Donne che odiano le donne in “Baccanti Rewind” per DonneTeatroDiritti

MARGHERITA SCALISE | Perché non ricostruire all’indietro la storia di un mito, a partire dalla sua fine, per interrogarsi sulle sue conseguenze?
Questa è l’idea alla base di Baccanti Rewind, in scena fino al 24 marzo al PACTA . dei Teatri Salone di via Ulisse Dini, presentato all’interno del Progetto DonneTeatroDiritti. Il testo di Maddalena Mazzocut-Mis, con la regia di Annig Raimondi e Paolo Bignamini, ripercorre la storia delle Baccanti euripidee ambientandolo in un istituto psichiatrico. Agave (Annig Raimondi) viene accompagnata nell’istituto di cura dalle due sorelle (Maria Eugenia d’Aquino e Paola Romanò), dopo l’esilio da Tebe. Qui viene forzata a rivivere l’intera vicenda, a partire dall’arrivo a Tebe del dio Dioniso in fattezze di uomo. Le due sorelle, con camici da infermiera, interpretano mano a mano i ruoli di Penteo, Dioniso, Cadmo, costringendo Agave a riascoltare l’evoluzione dei fatti che l’ha condotta alla pazzia dopo l’uccisione del proprio figlio. Agave viene così costretta a farsi carico delle azioni di tutte le Baccanti e diventa unico capro espiatorio, sgravando il peso dalle spalle del resto della società.

baccanti_6L’idea di ripetizione è coniugata in diversi aspetti dello spettacolo. Il più evidente è, appunto, relativo alla riscrittura drammaturgica, che fa un “rewind” della fabula originaria: tutto è già avvenuto, ma lo spettacolo riracconta la storia come se fosse al punto di partenza, per poi ri-svolgerla, come un nastro.

Il doppio coinvolge anche la duplice finzione teatrale delle due sorelle, che interpretano (in qualche modo prendono su di sé) i ruoli altrui e re-citano le loro battute – lasciando spazio per piccoli siparietti metateatrali interni alla finzione – « Non interrompermi! Tu devi dire la tua battuta una volta che io ho finito la mia!». Oltre a ciò, la duplicità è evidente anche nell’utilizzo di maschere, diverse di volta in volta a seconda del personaggio interpretato, realizzate in collaborazione con il progetto riabilitativo e innovativo di RI-COSTRUZIONE del USC Psichiatria del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Lodi. Particolarmente interessante la maschera di Agave, un volto verde con due ante laterali, indossata come per nascondersi dal mondo per non vedere e non ricordare il gesto compiuto.

Baccanti-rewind_Agave_fotoFulvioMichelazziUn tema particolarmente evidente, raccontato più volte dalle reminiscenze di Agave, è quello politico e sociale: l’abbandonarsi al culto di Dioniso viene letto alla luce del desiderio di abbandonare una politica piena di compromessi e di stampo esclusivamente maschile per trovare uno spazio femminile di ribellione. Non manca, però, la lucidità per leggere come nelle Baccanti siano poi state proprio le donne a essere manipolate dagli uomini per giustificare politicamente l’arrivo dello straniero (Dioniso); donne rese pedine folli di un progetto politico maschile.

La figura della donna viene, quindi, ridicolizzata, rappresentata in una dimensione ultra-subordinata, schiavizzata; ciò che rende ancora più terribile la vicenda di Baccanti Rewind è come Agave non diventi capro espiatorio di tutte le colpe del popolo tebano solo per conto degli uomini, ma addirittura delle sue stesse sorelle. Si riflette qui l’atteggiamento maschilista delle donne che disprezzano le donne: un comportamento purtroppo ancora molto diffuso nella nostra società, in cui spesso sono proprio le donne ad aizzarsi contro i costumi morali di altre donne. La propagazione dell’odio tra chi dovrebbe essere dalla stessa parte, sostenersi, è un meccanismo politico molto in voga; sono recenti le immagini delle ragazze manifestanti esposte sulle pagine social del Ministro dell’Interno italiano, messe in pasto alla pubblica gogna. La ridondanza di commenti di puro odio da parte di utenti donne è spaventosa, proprio per la violenza con cui designano un obiettivo su cui sparare a zero.

 

BACCANTI REWIND
da Euripide

drammaturgia Maddalena Mazzocut-Mis
regia Annig Raimondi e Paolo Bignamini
con Maria Eugenia D’Aquino, Maria Grosso, Annig Raimondi, Paola Romanò
luci e spazio scenico Fulvio Michelazzi
musiche originali Maurizio Pisati
costumi Nir Lagziel
assistenti alla regia Maria Grosso e Gianmarco Bizzarri
produzione PACTA . dei Teatri
in collaborazione con ScenAperta-Altomilanese Teatri, Università degli Studi di Milano e il progetto riabilitativo RI – COSTRUZIONE del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASST di Lodi



Categorie:Cultura e società, Novità, Partnership, Recensioni, Scena, Teatro

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