(Una) Regina: uno spettacolo diretto ai più piccoli pensato per i grandi (o viceversa)

RITA CIRRINCIONE | Di quanta libertà l’individuo può disporre? Quanto le nostre scelte sono libere e quanto hanno origine nell’ambiente in cui nasciamo o in un passato che precede persino la nostra esistenza? È davvero così facile diventare quello che si è? Il dovere del figlio – per dirla con Recalcati – è di essere erede e assecondare le aspettative dei genitori o di essere eretico e ribellarsi a esse?

Questi gli interrogativi che (Una) Regina pone allo spettatore o, meglio, allo spettatore adulto. Allo spettatore-bambino – almeno un terzo del pubblico – invece, la rappresentazione offre un’avvincente storia, anzi una storia dentro la storia, di principesse e di regine dove, in un ritmo travolgente, tra filastrocche e giravolte, battibecchi e risate, si gioca, si salta, si fanno i dispetti e ci si traveste.

Diretto ai più piccoli ma pensato per i grandi (o viceversa), (Una) Regina – finalista del Premio Scenario Infanzia 2017, di e con Stefania Ventura e Gisella Vitrano, visto al Teatro Libero di Palermo per Isola di teatro, il cartellone dedicato alle famiglie – coniugando semplicità e complessità, porta avanti due livelli narrativi in costante equilibrio tra di loro: profondo e implicito, l’uno, che veicola grandi interrogativi esistenziali sulla complessità delle relazioni parentali, sul difficile processo di individuazione, sull’ambivalenza dei sentimenti; più leggero e ludico, l’altro, che attraverso l’immediatezza del linguaggio del corpo e la musicalità del testo giocato su rime, assonanze e nonsense, riesce a suscitare nei più piccoli le stesse riflessioni: una sorta di racconto di formazione  “a portata di bambino”.

FOTO

Foto di Manuela Di Pisa

Complice una giornata di pioggia, una parata rinviata, un senso di noia e di tristezza incombenti, come a rispondere a un’ansia che aleggia su un futuro tanto atteso quanto temuto, come a cercare una distanza che raffreddi la loro inquietudine, Regina e Piccolina – con la divisa di majorettes ancora addosso, piatti e triangolo in mano – mettono in moto la fantasia e danno vita a una storia fantastica. Ed ecco che prende forma una fiaba.

C’era una volta e una volta non c’era…
Una Regina nel suo Castello,
la sua vecchia mamma l’ha nominata sul più bello,
l’ha messa sopra un trono alto un metro e tre,
le ha detto sottovoce: adesso tocca a te”.

La fiaba continua e racconta una storia di una madre e di una figlia, di una regina e di Regina, di due sorelle – Piccolina, chiacchierona e ribelle e di Regina, timida e sognatrice –  in cui le parti si confondono, si scambiano e si rovesciano.

In un tempo remoto, in un regno lontano, stanca di regnare, un’anziana regina decide che è tempo che Regina, la figlia (nomen omen), le succeda al trono. Regina non sembra attratta da una tale prospettiva: le piace cantare e sogna di viaggiare per il mondo, di scoprire nuovi paesi al di là dei confini del suo castello. La vecchia sovrana non ha orecchie per ascoltare i sogni della figlia: anche lei in gioventù aveva rinunciato ai suoi: amava la danza ma, una volta insediatasi sul trono, per anni non si era più mossa da quello scranno diventato la sua prigione e a poco a poco si era trasformata in una creatura goffa, capricciosa e tirannica.

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Foto di Massimo Bertoni

Ma una volta scomparsa la madre, Regina si sente costretta a prenderne il posto e, diventata regina, rimane ingabbiata nel suo ruolo: si trasforma in una madre dura, dispotica ed egoista, capace solo di porre veti e di opprimere la figlia. Ma Piccolina è ribelle e coraggiosa; saprà scardinare quel meccanismo perverso e troverà il modo di sfuggire al suo destino e di coltivare i suoi veri talenti. Spezzando quelle catene generazionali che trasformano le eredità in fardelli e i privilegi in infelicità, riuscirà a liberare anche la madre.

Raccontando raccontando, con un viaggio immaginario non sempre lineare – in una girandola di cambi di ruolo in cui Regina e Piccolina sembrano divertirsi a sperimentare i diversi personaggi – tornando alla loro realtà troveranno una via d’uscita per andare incontro al mondo adulto. Attraverso un linguaggio poetico, creativo e simbolico e grazie al dispositivo della fiaba che consente di comprendere e rimodulare anche i contenuti più paurosi e terribili, le due sorelle incominciano a mettere ordine nel loro tumultuoso mondo interiore e ad avere una visione magica ma possibile del mondo che vorrebbero.

Senza perdere il ritmo, come un giocoliere che non lascia mai cadere a terra la palla, attraverso una messinscena serrata e vivace che attinge ai linguaggi della danza e del mimo, con una narrazione scandita da musiche che vanno dal rock di Elvis Presley, al genere elettronico dei Kraftwerk e alla musica classica di Tchaikovsky e Rossini, fino a tappeti sonori composti ad hoc da Francesco Vitaliti, l’ingranaggio scenico fluisce senza intoppi fino alla fine riuscendo a mantenere viva l’attenzione di adulti e bambini.

Lo spettacolo si caratterizza per un allestimento – scene e luci  di Petra Trombini – che ha un nonsoché di artigianale (nel senso più nobile del termine) che conferisce allo spettacolo un’atmosfera incantata e genuina d’altri tempi. Versatili e connotati simbolicamente gli elementi scenici: una gabbia per uccellini e una lanterna che diventano corone (una corona che ingabbia e una corona illuminata?); la sedia «alta un metro e tre» che si trasforma in trono; un cesto/sgabello pieno di gomitoli colorati che nasconde una mappa segreta dei sogni; strumenti musicali da banda che, oltre a produrre suoni, ritmi e tintinnii, creano fantastiche figure.

All’insegna del trasformismo anche gli abiti di scena con un vestito plissé – un po’ costume, un po’ oggetto scenografico – a cui Piccolina, con poche abili mosse, riesce a dare mille forme plastiche.

Ma il vero punto di forza di (Una) Regina sta nella recitazione equilibrata, mai sopra le righe, di Stefania Ventura e di Gisella Vitrano, le quali riescono a calibrare le tante sfumature emotive e le diverse qualità di movimento dei personaggi nei vari momenti della narrazione senza ammiccamenti didascalici rivolti al pubblico adulto né gigionismi diretti ai più piccini, riuscendo a coinvolgere con eguale efficacia entrambi.

 

 (UNA) REGINA

da un’idea di Stefania Ventura
di e con Stefania Ventura e Gisella Vitrano
scene e luci Petra Trombini
suoni Francesco Vitaliti
foto di scena Massimo Bertoni e Manuela Di Pisa
produzione Quintoequilibrio di Torino – distribuzione in collaborazione con Teatro Evento di Vignola                                  

Spettacolo finalista al Premio Scenario Infanzia 2017

Teatro Libero Palermo
24 marzo 2019.



Categorie:Novità, Scena, Teatro

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