I “figli di nessuno” zambiani tra emarginazione e volontà di riscatto

ROBERTA RESMINI | È andato in scena allo Spazio Teatro No’Hma di Milano il debutto italiano di Broods of Any  con la regia di Martin Chishimba.
Il lavoro fa parte della decima edizione del Premio Internazionale Teatro Nudo di Teresa Pomodoro (qui il programma), ideato per valorizzare nuove drammaturgie di autori provenienti da Paesi disagiati e dedicato, in questa stagione, all’Africa. Intitolato alla memoria di Teresa Pomodoro e alla sua concezione del teatro come spazio aperto alla contaminazione e all’incontro, il premio offre la possibilità ad artisti e compagnie teatrali italiane e internazionali emarginate e senza risorse di inserirsi all’interno di un circuito artistico con lo scopo di sostenere uno scambio culturale libero. Ogni spettacolo diventa così, occasione di crescita e condivisione aperta a tutti, senza distinzioni di età, classe sociale, sesso e appartenenza geografica.

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Broods vede in scena otto ragazzi nella loro dura lotta quotidiana per la sopravvivenza. Sono soli, senza una famiglia né una rete sociale a supporto e l’unica strategia per poter sopravvivere è adattarsi alle leggi della vita di strada. Dormono su cartoni recuperati, per addormentarsi sniffano colla, bevono l’acqua delle pozzanghere, si cibano di rifiuti, ogni tanto rubano, a volte chiedono l’elemosina; vorrebbero lavorare ma non hanno le risorse per poterlo cercare.
Le loro sono storie di orfanilità, di malattie, di HIV, prostituzione e abusi, di zuffe e di sparatorie. Indosso abiti stracciati, sporchi, sicuramente recuperati anch’essi dall’immondizia.
Le loro vicende fanno emergere le contraddizioni della disgregata società zambiana. Fanno, infatti, comparsa sul palcoscenico alcuni rappresentanti del ceto medio: due poliziotti corrotti che cercano di intascarsi i soldi di una multa comminata ingiustamente, un uomo d’affari che cerca di offrire dei lavoretti ai ragazzi ma senza grandi riscontri e una signora, forse medico di professione, che si prende cura di un ragazzo ferito in una sparatoria e che, ogni tanto, come se si trovasse spettatrice lei stessa dello spettacolo, sente il dovere di spiegare al pubblico la realtà della vita di strada dei ragazzi.

Recitano in inglese, la lingua ufficiale dello Zambia, retaggio della lunga colonizzazione dell’impero britannico, con alcuni intercalari in francese e alcuni momenti in cui parlano in uno dei loro dialetti bantu. Sullo schermo dietro di loro i sottotitoli in italiano che permettono di seguire i loro discorsi, talvolta deliranti, di paure e speranze.

teatro.it-broods-of-any-figli-di-nessuno-01Gli attori in scena sono ragazzi che il regista, Martin Chishimba,  ha recuperato dalla strada grazie all’associazione Twangle, da lui stesso fondata, per insegnare loro il mestiere del teatro, dando la possibilità a quei giovani che sognano di essere attori di esserlo veramente e di essere in grado di trasmettere, attraverso la voce e il linguaggio del corpo, messaggi scottanti esprimendo, al contempo, un legame profondo con la terra d’origine.
Martin Chishimba è il primo ragazzo del continente africano a frequentare la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, lavorando in alcuni dei più importanti teatri italiani. Attraverso la dimensione del teatro si propone di costruire un ponte tra lo Zambia e l’Europa, con lo scopo di far conoscere la realtà della propria terra e di avviare, nel suo Paese, una cultura teatrale capace di risvegliare le coscienze e riflettere su temi di interesse collettivo. In un contesto perennemente compresso tra il passato tradizionale e il presente globalizzante, la mancanza di spazi di espressione artistica della propria tradizione acuisce la tendenza a uno sviluppo che non tiene conto dell’inclusione e della comprensione della diversità.

In questo lavoro il suo grande merito è stato quello di riuscire nel compito di valorizzare le capacità e attitudini dei ragazzi in scena, ai quali viene lasciata libera espressione. Sono corpi atletici e voci in grado di riempire senza sforzo lo spazio del teatro, soprattutto nel finale della rappresentazione, quando viene improvvisata una canzone rap in cui ogni strofa inizia per «Under the colours of our nation» (nei colori della nostra nazione) e attraverso la canzone conclusiva «My Zambia: my mother, father, brother, sister, my family» (Il mio Zambia: mia madre, padre, fratello, sorella, la mia famiglia).

Broods of Any è uno spettacolo che fa riflettere sulle conseguenze del colonialismo europeo nel continente africano, che ha di fatto precluso la possibilità di sottrarsi a una condizione di povertà cronica, come sottolinea, peraltro, l’economista africana Dambisa Moyo. In questo è emblematico il delirante monologo di Katuta, uno dei ragazzi in scena, sull’utilizzo dei fertilizzanti nell’agricoltura e sull’impossibilità di avviare un’economia slegata dall’uso dei pesticidi che rende un Paese come lo Zambia perennemente dipendente dalle economie occidentali.
Ma è anche uno spettacolo che fa riflettere sulla condizione di solitudine e abbandono che vivono i figli di nessuno di ogni Paese. È da vedere perché è energico, intenso, stimola la riflessione e non manca di strappare qualche sorriso nello spettatore.

 

BROODS OF ANY – FIGLI DI NESSUNO

Regia e drammaturgia Martin Chishimba
Assistente alla regia David Meden
Con: Joseph Chiyaka, Jackson Malasha, Natasha Mumba Munaretto, Olivia Phiri, Chali Mubanga, Frank Chibungu, Charles Chola, Chanda Pule

Spazio Teatro No’Hma Teresa Pomodoro, Milano
13-14 marzo



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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