“Harleking” e i molteplici volti del potere

FRANCESCA GIULIANI | Lentamente, dal buio, iniziano a differenziarsi in un angolo sul fondo palco due macchie di colore nero. Sono due corpi accartocciati, piegati su se stessi che iniziano a vibrare. La luce fievole li irradia a poco a poco mentre il sostrato musicale si infittisce di risa che si fanno indistinguibili da pianti. I corpi si contraggono, si aprono e si allungano, frementi. Ridono e piangono. Tremano. Poi con una rocambolesca capriola si girano, i volti si aprono e le espressioni richiamano subito un immaginario conosciuto. Due arlecchini prendono la scena del Salone Snaporaz di Cattolica, dove il duo Panzetti&Ticconi, ha presentato Harleking, all’interno della nuova rassegna E’ Bal – palcoscenici romagnoli per la danza contemporanea. Sodalizio artistico nato 2008 quello di Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi che fin dai primi lavori – Empatia e Le jardin per citarne alcuni – hanno sviluppato una ricerca artistica che, per riflettere sull’attuale uso della comunicazione di massa, unisce al linguaggio della danza tecniche corporee più vicine alla performance, attingendo molto anche dall’arte visiva.

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Ph. Ettore Spezza

In Harleking le due maschere che richiamano nella pantomima il re delle figure della commedia dell’arte, come recita il titolo, prendono la scena e iniziano a punzecchiarsi. Giocano. Ridono. Si rincorrono per farsi male. Si feriscono e si rialzano. Si abbracciano e di nuovo ridono a denti stretti.
I colori del palco, disegnati da Annegret Schalke, si irradiano andando a contornare e a precisare i corpi dei due performer vestiti di un nero che viene interrotto solo da piccoli rombi gialli che si ripetono lungo i lati. Il bianco si colora di un pallido rosa che ben presto ritorna a essere bianco. Piano piano i corpi si deformano, si scompongono e poco resta delle pose “arlecchinesche”.
Entrano in un loop sonoro – ideato da Demetrio Castellucci – e di movimento che catapulta la visione in una specie di caleidoscopio ipnotico in cui i gesti si fanno decorativi e le particolari espressività del viso fanno da contrappunto all’azione catturando totalmente lo sguardo. La ripetizione dei gesti coreografici immersi in una tale sonorità frammentano i corpi rendendoli sempre più simili a figure grottesche, capaci di suscitare il riso ma senza rallegrare.
Alla visione dei corpi dei performer si sovrappongono fiori, ali di farfalle, piume di uccelli, germogli che prendono vita andando a richiamare le immagini delle Grottesche, antiche decorazioni murarie nelle quali figure mostruose emergono e si confondono tra eleganti volute ornamentali, che fanno da immaginario iconografico per Harleking.

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Ph. Ettore Spezza

La metamorfosi gestuale e ritmica è lenta, impercettibile e quella che sembra l’ossessiva ripetizione ipnotica degli stessi movimenti porta a una trasformazione finale quasi inaspettata. Il luogo scenico sembra dilatarsi per lasciare spazio a un mondo fantasmagorico abitato da quei movimenti che, spesso al rallenty, assorbono la presenza delle figure fin dentro il buio. I corpi diventano uno, come se mangiandosi a vicenda si  liquefacessero in una sola forma che, non appena può, si libera della controparte, dell’arlecchino che è l’altro per antonomasia, l’inconoscibile e misterioso.
I corpi “grotteschi” si riuniscono per poi assumere presenze distinguibili: tra le grida della folla che fa da sottofondo a uno stadio o a una piazza gremita, due figure si muovono lentamente, tendono il braccio per un saluto che attraverso lievi modifiche di gesti sovrappone varie icone di potere, personificazioni ibride che mescolano autoritarismo, divertimento e ironia.
È lui, il potere, quel demone che alla fine mostra beffardamente il suo volto: la retroproiezione luminosa di un rombo, unico elemento scenografico che da bianco si fa giallo oro, richiama in vita il gioco ironico dell’arlecchino che, svelando le sue origini diaboliche, continua a sghignazzare fin dentro al buio, e oltre.

 

HARLEKING

di e con Ginevra PanzettiEnrico Ticconi
sound design Demetrio Castellucci
luci Annegret Schalke
costumi Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
graphic design Ginevra Panzetti
con il sostegno di VAN;  Tanzfabrik, Berlin; PACT Zollverein, Essen; NAOcrea, Ariella Vidach – AiEP, Milano; L’arboreto – Teatro Dimora, Mondaino; Teatro Petrella, Longiano; Komm Tanz, compagnia Abbondanza/Bertoni, Rovereto; AtelierSì, Bologna.
Progetto di residenza condiviso da PACT Zollverein, Essen; DiDStudio, Milano; L’arboreto – Teatro Dimora, Mondaino; Teatro Petrella, Longiano; Komm Tanz, Compagnia Abbondanza/Bertoni, Rovereto; C.L.A.P.S. Spettacolo dal vivo, Brescia; Verastasi, Tuscania



Categorie:Danza, Novità, Performing Arts, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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