I “tamarri” di Pasolini erano più felici di quelli del secondo millennio?

LAURA BEVIONE | Benché nato quale spettacolo site specific, pensato per il Teatro Argentina e destinato a un’esistenza breve ed esclusivamente romana, Ragazzi di vita messo in scena da Massimo Popolizio è in questi mesi in tournée per l’Italia, offrendo così la possibilità non soltanto di familiarizzare con il romanzo pasoliniano ma anche di riflettere su quanto sia cambiata la fisionomia del cosiddetto “sottoproletariato” in questi ultimi sessant’anni – l’opera fu pubblicata nel 1955 – o, meglio, come si sia trasformata la realistica immaginazione di quel “popolo” che abita le periferie e le zone più degradate delle nostre metropoli.

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Foto Achille Le Pera

Massimo Popolizio, insieme a Emanuele Trevi, autore della drammaturgia, non tramuta in dialoghi il romanzo ma – seguendo il modello di Luca Ronconi, del quale il primo fu uno degli interpreti prediletti e il secondo collaboratore per l’Antro delle ninfe – lo dice, passando senza soluzione di continuità dalla prima alla terza persona e inserendo un personaggio – interpretato da Lino Guanciale – che è quasi controfigura dell’autore; una sorta di narratore né onnisciente né giudicante anzi a tratti lesto a stupirsi e a simpatizzare.

Popolizio è, soprattutto, particolarmente attento a sfuggire facili sociologismi o analisi antropologiche – estranei allo stesso Pasolini – prediligendo, al contrario, una dimensione da fiaba contemporanea che, sottraendo al naturalismo la pittura del sottoproletariato delle borgate romane, ne riesce a cogliere più efficacemente l’anima, sfaccettata e pluridimensionale.

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Foto Achille Le Pera

Un microcosmo affollato e policromo, attraversato da alcuni personaggi guida – primo fra tutti Riccetto, il ragazzo rossiccio, allo stesso tempo spietato e ingenuo, privo di scrupoli eppure capace di salvare una rondine, incarnato da Lorenzo Grilli – e da un’umanità varia e fondamentalmente intenta a vivere meglio che può, ossia cercando di soddisfare bisogni e voglie, anche se ciò significa rubare su un tram oppure concedersi nella cabina di uno stabilimento balneare.

C’è la comicità – amara ma non sarcastica – e c’è tanta poesia, al suo apice nell’episodio del fusajaro – il venditore di lupini, in scena Alberto Onofrietti – che vorrebbe tanto potersi comprare il maglioncino azzurro che ogni giorno contempla nella vetrina di un negozio.
Lirismo, apparente leggerezza, bonaria ironia che non sono indice di paternalismo, di sottovalutazione di una condizione oggettivamente complessa bensì strumenti adottati per garantire una certa necessaria distanza al nostro sguardo critico.

Pasolini era ben consapevole delle contraddizioni e delle miserie di quei ragazzi, di quegli uomini e di quelle donne di cui narrava le quotidiane gesta: una sopravvivenza ognora riconquistata e mai garantita e proprio per questo spremuta fino all’ultima goccia di piacere. Un vitalismo atavico e dunque istintuale, rabbioso ed egotico. Un’umanità ritratta nella sua immutabile essenza, che la deformazione letteraria – e teatrale – sottolinea e illustra nei suoi minimi dettagli.

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Foto di Achille Le Pera

E, allora, i “tamarri” che abitavano la Roma del secondo dopoguerra, alle soglie del miracolo economico, non erano né più felici né più tristi dei propri contemporanei del quartiere Prati, così come non si è modificato il volubile stato d’animo dei romani – e degli italiani – di oggi. E questo poiché a Pasolini – ben assecondato da Popolizio e dal suo folto e trascinante cast – non interessava scrivere un trattato di antropologia culturale né tanto meno un instant book di cronaca, quanto raccontare l’umanità nelle sue infinite e imprevedibili manifestazioni, quelle più grette, certo, ma anche quelle di genuino altruismo. E l’arte sovente dice più della nostra contemporaneità di un articolo di cronaca…

 

RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini

drammaturgia Emanuele Trevi
regia Massimo Popolizio
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
video Luca Brinchi, Daniele Spanò
canto Francesca Della Monica
interpreti Lino Guanciale, Sonia Barbidoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Teatro Carignano, Torino
31 gennaio 2019



Categorie:In evidenza, Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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