Il teatro di Enrico Casale, fra classici, disabilità e diabolica normalità

RENZO FRANCABANDERA | Il percorso di artista del regista Enrico Casale profuma un po’ di dannazione. Casale è, infatti, senza dubbio uno dei migliori talenti, per profondità di pensiero, sulle arti sceniche, oggi, in Italia, eppure la sua pratica è randomica, discontinua, non legata a una logica produttiva di qualsivoglia natura. È proprio l’idea incarnata del fottuto artista. Lo si vorrebbe inquadrato in logiche da grande allestimento,  in situazioni kolossal per vedere cosa è capace di tirar fuori, dopo quella sua opera prima, trasposizione dell’Ubu rex, che ci fece gridare al piccolo capolavoro. E invece lui si rifugia nel suo eremo creativo fra Liguria e Toscana, fra La Spezia e l’entroterra, fino alle cave di marmo. Terra anarchica da sempre.
Ricordo ancora quella recita, ospitata a Milano al Pim Off, dove poi il regista ha continuato a presentare i suoi lavori anche in virtù di un rapporto spesso di sostegno produttivo dato da Maria Pietroleonardo a questo talento ligure di stanza a La Spezia. Lì lavora con la sua compagnia, Gli Scarti, che già nel nome postula il suo essere periferia del teatro, burattino gettato nella monnezza come Totò e Ninetto Davoli in Che cosa sono le nuvole?, diretto da Pier Paolo Pasolini. E che, riverso nel munnezzaro, recita poesie.

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Ubu rex

Ciò che a questo punto è possibile dire, ora, del percorso come regista e attore all’interno della Compagnia degli Scarti è proprio il suo essere fra i pochissimi interpreti di un codice di crudele surrealtà scenica: Casale costruisce spettacoli in cui si fa interprete di un paradigma soggettivo che, proprio calando lui come “normale” dentro un gruppo di persone con handicap, finisce per raccontare l’assolutezza di queste figure dal tratto spirituale. Ecco che il Casale-Faust nel recente e potente Faustbuch è più demoniaco, nella sua insoddisfazione, persino del povero satanasso. È la mediocrità a essere diabolica, la normale ambizione dell’individuo a ricoprirsi di aspettative proiettate sull’edonistica gloria di una qualche forma di celebrità, cui l’attore regala un sembiante becero. L’ambizione in mutande e calzini bianchi e vestaglia di seta. Ecco, la società in miniatura.

FaustBuch-heder.jpg

Quale sembiante assume, oggi, il tentatore capace di rubare l’anima? Il Faust contemporaneo di Casale, che ambisce alla fama, magari quella social su Facebook, diventa un antropomostro, Faustbuch, che in realtà è un uomo qualunque, un mediocre, un povero stronzo, che per riuscire nel suo tentativo di valere qualcosa è costretto a vendersi. A pagarsi il post in evidenza, per far vedere che esiste.

La struttura compositiva e creativa del regista, si muove, da alcuni spettacoli, attorno a stimoli archetipici identificabili, che tratteggiano antinomie, contrasti: i veri miti contro i falsi miti, a partire da quelli letterari; la purezza dell’ingenuità contro la sovrastruttura sociale, malata di auto rappresentazione, l’essenzialità iconica del cinema muto in bianco e nero contro i mille stimoli del massmediale contemporaneo.
Casale usa il Faust di Marlowe come pretesto per sviluppare il tema della brama di successo nell’era contemporanea, ma continua a tessere il filo sui peccati capitali, sulle fragilità dell’individuo contemporaneo. E come le racconta? Creando uno specchio crudele fra se stesso, incarnazione del vizio, e alcuni attori disabili – fragili, componenti della Compagnia Gli Scarti – da sempre perfettamente integrati nella tessitura dei personaggi. Anzi, fondamentali in questo gioco di rimandi e riverberi su chi e cosa è davvero incarnazione del fragile oggi.
Tornano alla mente fotogrammi di due creazioni imperfette e mi viene da dire “non comprese” dai cultori dei linguaggio scenico, come La Serva Padrona (finalista Premio MyDreams -TPE Torino), e il Big Biggi One Man Show, quest’ultima a dir poco d’avanguardia se si pensa a quello che ci saremmo fatti propinare tre quattro anni dopo dalla Agrupación Senor Serrano, con telecamere e pupazzetti in scena. Ma tant’è, trattare la condizione differente con una qualche normalità capace di estrapolarne un codice autentico, risulta a tutt’oggi faticoso e incomprensibile a molti. Certo parliamo di creazioni necessariamente sporche, a tratti velleitarie e fastidiose. Ma che noia il teatro precisino che non arriva da nessuna parte!

Kaligola__I_Due_Dottori_Si torna allora davvero alle tematiche de L’ultimo Kaligola, anche questo lavoro nato anni fa su stimolo della Pietroleonardo, e ispirato a un classico, Caligola di Camus, e anche questo trasposto fino a che dell’originale più nulla restava se non il tema attuale del rapporto fra crudeltà ed essere umano. Ed è incredibile come rimescolando  gli ingredienti e riposizionandosi su minime variazioni tonali di personaggi archetipici che riportano a ruoli fondanti della struttura della fabula, Casale riesca a ricondurre queste costruzioni, provenienti da stimoli letterari diversissimi, ad atterrare poi magicamente tutti sulla stessa pista.

A tutt’oggi, se dovessi pensare ad alcuni nuclei poetici del teatro fruito nell’ultimo decennio in Italia, non potrei far a meno di considerare il lavoro degli Scarti e di Casale come una delle maggiori ricchezze passatemi sotto gli occhi. Un costruire pensiero del teatro che, ca va sans dire, non ha nulla a che fare con questioni di teatro sociale. Perché questa aggettivazione del sacro sostantivo, nell’abuso che se ne sta facendo, inizia a diventare finanche urticante e sta alimentando speculazioni che poco o nulla hanno a che fare con la poetica della scena. Qui siamo invece davvero dentro il nucleo incandescente del Teatro. Qui si sente la puzza dell’attore, lo specchio fastidioso dell’essere umano, il senso della miserabile autorappresentazione dell’Uomo nel suo oggi, l’attualità possibile e drammatica di un mass medium.
Maledetto Casale! Pagami da bere almeno, quando avrai finito di leggere.

 

FAUSTBUCH

Regia e drammaturgia Enrico Casale
Scene Alessandro Ratti
Interpreti Enrico Casale, Andrea Burgalassi, Michael Decillis, Ivano Cellaro
Produzione Gli Scarti

Pim Off, Milanocol sostegno di Ministero dei Beni Culturali – Mibact e Regione Liguria nell’ambito del bando “Abilità al Plurale” – progetto “La danza degli uomini uguali” in partenrship con Isforcoop

Menzione Speciale e Premio della Giuria Ombra
Premio Scenario 2017 – Santarcangelo Festival



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