Al via TESPI Festival di Teatro Sociale nelle Marche. Intervista a Simone Guerro

LEONARDO DELFANTI e ANGELA FORTI | Dal 26 gennaio al 4 febbraio si terrà a Jesi, Chiaravalle e San Marcello TESPI Festival multidisciplinare del teatro sociale 
Scopo del festival è creare una rete innovativa tra teatro sociale e pedagogia sul territorio regionale e nazionale.
Organizzato da ATGTP Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata, TESPI si pone come festival orizzontale: lo spettatore non solo fruisce, ma crea attivamente gli eventi.
Perché tutto ciò sia e resti possibile è stata creata una piattaforma online Teatro Sociale Marche che ha lo scopo di confrontarsi e diramare le trame tra tutti i partner e collaboratori di questo progetto.
Simone Guerro, direttore artistico di TESPI e di Associazione teatro giovani teatro pirata, ci parla del festival e delle sue trame a partire dalla prima giornata (qui il programma completo):

Iniziamo con Identikit, di Giulia Capirotti (Compagnia 7-8 Kili) che lavora con il gruppo misto di teatro integrato abruzzese partendo dal vecchio gioco da tavola. Lo rivolgiamo alla scuola primaria e quindi abbiamo avuto un incontro con i bambini per prepararli alla visione di cosa sia questo gioco sulla base di una didattica della visione per come la intende Giorgio Testa della Casa dello Spettatore di Roma che è anche partner dello spettacolo.
Nel pomeriggio ci sarà Tu sei Infinito, del gruppo misto Laboratorio Minimo Teatro e Casa di Asterione AP.
La sera incrociamo un teatro che potremmo definire ‘sociale’ nel suo affrontare il tema della vita in società: Fratellino e Fratellina, della giovane compagnia Asini Bardasci che ha preso menzione a Scenario Infanzia. Una deriva di Hänsel e Gretel che si concentra sull’abbandono dei due bambini per analizzare come si diventa grandi nella nostra società.
Mi piace dare questo segno in una rassegna di teatro sociale: non una rassegna di “sfighe”, detta malamente, ma di sguardi, opportunità diverse, segni di cose possibili, problemi e soluzioni, oltre che di bellezza, quand’è possibile.

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Quale processo ha portato alla creazione di TESPI Festival?

TESPI è acronimo di Teatro Educazione Sociale e Pedagogia Italiana e nasce dall’associazione Teatro Giovani di Serra San Quirico, paese dove teniamo ancora la scuola estiva di teatro educazione. C’era la necessità di affiancare a questa un’attività di visione.
La mia volontà era di rendere autonoma la rassegna distribuendola nell’anno, sfruttando l’incrocio di teatro sociale e sito internet per fare un festival di volta in volta legato a un tema. Questa è stata la genesi.
Con la Fondazione Cariverona siamo poi riusciti a estendere la programmazione a un’intera settimana.

In che modo TESPI si inserisce nel dibattito nazionale del teatro sociale e qual è il messaggio che volete mandare?

Vorrei che uscisse fuori la volontà di una compagnia che fa teatro per l’infanzia e la gioventù da trent’anni di costruire, di tirare fuori le forze per un festival che intreccia, fa rete per confrontarsi e parlare a livello regionale e nazionale.
Quindici anni fa il Teatro Pirata organizzò il Festival degli Esclusi, il primo festival di teatro sociale di cui si abbia memoria in Italia, a cui parteciparono anche Enzo Toma e Vigano’ a Fabriano.
Costruire in maniera partecipata una rete territoriale e nazionale a partire dalle relazioni, questo stiamo cercando di fare, intrecciare le relazioni in un crocevia di scuola, formazione, compagnie e istituzioni.
La programmazione è orizzontale: prende un po’ tutte le realtà territoriali e cerca di lanciare il sito come rete del teatro sociale e piattaforma informativa.
Che poi è l’unico modo in cui possiamo pensare di sopravvivere alla crisi del teatro, lasciando perdere anche il grande teatro che va avanti senza di noi. Di questo il convegno Che lingua parli, in programmazione per l’1 e il 2 febbraio, è l’apice. Con esso riempiamo l’esperienza: esponenti di rilevanza nazionale si incontreranno per discutere delle tecniche e dei linguaggi del teatro sociale, molto frequentato e praticato, ma mai abbastanza socializzato.

Un festival è anche un’occasione di incontro. Come favorisce TESPI l’incontro tra pubblico e performance?

Il festival è un’occasione per intrecciare rapporti.
Prova a vedere la specificità: noi invitiamo produzioni di teatro sociale che altrimenti non andrebbero in scena, e le portiamo al pubblico delle scuole lavorando direttamente con gli insegnanti, prima con la formazione e poi con la didattica e la visione. I ragazzi vengono a vedere uno spettacolo di teatro sociale anziché di teatro infanzia.
C’è anche un’innovazione specifica nell’organizzazione, nel modo di guardare questa forma di teatro.

Lo spettatore ha per voi gioca un ruolo fondamentale. Come lavorate sulla didattica della visione?

Noi facciamo ogni anno 150 spettacoli di teatro ragazzi. Quando è nata l’idea del festival di teatro sociale una possibilità che abbiamo subito intrapreso è stata quella di tenere laboratori di didattica sulla visione, con la Casa dello Spettatore con cui collaboriamo da alcuni anni nella nostra stagione proprio perché anche lo spettatore è per noi un punto di ricerca e di fondamentale interesse sia nella produzione che nell’organizzazione.

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TESPI Festival di Teatro Sociale – Jesi, Chiaravalle, San Marcello
26 gennaio – 4 febbraio 2019

ATGTP Associazione Teatro Giovani Teatro Pirata
con il sostegno di Fondazione Cariverona
in collaborazione con AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Ambito Territoriale Sociale n.12Malati di Niente, Fondazione Pergolesi Spontini, Comune di San Marcello, Nuovo Spazio Studio Danza, Associazione Commercianti di Jesi Centro
con il contributo di MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali



Categorie:Cultura e società, Interviste, Novità, Partnership, Scena, Teatro

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