Metamorfosi Festival: il viaggio dell’arte dalla periferia al cuore della comunità

GIF metamorfosiRENZO FRANCABANDERA | La città. Chi la abita? Chi la attraversa, la trasforma e perchè?
Come la si può ripensare e a che serve l’arte in una comunità?
Come condividere i temi della felicità, della conoscenza, del benessere comune?
Sono domande che cercano risposte nel cortocircuito del nostro tempo.
La sovrapposizione fra geografia, economia, società, popoli, sviluppo, linguaggi dà luogo a  complessità che la politica da sola non è in grado di risolvere. Occorre ripensare il senso della comunità.
Guardando in controluce questi elementi, nelle sue stratificazioni iniziate decenni addietro, si arriva a ciò di cui Metamorfosi Festival si occuperà nei prossimi giorni a Brescia.
Lo pensano come una sorta di indagine sulla “salute mentale della città”, le tre fondatrici di Teatro19, ovvero Valeria Battaini, Francesca Mainetti, Roberta Moneta, che hanno avviato alcuni anni fa (quasi quindici ormai) il loro percorso nell’arte teatrale nell’area del capoluogo lombardo con l’auspicio di una relazione diretta con il pubblico, coinvolgendo anche artisti e figure sempre diverse per arricchire, con le esperienze soggettive, il percorso della comunità locale.

In questo modo Teatro19 ha instaurato nel tempo collaborazioni con gli enti del territorio e con altri festival e teatri, come  Acque e Terre Festival, Crucifixus Festival di Primavera, Teatro Litta di Milano. Dal 2011 organizza BARFLY – Il teatro fuori luogo, e dal 2015 organizza, METAMORFOSI FESTIVAL – scena mentale in trasformazione, in partenariato con UOP23 della ASST Spedali Civili di Brescia e Animali Celesti – teatro d’arte civile. È, inoltre, parte di Recovery.net, progetto promosso da soggetti pubblici, privati e del terzo settore che a vario titolo concorrono alla promozione e all’attuazione di interventi e strategie locali per la salute mentale nel territorio della Lombardia Orientale.

Questa quinta edizione del Festival si concentra proprio sul tema del rapporto fra comunità, geografia urbana e sistemi di felicità collettiva, con un’ottica trasformativa di recovery del centro abitato, in cui l’azione teatrale trasforma, in modo concreto, gli spazi umani/urbani anche architettonicamente complessi; come la Torre Cimabue, che sarà attraversata da momenti creativi differenti.
La cifra generale del Festival nell’edizione 2019 è proprio l’attraversamento.

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In filigrana quel tema sottostante, che nasce dal rapporto con l’istituzione sanitaria e porta a riflettere sull’equilibrio mentale collettivo. La città come grande mente, i suoi abitanti come i suoi gangli di pensiero, neuroni, e le relazioni umane come le sinapsi che li collegano. Quando le relazioni umane vive si spengono, quando passano attraverso i social media e la morte della solidarietà del vicinato, quando il quartiere muore, aree del cervello si spengono, inizia la disgregazione del tessuto connettivo, che fa perdere memoria, identità, ragione del coabitare.
Attraverso il teatro della follia e la follia del teatro, dentro la città e fuori dall’edificio teatrale gli artisti coinvolti nel festival (sono molti e appartenenti a uno spaccato interessante della scena nazionale) cercheranno quindi di percorrere e attraversare il luogo città.
Gli spettacoli e le azioni si sviluppano geograficamente in diverse parti di Brescia, disegnandone la mappa; un tracciato che mette in relazione gli spazi “alti” della cultura (Museo Santa Giulia, Tempio Capitolino, Teatro Sociale), quelli del teatro e dell’arte contemporanea (Mo.Ca e Teatro Idra), la periferia multietnica ed ex industriale (Via Milano), la periferia residenziale e l’edilizia popolare (San Polo).

