Teatro fra le generazioni: teatro ragazzi a Castelfiorentino parte #1

ELENA SCOLARI | Castelfiorentino è un comune parte della città metropolitana di Firenze, circa 18.000 abitanti, da anni è punto di riferimento del teatro ragazzi italiano grazie alla vetrina Teatro fra le generazioni organizzata dalla compagnia Giallomare, diretta da Renzo Boldrini con la collaborazione preziosa di Vania Pucci. Il Teatro del Popolo e altri spazi hanno ospitato nel mese di marzo un’edizione particolarmente fortunata del festival. Qui diamo conto di quanto PAC ha potuto vedere durante le due giornate di permanenza toscana.

Il festival comincia con Manifatture Teatrali Milanesi che presenta un nuovo allestimento dello spettacolo Senzacoda – una storia sulla diversità, nato alcuni anni fa con Quelli di Grock e un diverso cast.
Valeria Cavalli e Claudio Intropido – ispirandosi a La sirenetta di Andersen – firmano un racconto incentrato sull’incontro di due personaggi: un ragazzo (Giacomo Vicentini, attualmente in scena ne La scuola delle mogli per la regia di Arturo Cirillo) che ama scrivere storie su un quaderno, senza portarle mai a termine, e una creatura particolare, una ragazza che si mostra solo dalla vita in su (Claudia Veronesi), emergendo da una struttura che ricorda la tolda di una piccola nave. Il rapporto tra i due si sviluppa in una graduale confidenza; il giovane è affascinato da questo essere strano, è rapito dal suo canto in una lingua misteriosa e incomprensibile, incuriosito dai suoi segreti. Potrebbe essere una sirena?

La scenografia è composta dalla grande scatola/casa/barca dove vive e si nasconde la fanciulla marina, un oggettone che diventa protagonista della scena tutta, che le gira intorno.
Buona parte dello spettacolo si concentra sull’andamento della relazione, in modo anche scherzoso, come può avvenire tra due ragazzi che si avvicinano. Improvviso – e un po’ brusco – arriva il disvelamento della ragione che causa la vita a metà della ragazza: un vecchio incidente in barca, con il padre, durante il quale ha subìto un colpo alla schiena, le ha cancellato l’uso delle gambe. L’elemento traumatico (e tragico) irrompe nella fiaba, il ragazzo le dirà che le vuole bene così com’è, nonostante la menomazione, ma il tutto si risolve in modo un poco affrettato e quasi “obbligato”. Avrebbe potuto dire diversamente, il giovane?
Una lezione sull’amicizia che parte da un assunto poetico ma che si chiude con un tuffo drammatico non del tutto risolto.

È una bellissima metafora quella che parla ai bambini in Amici per la pelle di Teatro del Buratto (testo di E. Aldrovandi e J. Montanari, regia di Renata Coluccini), presentato in forma di studio prima del debutto al festival Segnali.
Un’asina (vera) e un uomo che si traveste da asino per vendere salumi asinini in un supermercato si incontrano e diventano amici, molto amici. L’asina Molly non sa della vera natura dell’uomo e dopo un’iniziale diffidenza si lega di un affetto profondo e sincero a Zeno, impacciato come quadrupede ma coraggioso e disposto ad adattarsi alle novità.
David Remondini e Mila Boeri sono due bravissimi attori, qualità che non sempre si riscontra nel teatro ragazzi, e rendono credibile la loro asinità. Il testo “saccheggia” alcuni grandi riferimenti: da Macbeth a La fattoria degli animali alla Favola dello scorpione e della rana di Esopo.
L’asina, indomita e intelligente, decide di fuggire dall’allevamento intensivo dove vive (avendo intuito la fine che le sarebbe toccata) e l’uomo si licenzia dal suo lavoro, un tantino umiliante. Entrambi scappano perché cercano la libertà. Quale desiderio può essere più forte? Si proteggono a vicenda, affrontano pericoli e ribellioni.
Sarà difficile per Molly superare la verità della natura umana di Zeno ma l’amicizia e l’esperienza comune saranno più forti. Con l’intelligenza dell’ironia, tra asini, si capiranno.
Allo spettacolo che sarà, dopo questa anteprima, manca ancora un po’ d’azione, perché molto si basa sul rapporto tra i due personaggi, che dialogano ma agiscono solo in qualche occasione; c’è bisogno di alleggerire il lavoro dei due attori, fornendo loro qualche appoggio teatrale in più.
Amici per la pelle è una bella storia, il fuoco è sull’amicizia, sul rispetto e sulla ricerca di libertà, si potrebbe quindi sfrondare da altri riferimenti che restano “didattici” e superflui al vero cuore del racconto.

Sono sempre dell’idea che «Less is more», in completo accordo con la massima del grande architetto Mies van der Rohe, che cito in riferimento a La meccanica del cuore, coproduzione di Mamimò con Teatro Gioco Vita. Uno spettacolo che io adulta ho apprezzato molto, per complessità, raffinatezza, eleganza, profondità di riflessione, ma che temo sia costruito secondo un’eccessiva stratificazione di registri che fatica ad arrivare ai ragazzi. Non tutto deve essere còlto allo stesso livello da tutti, certo, e forse si tratta infatti di scegliere meglio qual è il destinatario a cui ci si rivolge.

