The powerness of beauty: Jan Fabre tra Italia e Belgio

MARGHERITA SCALISE | «Ogni vera bellezza è scomoda.» Scomodo, per un pubblico carico di aspettative, è uno spettacolo di Jan Fabre fatto da un solo attore, scomode, per quattro ore di fila, sono le panche della Grande Halle del Thèatre de La Villette di Parigi; scomodi sono i pensieri intimi e sporchi di un grande artista della scena contemporanea, così come scomodo è fare uno spettacolo su una nazione controversa come il Belgio. The Night Writer-Giornale Notturno e Belgian Rules, Belgium Rules, –visti a distanza di una settimana l’uno dall’altro, uno in prima assoluta a Milano e l’altro a Parigi –, sono uno schiaffo scomodo per gli spettatori. Scomodo, ma bellissimo.

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The Night Writer-Giornale Notturno è un monologo in italiano letto e recitato da Lino Musella, con testi tratti dai diari personali di Fabre (editi da Cronopio Editore) e da alcuni suoi spettacoli. Il suo debutto a FOG, il festival di performing arts della Triennale, apre al pubblico italiano uno scorcio su una sfera della produzione di Jan Fabre meno conosciuta: i soli. Generalmente dedicati a e creati con i suoi warriors of beauty, i suoi performer stabili, gli spettacoli che presentano un solo attore in scena spaziano dai monologhi (come Drugs kept me alive, 2012) agli assoli di danza (come Preparatio Mortis, 2010).
In questo caso per Lino Musella viene prediletta la parola pura, di cui l’attore napoletano è maestro. Musella viene chiamato a leggere frammenti dai diari intimi del regista, e con grande abilità entra ed esce dalla lettura, alternando il distacco all’immedesimazione. La scena è commovente nella sua semplicità: un tavolo con ripiano di vetro appoggiato su una distesa di sale, con poche proiezioni sul fondale di alcune frasi chiave e spezzoni di un film girato da Fabre in gioventù.

Belgian Rules, Belgium Rules è, dall’altro lato, una delle grandi produzioni di performance nate dalla mente di Jan Fabre e costruite insieme alle improvvisazioni dei performer: quattro ore di immagini ininterrotte su diverse sfaccettature del tema ‘Belgio’, che incollano lo spettatore e lo mettono in contatto con la fatica, la fragilità e il dono di sé di chi sta in scena. belgian rulesLo spunto di partenza è la storia surreale e ricchissima della nazione belga, con tutte le sue contraddizioni e gli artisti cui ha dato i natali. Così, si alternano sulla scena monologhi di satira politica, coreografie con i più svariati costumi tradizionali, quadri da Van Eyck, Rubens, Fernand Khnopff, Magritte e diversi altri. Simboli del Belgio come i piccioni, le patatine fritte, la birra vengono continuamente rielaborati e ripresentati in scena in versioni sempre diverse. Fabre non perde l’occasione di mettere a nudo le contraddizioni di un Paese dove cattolicesimo e sfruttamento delle colonie hanno convissuto, dove le divisioni politiche interne sembra non possano permettere una reale unione nazionale; eppure, chi arriva in fondo alle quattro ore di spettacolo estenuante, scopre il messaggio dell’intera operazione: l’ultima immagine sono piccioni tramutati in colombe della pace, che sventolando bandiere bianche urlano «It is possible to be Belgian!».

Cosa hanno in comune queste due operazioni così formalmente diverse? La prima risposta è l’intimità, cercata, scovata, dilaniata, esposta. L’intimità dell’artista, in tutte le sue sfaccettature: l’esposizione dei pensieri “notturni” dei Giornali, l’esposizione fisica dei performer in scena; nudità intellettuali e fisiche donate al pubblico. E se nella forma di Belgian Rules, con la fatica estrema dei corpi spogliati dei performer, può essere evidente dove risieda l’esposizione dell’intimità, è in un momento specifico di The Night Writer che la forma rispecchia questa ricerca: Lino Musella inizia a cantare Amandoti dei CCCP, in una dimensione di momento “privato”; successivamente, coinvolge il pubblico nel cantare il ritornello, ed è così che ci ritroviamo all’interno del flusso di pensieri e sentimenti, con un accesso profondo all’interiorità dell’artista.

Il secondo elemento di comunanza, benché coniugato in maniere diverse, è il rapporto con la percezione dello spettatore: Fabre, famoso per le sue performance fiume, guida anche qui lo spettatore a ricevere in maniera subliminale e per nulla razionale la potenza sotterranea di immagini e parole. Tutto accade sull’edge of consciousness, ovvero sul limite delicatissimo tra il conscio e l’inconscio, quel limite sul quale non abbiamo controllo. Le frasi di The Night Writer arrivano come stilettate – anche laddove, estrapolate dal contesto, non siano particolarmente brillanti (come per esempio «il mio cuore è una droga pericolosa» o «il corpo che sarò è già in me») –, ficcandosi in un livello inconscio dello spettatore. Per altro verso le immagini di Belgian Rules giungono come diretti alla pancia dello spettatore, per la loro intensa e irrazionale bellezza. Non è la provocazione dei corpi nudi a sconvolgere, né il pur impressionante sforzo fisico dei performer a colpire in profondità; non è un teatro basato sullo shock, ma sul progressivo lavorio che le immagini compiono sul nostro inconscio. Fabre costruisce per entrambi gli spettacoli ambienti e percorsi di analogie in cui ci si possa perdere e lasciare trascinare, permettendo alle parole e alle immagini di essere ricevute e assorbite profondamente.

La ricerca della bellezza è, infine, il terzo punto in comune. «La bellezza, per quanto disordinata e scomposta, arreca sempre un messaggio di riconciliazione»: queste parole, lette da Musella all’inizio dello spettacolo, racchiudono il significato profondo della ricerca di Jan Fabre. Il desiderio di cercare bellezza, di renderla veicolo di unione, anche attraverso il disordine, lo shock, l’incomprensibilità, permea ogni suo lavoro. Non per nulla Fabre è anche artista visivo: ogni forma di bellezza contiene la possibilità di cercare l’unione, la riconciliazione e, in definitiva, la pienezza della vita.

 

THE NIGHT WRITER-GIORNALE NOTTURNO
Regia Jan Fabre
Con Lino Musella
Produzione Troubleyn / Jan Fabre e Aldo Grompone
Coproduzione FOG Triennale Milano Performing Arts, LuganoInScena LAC (Lugano Arte e Cultura), Teatro Metastasio di Prato, Teatro Piemonte Europa, Marche Teatro, Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale

FOG Festival, Triennale Milano
16 marzo 2019

 

BELGIAN RULES, BELGIUM RULES
Concept, regia Jan Fabre
Con Lore Borremans, Annabelle Chambon, Cédric Charron, Anny Czupper, Conor Doherty, Stella Höttler, Ivana Jozic, Gustav Koenigs, Chiara Monteverde, Andrew Van Ostade, Pietro Quadrino, Annabel Reid, Ursel Tilk, Irene Urciuoli, Kasper Vandenberghe
Testo Johan de Boose
Musiche Raymond van het Groenewoud, Andrew Van Ostade
Drammaturgia Miet Martens
Produzione Troubleyn/Jan Fabre (BE)
Coproduzione Napoli Teatro Festival Italia-Fondazione Campania dei Festival, ImpulsTanz Vienna International Dance Festival (AT), Théâtre de Liège (BE), Concertgebouw Brugge (BE)

100% Festival, Théâtre de La Villette, Parigi
23 marzo 2019

 



Categorie:Arte, Novità, Performing Arts, Scena, Teatro

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