Il Festival, come dicevamo, è parte del progetto Recovery.net finanziato da Fondazione Cariplo con il bando Welfare in Azione 2018. Questo bando di fatto sposa gli obiettivi con cui Teatro 19 si muove sul territorio e che sono:

  • favorire la partecipazione alla cultura, in particolare allo spettacolo dal vivo, di persone con disabilità psichica, anche attraverso il coinvolgimento di tutti i cittadini sui temi del benessere psicologico
  • costituzione di una rete regionale e sovra-regionale di realtà che mettono in relazione arte e salute mentale
  • promuovere coesione e identità comunitaria sperimentando nuovi modi di fruizione della cultura, mettendo in relazione ambiti e pubblici diversi

foto 8 Non Ho Niente Da Dire wmCosa può dunque aspettarsi chi partecipa al festival?
Senz’altro un mix di pensieri e azioni sullo spazio metropolitano, già partito nei giorni scorsi con un workshop gratuito di preparazione all’azione teatrale Il Minotauro scritto da Alessandro Garzella e diretto insieme a Francesca Mainetti, che si terrà al Museo di Santa Giulia sabato 23 marzo in apertura del festival. I due artisti presenteranno poi nei giorni successivi altri lavori individuali come L’Ombra Di Joenes e D.IO o D.ell’inferno quotidiano con la regia della Mainetti e Pinocchio nel Paese dei Lucignoli di Garzella.
Ricco di eventi anche il secondo weekend che partirà nei giorni del 29 e 30 con due incontri sul tema della città e della periferia negli attraversamenti progettuali e di pensiero. Ma non mancheranno spettacoli e concerti, con Non ho niente da dire con Benedetta Barzini e Gianluca De Col, quest’ultimo che firma regia e drammaturgia, per chiudere poi la giornata del 29 con il concerto di Angela Kinczly – S I L E N T.
Sabato 30 andrà in scena It’App to you, uno spettacolo – vincitore di Inbox 2018 – di Bahamut, compagnia teatrale nata nel 2015 a Reggio Emilia e formata da tre giovani attori: Andrea Delfino, Paola Giannini e Leonardo Manzan; per chiudere poi con Anelante di Antonio Rezza domenica 31 marzo, con l’artista che incontrerà il pubblico nel pomeriggio al Teatro Sociale.
Il festival prosegue e idealmente finisce i giorni seguenti nell’ultimo intreccio fra teatro e pratiche dell’arte al servizio del welfare con il workshop dedicato a teatranti professionisti e a utenti della salute mentale tenuto da Renata M. Molinari.

UN VIDEODOCUMENTO DI INTRODUZIONE

CALENDARIO edizione 2019

domenica 17 marzo
ore 15- 19 Fuori Dal Labirinto – laboratorio R.S.A. Arici Sega

sabato 23 marzo
ore 19 Il Minotauro – azione teatrale di strada Museo di Santa Giulia, Viridarium
lunedì 25 marzo
ore 19 e 21 D.IO o D.ell’inferno quotidiano Torre Cimabue

martedì 26 marzo
ore 17 e 19 D.IO o D.ell’inferno quotidiano Torre Cimabue
ore 21 Non Ci Resta Che Vincere Nuovo Edenmercoledì 27 marzo
ore 18 Lettura Compagnia Dei Ragazzi Mo.Ca
ore 19 Serendippo Live Mo.Ca
ore 21 L’Ombra Di Joenes Mo.Ca

giovedì 28 marzo
ore 19.30 Lettura Compagnia Dei Ragazzi Mo.Ca
ore 21 Pinocchio nel Paese dei Lucignoli Mo.Ca

venerdì 29 marzo
ore 9.30 – 13 Recovery City Lab Casa delle Associazioni
ore 18.30 D.IO o D.ell’inferno quotidiano Torre Cimabue
ore 21 Non Ho Niente Da Dire Mo.Ca
ore 22.15 Concerto Angela Kinczly Mo.Ca

sabato 30 marzo
ore 9.30 – 13 Recovery City Lab via Milano
ore 15 Interferenze – esperienze e territori Mo.Ca
ore 18.30 Incontro con Benedetta Barzini Mo.Ca
ore 21 It’s App To You Mo.Ca
ore 22 Lettura Compagnia Dei Ragazzi Mo.Ca

domenica 31 marzo
ore 16.30 Incontro con Antonio Rezza Teatro Sociale
ore 20.30 Anelante Teatro Sociale

martedì 2 – giovedì 4 aprile
ore 10.30 – 12.30 e 14 – 16 Workshop con Renata M. Molinari R.S.A. Arici Sega

 

 

 



Categorie:Novità, Performing Arts, Satura, Scena, Teatro

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