Nella notte più fredda del mondo, a fine ‘800, nasce Jack e il suo cuore è ghiacciato. Per salvarlo la levatrice Madeleine collega un orologio a cucù al suo cuore infreddolito, il battito riprenderà ma la vita del bambino dovrà seguire alcune regole, per esempio non innamorarsi… Crescendo però il ragazzo conoscerà un’affascinante cantante andalusa e sarà travolto dal sentimento per lei, facendo impazzire lo strano meccanismo cardiaco che lo tiene in vita. L’uomo farà allora ricorso alla perizia di Meliès, inventore del cinema, nel suo laboratorio fantastico.
La scena ha il sapore d’antan di un mondo un po’ circense, un po’ felliniano, romantico e pieno di poesia: ombre, oggetti d’epoca, costumi curati e alternanza di rosso bianco e nero costruiscono uno spazio immaginario splendido. L’intero cast è pregevole, una menzione speciale va a Fabio Banfo nei panni di Meliès.
Dopo la prima metà del lavoro, nel quale si dipana il succo dell’intreccio, molto sta nell’approfondirsi sottile del sentimento tra Jack e la bella andalusa. La meccanica del cuore (tratto dall’omonimo romanzo di M. Malzieu) è una bellissima storia d’amore dove si affonda negli anfratti emotivi più difficili e dolorosi, anche con durezza; sfumature reali e che anche i piccoli conosceranno ma che forse a 11/12 anni possono risultare ancora troppo astratte.

Non meno ambizioso è l’obiettivo di Catalyst Teatro, al festival con Vulcania – la Costituzione raccontata ai bambini, dal libro di Anna Sarfatti.
Vulcania è un transatlantico che naviga da Napoli a New York, salpa nel 1944. A bordo ci sono le due cameriere Lia e Rosa, la prima milanese, la seconda napoletana; si imbarcano di nascosto, come clandestini, Bice e Fifì, l’una fiorentina, l’altro siciliano, un’astronoma e un maestro. I “portoghesi” si nascondono in due bidoni dell’immondizia (come i genitori di Finale di partita), sbucano nelle cucine della nave dove conoscono le due donne dell’equipaggio e con loro – il perché non è chiarissimo – cominciano a immaginare di comporre un decalogo di princìpi che richiamano gli articoli della Costituzione. Gli agganci ai temi che si dovrebbero collegare alla nostra Carta sono deboli e finiscono per apparire pretestuosi, cioè proprio “messi in fila” con lo scopo civico prefisso, senza un reale motivo drammaturgico.
Questa compagine passa ben tre anni nella pancia del Vulcania, nel frattempo la guerrà finirà, si attraversano sommariamente momenti storici complicatissimi che in sottocoperta non si possono spiegare.
Per soprammercato gli slanci etici e di affezione alla propria terra da cartolina, sono intervallati da canzoni in rima; lo spettacolo diventa una specie di musical che vorrebbe trovare una chiave pop per appassionare i ragazzi a concetti fondamentali e che, a mio avviso, sarebbe bene trattare senza tante semplificazioni. Un viaggio lungo, in cui il timoniere (la regia e il testo sono di Riccardo Rombi) perde un po’ la rotta.

Continua…

AMICI PER LA PELLE (titolo provvisorio) – STUDIO
Teatro del Buratto/ Atir
di E. Aldrovandi e J. Montanari
con Mila Boeri e David Remondini
movimenti scenici Micaela Sapienza
disegno luci Marco Zennaro
regia Renata Coluccini

SENZACODA – UNA STORIA SULLA DIVERSITÀ
Manifatture Teatrali Milanesi
di Valeria Cavalli e Claudio Intropido
con Claudia Veronesi e Giacomo Vigentini
scene e luci Claudio Intropido
musiche Gipo Gurrado
regia Claudio Intropido

LA MECCANICA DEL CUORE
Centro Teatrale MaMiMò/ Teatro Gioco Vita
dal romanzo omonimo di Mathias Malzieu
adattamento e regia Marco Maccieri e Angela Ruozzi
sagome, scene e ombre Nicoletta Garioni e Fabrizio Montecchi
con Fabio Banfo, Cecilia Di Donato, Paolo Grossi
luci Fabio Bozzetta
costumi Nuvia Valestri

VULCANIA – la Costituzione raccontata ai bambini
Catalyst
dal libro di Anna Sarfatti “La costituzione raccontata ai bambini”
testo e regia Riccardo Rombi
con Alba Grigatti, Rosario Campisi, Virginia Billi, Giorgia Calandrini
movimento scenico Ulpia Popa
luci Siani Bruchi, Martino Lega



Categorie:Focus, Novità, punti di vista, Recensioni, Reportage, Satura, Scena, Teatro

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