange fra circo contemporaneo e danza tradizionale che si articola in una miriade di piramidi umane.
La compagnia torna in Italia dopo essere stata interprete a inizio decennio di una coreografia firmata da Zimmermann & de Perrot, Chouf Ouchouf ospitata anche al  RomaEuropa Festival, e dedicata al tema dei migranti.
Qui invece il tema è proprio specifico, territoriale, una sorta di memoria sinestetica del ritrovo familiare. A inizio spettacolo entra in scena la figura arcaica del musico: sono in due, un suonatore di 
Ginbri, strumento a corde pizzicate senza tasti con una pelle tesa sul suo corpo sul lato di riproduzione, e un cantore con strumento a percussione tipico ma che suona poi anche il Taɣanimt, un flauto di canna utilizzato principalmente per accompagnare le canzoni, piuttosto che la danza, dalla tessitura ricca e ansimante.

La grande ironia che attraversa tutta la creazione, la sviluppa davvero come una continua ondulazione fra realtà e finzione, come se ci fosse una quarta parete capace di crearsi e annullarsi in un istante, conferendo alla visione elementi di sacro paganesimo.  Una ritualità che si trova nel momento della circolarità, della sabbia del deserto che invade il palcoscenico, nel confine fra vita e morte, nel ciclico ritorno delle stagioni, nel fare e disfare artistico e autoironico, nella chiamata del pubblico all’applauso ritmico nei momenti intensi.
L’uomo forzuto, il gruppo, un lavoro completo e dal sapore antico, non giudicabile se non cambiando gli occhiali, lo sguardo, e accettando – cosa che comunque non richiede particolari sforzi in questo caso – il codice di un’altra cultura, di un altro ritmo di vita.

633759465HOME.jpgUltimo spettacolo della serata Frames. Azioni nel silenzio della Compagnia blucinQue, regia e coreografia di Caterina Mochi Sismondi, con Jonnathan Rodriguez Angel, Andrea Paola Martìnez, Camilo Jimenez, Gianluca Pezzino.
Siamo in un non-luogo della surrealtà, una festa in cui una serie di sgangherati residuati del teatro dell’assurdo inscenano un festeggiamento dal sapore grottesco. Una domina-sposa en travesti dirige le prove di un gruppo di giovani artisti ben vestiti, quasi ospiti della festa, intenti a sfoderare alcuni numeri di clownerie acrobatica. Il senso di triste incompiuto tipico della poesia si respira in alcuni significativi momenti della creazione, che manca però di una costruzione drammaturgica più strutturata, capace di andare oltre il seguirsi dei numeri degli artisti, che uno dopo l’altro si esibiscono nella propria tecnica e il proprio attrezzo.
Il gioco fra scena e fuori scena, luce e buio e la possibilità di un ritmo condiviso suonano interessanti. Occorre qui che l’acrobata incontri il drammaturgo, che il gesto fisico trovi necessità dentro un fatto scenico che gli ascriva un significato simbolico. La strada è interessante. Altrove percorsi del genere hanno portato a collettivi scenici del calibro di Peeling Tom, cose che in Italia mancano. Occorre percorrerla ancora questa strada, forse con qualche dramaturgo a chiedere qua e là dei perché di alcune cose, favorendo un incrocio di sguardi nel momento di creazione del senso. 

Il cartellone, nei prossimi  giorni:

  • Tiresias, del greco Michalis Theophanous, creazione tra danza e performing art nella sua seconda tappa italiana (27 novembre),
  • Total Eclipse di Chiara Taviani, che prevede il coinvolgimento di otto donne selezionate per l’occasione (28 novembre),
  • Balerhaus del Teatro della ContraddizioneCompagnia Sanpapié, “balera” contemporanea con orchestra dal vivo e protagonisti i balli di coppia (29 novembre e 30 novembre),
  • 147446514HOME.jpgil primo studio di Madre, di Michela Lucenti/Balletto Civile che si muoverà tra parole e movimento per un teatro totale (30 novembre e 1 dicembre).
  • vetrina della Danza Mediorientale (1 dicembre),
  • i laboratori per professionisti e non con Joerg Hassmann (dal 29 novembre al 2 dicembre) e quelli con Nicoletta Bernardini, Veronique Liaudat, Claudia Monti (il 30 novembre e il 2 dicembre).

È prevista una seconda mostra oltre alla già citata “Se dico danza cosa pensi?”: “Face to face”, a cura di Alessandro Pallecchi, che inaugurerà il 22 novembre.

Arricchisce le serate del 27, 28, 30 novembre e dell’1 dicembre la presenza di “Impronte”: momenti di improvvisazione accidentale di “relazione fisica” diretta tra danzatori e chiunque, giovane o anziano, danzatore o no, voglia sperimentare liberamente il movimento in un contesto protetto ed eccezionale. I partecipanti potranno “danzare” con Chiara Taviani e il gruppo di “Total Eclipse” (27 novembre, ore 20.00) e Balletto Civile (il 25 novembre alle ore 18.30, il 28 alle ore 20.00, il 30 alle ore 20.00, l’1 dicembre alle ore 19.30). Il progetto è stato ideato e sperimentato da Balletto Civile durante l’edizione 2017, il grande entusiasmo del pubblico ha portato a ripetere queste “incursioni” prevedendo la partecipazione di diverse compagnie.

Qui il programma completo con schede spettacoli, prezzi, aggiornamenti di programma e trailer.

HALKA

Groupe acrobatique de Tanger
Najwa Aarras/ Lamiae El Alaoui, Mohamed Takel, Amal Hammich, Mohammed Hammich, Mustapha Aït Ouarakmane, Adel Châaban, Mohammed Achraf Châaban, Mhand Hamdan, Abdelaziz El Haddad, Samir Lâaroussi, Younes Yemlahi, Ouahib Hammich, Hamza Naceri, Hammad Benjkiri

Collaborazioni artistiche Abdeliazide Senhadji, Airelle Caen, Boutaina el Fekkak
Collaborazioni acrobatiche Abdeliazide Senhadji, Airelle Caen, Nordine Allal
Collaborazioni in acrobatica marocchina Mohammed Hammich (le père)
Luci Laure Andurand
Regia luminotecnica Cécile Hérault
Creazione musicale Xavier Collet
Regia Edouard Heneman / Anthony Biscarat
Costumi Ayda Diouri
Produzione e diffusione Jean-François Pyka
Direttore del Groupe Acrobatique de Tanger Sanae El Kamouni

Prodotto da l’association Halka (Paris-France) in coproduzione con l’association Scènes du Maroc (Tanger-Maroc)

FRAMES

regia Caterina Mochi Sismondi
interpreti Gianluca Pezzino, Jonathan angel Rodriguez, Lukas Vaca Medina, Beatrice Farfalli, Selvaggia Mezzapesa, Francesco Ceriagioli
compagnia blucinQue



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