L’immagine dell’incertezza: oroscopo e danza si confrontano a Bassano del Grappa

FRANCESCA CECCONI | Musica classica in lontananza, proviene da qualche piano sopra di noi. Salendo le scale, la senti sempre più distintamente finché non ti ritrovi davanti a una vetrata che mostra qualcosa di sorprendente e autenticamente bello.
Con la spensieratezza di non ballerini che si lasciano andare alla musica, con la gioia di chi si approccia a qualcosa di nuovo per scoprire del nuovo anche in se stesso, un gruppo di anziani si muove sul parquet, sfiorandosi le mani, le braccia, sempre sorridendo e con una assoluta serenità dipinta sul volto.
Riconosci la bellezza di un posto dalla sua accoglienza, dal modo in cui spalanca le sue porte all’ospite in arrivo. A Bassano del Grappa sono stata accolta da questo, una lezione di Dance Well, un progetto artistico basato sulla danza per gli anziani affetti da parkinson: esprimersi con il corpo e creare arte.

La mia presenza nella cittadina veneta aveva però un altro scopo: partecipare all’assemblea temporanea Oroscopo – Think Tank organizzata dall’Associazione Culturale Van (gli ideatori sono Marco D’Agostin, Francesca Foscarini, Andrea Costanzo Martini, Camilla Monga, Giorgia Ohanesian Nardin, Ginevra Panzetti, Irene Russolillo, Enrico Ticconi, Davide Valrosso) che si è svolta il 26 e 27 novembre 2018 con l’intento di interrogarsi sul futuro della danza.

Marco D’Agostin – sì, proprio quel D’Agostin candidato a due premi Ubu come miglior performer under 35 e miglior spettacolo di danza con Avalanche – apre (permettete il gioco di parole) le danze alla tavola rotonda, soffermandosi sull’importanza che hanno queste due giornate per i giovani artisti coinvolti: prendersi del tempo libero da uno scopo definito per conoscere chi sono i nuovi artisti della danza contemporanea; godersi quel tempo  per porre, con fiducia, i primi tasselli di un futuro unito. Più volte, infatti, viene espresso il desiderio di una riappropriazione del “noi” come entità collettiva, con un condiviso pensiero di ricerca artistica.
Tutto questo è stato possibile con il sostegno del CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa – del quale Roberto Casarotto è apripista e promotore –, e il programma di internazionalizzazione professionale del Progetto Boarding Pass Plus.

La sala Oscar Chilesotti del Museo Civico di Bassano del Grappa ha ospitato un folto gruppo di persone, una quarantina circa, che, poste a semicerchio, hanno assistito agli interventi  di Daniel Blanga Gubbay (in videoconferenza), studioso di performing art e direttore artistico del Kunsten Festival Des Arts, e di  Gaia Clotilde Chernetic, dottoressa di ricerca presso l’Università di Parma e presso l’Université Côte d’Azur e dramaturg di danza per varie compagnie di settore.

Dalle loro riflessioni intorno al concetto di “oroscopo” – inteso etimologicamente, come  visione sul futuro – abbiamo potuto ricavare una mappa concettuale di antinomie o di abbinate logiche, che emergono – e che così riportiamo – quasi come appunti.

IGNOTO e FUTURO
La Danza è l’ignoto.
Il Futuro è sconosciuto.
Entrambi accostati qui all’oroscopo, li accomuna la loro relazione con qualcosa che ancora non esiste, il loro essere progetto. Il futuro e la creazione artistica lavorano entrambi su ciò che ancora non vive, spingendoci a immaginarlo, prefigurarlo, realizzarlo.

NUOVO vs INNOVAZIONE
È un rapporto ambivalente e ambiguo quello tra il nuovo e l’innovazione, come se vivessimo su una linea infinita dove ogni punto è cambiamento rispetto a ciò che è stato, il che comporta incertezza, perenne instabilità di ciò che è il nuovo.
L’oroscopo si sposa con la creazione; entrambi vivono di passi/tentativi che conducono verso un risultato che ancora non si ha: il non avere ancora scopo è l’unica certezza possibile.
E poi ciò che, di volta in volta, si ottiene è nuovo o innovativo? Per comprenderlo è necessario studiare il punto di partenza, da dove veniamo, dove stiamo andando?

IMMAGINE vs IMMAGINAZIONE
L’immagine è qualcosa di impuro, quasi di posticcio perché ha a che fare – anche qui l’etimologia latina da imago aiuta – con l’imitazione, la riproduzione, quindi, di ciò che già c’è.
Con l’immaginazione, invece, possiamo far apparire qualcosa che non si ha nel presente,  a “vedere” ciò che ancora non c’è. Una facoltà, certo, di per sé circondata dal dubbio, proprio come nell’arte divinatoria e che di conseguenza si lega saldamente al tema centrale dell’assemblea.

