A sbagliare le storie: Munarin reinterpreta Rodari

LEONARDO DELFANTI | L’anno prossimo saranno trascorsi quarant’anni dalla morte di Gianni Rodari, un uomo che è riuscito a crescere senza dimenticarsi di essere stato bambino.
Rodari, uno dei principali teorici dell’arte di creare storie, ha dato vita a una letteratura per ragazzi sterminata, alla quale noi tutti dovremmo accedere per riscoprirci come fanciulli e lettori.
Da questa fonte Alberto Munarin, già danzatore di Ersilia Danza, ed Elena Governo attingono per lo spettacolo A sbagliare le storie, quando le favole erano al telefono dall’omonima favola contenuta nella raccolta Favole al Telefono del 1962.

Lo spettacolo autoprodotto da Munarin per il Collettivo Room n.4  è andato in scena alla Fucina Culturale Machiavelli di Verona, all’interno della rassegna La Fucina dei Piccoli.
Favole al telefono è un insieme di fiabe nate da diversi esercizi linguistici mirati a creare nuovo materiale disordinando gli elementi presi dalle trame tradizionali.
Tra i settanta brevi racconti, A sbagliare le storie narra di un nonno che si ostina a raccontare la storia di Cappuccetto Rosso, Verde, Nero e così via, incurante delle correzioni della nipotina.

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Munarin sceglie una messa in scena principalmente danzata.
La vicenda si svolge in una stanza, spazio di gioco privilegiato di Giovannino Perdigiorno e Alice Cascherina: un locus amoenus ridotto a una sedia, un insieme di vestiti e un fondale co telo per proiezioni video.
I due fratelli cercano di ingannare il trascorrere del tempo giocando: pantomima, danza moderna e a tratti hip hop si susseguono di duetto in duetto su musiche che spaziano da Bijork a Einaudi.
Tutto lo spettacolo è intervallato dalla voce fuori campo del padre, il quale racconta della sua vita genitoriale, della fatica e dell’amore necessari per crescere dei figli.
Giovannino e Alice dialogano solo nelle due scene finali, quando descrivono con l’ausilio di un’interazione video, l’amore, le storie di re Mida, degli Uomini di Burro o dei cannoni che sparano fiori; uno dei rari momenti in cui si percepisce il legame con Rodari.

La definizione stessa di spettacolo di teatro-danza dunque, viene messa in discussione da scelte che prediligono una partitura coreografica densa seguita da brevi momenti di recitazione, piuttosto che da una sintesi primordiale tra gesto e parola, capace di superare le barriere che la forma del teatro e della danza singolarmente prese pongono.

L’idea di inserire una video-proiezione, firmata Marco Carpanese, faciliterebbe la narrazione delle favole; tuttavia si basa su una grafica che non è armonizzata con la regia e perciò il più delle volte risulta essere più un elemento di distrazione che di accesso alla narrazione.

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Munarin e Governo sono sicuramente un duo molto affiatato, dalla comprovata abilità, ma l’impianto coreografico non arriva a trasmettere profonda attinenza con il tema trattato: sia le scelte musicali che la sequenza logico-narrativa delle singole coreografie non creano, a nostro avviso, quella necessaria sintonia tra pubblico e performer che permette ai bambini di sentirsi coinvolti. Tanto più che nel dibattito finale Munarin conferma di aver utilizzato pezzi che aveva già nel suo repertorio.
Ci si sarebbe aspettati un maggiore approfondimento del gioco linguistico, creativo ed educativo offerto da Rodari. Munarin, che afferma di voler esplorare il tema dell’alfabetizzazione emotiva, sembra non osare abbastanza, soprattutto data la grande tecnica di danza che lo supporta.

 

A SBAGLIARE LE STORIE, QUANDO LE FAVOLE ERANO AL TELEFONO

autoproduzione Alberto Munarin per Collettivo Room n.4
regia e coreografie Alberto Munarin
in creazione con Elena Governo
animazione video Marco Carpanese
voce fuori campo Efrem Bressan
organizzazione Confluenze Associazione Culturale

Fucina Culturale Machiavelli
20 gennaio 2019



Categorie:Danza, Letteratura, Novità, Recensioni, Scena, Teatro

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