Tra memoria, favola e poeticità: ‘N cielo e ‘n terra di Carlo Gallo

PAOLA ABENAVOLI | Una ricerca nella memoria, nei racconti degli anziani, nelle leggende, per ricostruire il presente e guardare al futuro. Un’azione che è teatrale e antropologica al tempo stesso: è quella che il Teatro della Maruca di Crotone porta avanti da tempo, sia con il teatro di figura, con l’attività dedicata ai più giovani, realizzata da Angelo Gallo, sia con il teatro di narrazione, di cui è interprete il fratello Carlo. Quest’ultimo è attore impegnato su più fronti, anche cinema e serie tv, tra gli interpreti più apprezzati della nuova generazione.

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Foto Marco Costantino

Proprio Carlo Gallo, dopo il successo di Bollari – Memorie dallo Jonio, è tornato a proporre un viaggio che prende le mosse dalla memoria e, con una drammaturgia che mescola sapientemente leggenda, narrazione moderna, poeticità e aspetti comici, unisce due racconti, tra cielo e terra – come recita lo stesso titolo, ‘N cielo e ‘n terra – per narrare la sua terra, la Calabria, in modo in realtà inedito e universale. Gallo, infatti, esce dagli stereotipi e utilizza aneddoti per sovvertire il luogo comune e far prevalere umanità, accoglienza, di una civiltà quasi sospesa tra due mari.

Da qui l’idea di mettere in scena due storie. La prima, ‘U pruppu du re, prende spunto da un’antica filastrocca ascoltata da un anziano a Le Castella. Gallo la recupera  mescolandola ad altre storie che hanno a che fare con il realismo magico. Una leggenda che guarda a un luogo diviso, appunto, tra il cielo – quello abitato dai reali e da una principessa che, come una Turandot al contrario, decide che sceglierà il proprio marito tra chi le fornirà un indovinello al quale lei non troverà risposta – e la terra, dove risiede un giovane che tenta questo indovinello, sapendo che, se sbaglierà, troverà la morte. Una storia che parte però dal mare, quello che fornisce saggezza, curiosità, enigmi, misteri e leggende: «le fiabe – afferma Gallo – sono dei luoghi, e questa doveva diventare una fiaba di mare». Quel mare da cui parte il giovane, ritrovandosi poi re, a poter decidere del destino degli altri, in un ribaltamento di ruoli, di certezze e di punti di vista.

La seconda storia, invece, trae spunto da un aneddoto di cui Gallo ha voluto sovvertire il significato, in origine molto cinico, prendendolo solo come spunto per far luce sulla vera essenza dei suoi corregionali, sulla loro grande umanità, che fa ricredere il Padreterno – qui ‘U Patre Rannu, che è poi il titolo della seconda storia – e gli fa riposizionare questa terra bellissima tra due mari, rendendola unica. Una terra creata da Dio con amore, donando le sette note, cui il diavolo però toglie il “Si”, gettando gli uomini nel caos e mettendoli gli uni contro gli altri, fino al perdono, davanti all’umanità vera che si svela. Un racconto che, spiega l’autore, nella parte della creazione prende spunto da Quando fu il giorno della Calabria, di Leonida Repaci, cercando di dare un respiro più universale.

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Foto Marco Costantino

Due vicende che trovano la loro forza, allora, nella terra, nel mare, in questa contrapposizione fra cielo (nel caso della seconda, è il cielo divino, in cui l’umano torna, in maniera anche ironica, e pure con la disperazione-rassegnazione di un Dio, prima attonito, poi compassionevole) e terra, dove l’uomo viaggia dentro se stesso, si scopre e riscopre ogni volta, come seguendo quella filastrocca antica e quasi incomprensibile da cui prende spunto l’artista.
Un attore che rinverdisce la figura del cantastorie, ma con una sapienza nuova, moderna: con una gestualità ammaliante, sapientemente dosata e costruita; con un linguaggio che affonda le radici nel dialetto, in una riscoperta, anch’essa dal sapore antropologico e storico, mai compiaciuta, bensì autentica; con una costruzione drammaturgica, come già detto, molto interessante, che dalla favola, dal cunto parte per divenire appieno teatro contemporaneo. Ancora, con un apporto musicale che è tenue e intenso al tempo stesso, sottolineante ed evocativo. Soprattutto di quel mare che si insinua tra cielo e terra, che sembra unire questi due elementi e che trasporta il protagonista tra storie che vanno ricordate, per recuperare un’identità, per darle forza attraverso la lettura di un giovane che guarda alla memoria senza retorica, ma nella sua accezione più alta.

 

‘N CIELO E ‘N TERRA

di e con Carlo Gallo
incursioni sonore di Emmanuele Sestito
produzione Teatro della Maruca

Festival Raccontami un Castello

Castello Aragonese – Reggio Calabria
16 marzo 2019
Prima nazionale

 

 



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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