SOCIAL DREAMING e ASSOCIAZIONE DI IDEE
Per “Social Dreaming” s’intende un metodo scoperto negli anni Ottanta da Gordon Lawrence per trasformare il ricordo dei sogni attraverso le libere associazioni di gruppo, al fine di creare legami e connessioni tra i partecipanti.
Durante l’assemblea le persone sono state invitate dall’esperta Elena Giannotti a sedersi all’interno di una spirale di sedie, denominata “matrice”, e a condividere sogni, pensieri riflessioni. Le sessioni – che durano circa 45 minuti – vedono l’emergere di una sorta di  inconscio collettivo dal quale scaturiscono pensieri in qualche modo collegati, con elementi affini, nonostante le provenienze e le esperienze di vita totalmente diverse. Un meccanismo che ci ha ricordato quel gioco nel quale le persone, partendo da una parola ne enunciano a turno  altre semplicemente per associazioni di idee.
Ecco il legame: grazie alla sociale associazione di idee persone comuni o artisti si sentono in qualche modo più liberi di esprimersi, di far fluire il proprio inconscio che si unisce a quello degli altri, permettendo, così, la nascita di un “noi”.

PASSATO vs PRESENTE
Non si può prescindere dall’oggi per poter immaginare un futuro della danza, come non si può non far menzione al passato.
Grandi assenti di questa assemblea sono stati forse danzatori storici e compagnie di lungo corso. Ha fatto eccezione Gina Monaco della Compagnia Kinkaleri, che ha riflettuto sull’attualità del mondo teatrale in una declinazione nel complesso positiva, almeno se paragonata al periodo nel quale la sua compagnia ha preso vita (quando letteralmente «rimboccandosi le maniche» hanno realizzato la propria sede). Si tratta, secondo il suo punto di vista, di un momento favorevole per i giovani creativi cui vengono messe a disposizione nuove possibilità (residenze, bandi alla creazione, sostegni privati e pubblici).
Sarebbe stato bello poter avere la viva voce di altri artisti che hanno segnato la storia della danza; la loro presenza avrebbe di certo dato segnale significativo e propositivo per attuare il tanto agognato ponte generazionale. Così non è stato, nonostante l’impegno illuminato di Roberto Casarotto nell’aiutare gli artisti VAN a realizzare queste due giornate di dibattito creativo.

INCERTEZZA vs PRECARIETÀ
Incertezza sì. Precarietà no.
I giovani artisti hanno sottolineato l’importanza di un’incertezza di stampo creativo, quello stare in bilico che stimola i sensi e l’immaginazione. D’altro canto hanno più volte ribadito che non si deve parlare di precarietà nell’ambito dell’arte; un termine, quello, quanto mai lontano e denigrante l’atto creativo.
Una prospettiva, però, che contrasta con lo stato del teatro contemporaneo, costretto ogni giorno  a fare i conti proprio con la precarietà che generano i continui tagli alla cultura, gli emendamenti ai bandi (pensiamo alla sospensione di MigrArti).
È fondamentale, quindi, affrontare anche una tematica attuale e preponderante come quella del precariato in ambito artistico, quando i cast si riducono per questioni di budget, le repliche vengono annullate, costringendo l’arte a piegarsi – denigrandosi – all’economia.

CRITICO TEATRALE vs CRITICO DANZA
Le suggestioni, anche filosofiche, emerse durante gli incontri calzano con l’immaterialità e l’evanescenza della danza, con il suo “dispersi” alla fine del movimento (rovescio del suo essere tutto corpo).
Questo permette di fare un’ulteriore riflessione sul ruolo del critico che su quell’essenza  inconsistente deve argomentare. Quando andiamo a confrontarci con una pièce teatrale legata alla parola è del tutto consono descriverla con delle lettere in sequenza; ma quando il rapporto avviene con la danza, spesso, un gesto avrebbe più ragion d’essere; una traccia, un segno su carta, come quello lasciato da corpi in movimento.

Il pensiero, allora, torna all’inizio di queste giornate, a quei parkinson dancer che sul gesto, un gesto ancora incerto, scoprivano il loro esser-ci e attraverso la danza conoscevano il proprio corpo. E allora i giovani creativi, che hanno invece consapevolezza della propria fisicità, necessitano proprio di quel non definito, di – ancora – quello stare in bilico per portare nuova linfa nel futuro.

OROSCOPO – THINK THAT
Bassano del Grappa
26-27 novembre 2018



Categorie:Cultura e società, Danza, Novità, Reportage, Satura, Scena

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