Primo principio di Economia a Zona K: Money and Lies

MICHELA MASTROIANNI | «Il denaro non puzza» per Vespasiano, l’imperatore che introdusse una tassa anche sulle urine che i lavandai e i tintori raccoglievano dagli orinatoi pubblici per smacchiare i tessuti o come mordente per i colori.  Ma dopo un paio di secoli gli ribatte san Basilio che il denaro, «sterco del demonio», puzza certamente di zolfo e di azoto. Oggetto di desiderio o mezzo per esaudirne molti; strumento dell’agire sociale o suo fine; promotore di libertà o forma moderna di schiavitù, questo e tanto altro è il denaro, che ha ispirato proverbi e massime sapienziali accanto ad aforismi umoristici e dissacranti, in misura pari a quelli prodotti sull’amore e sulle donne.
Se aspirate a qualche convincente surrogato di felicità, o semplicemente a diventare il tormentone canoro dell’anno, è con i soldi che dovete fare i conti.

È proprio con un’ampia e articolata riflessione sul denaro, che ha preso avvio Economy, la stagione teatrale 2019 di Zona K. Il macro tema dell’economia, come lo scorso anno quello delpotere, viene qui approfondito in 4 filoni tematici, MONEY, SOCIETY, ECOLOGY, TECHNOLOGY, attraverso le ricerche, le esperienze e le riflessioni di artisti della scena italiana ed internazionale selezionati per la capacità di interrogarsi sul presente, in maniera aperta e spietata, in forme ibride ed innovative.
Zona K, infatti – è bene ribadirlo – non è un teatro, ma uno straordinario binomio costituito da uno spazio flessibile e versatile e dalle persone che lo animano. Nel panorama teatrale milanese Zona K si caratterizza come un collettore di esperienze artistiche e di riflessioni politiche, offerte, spesso nella struttura dell’azione performativa, oltre che dello spettacolo partecipato o della conferenza dialogata, a un pubblico sempre più largo e interessato ad affrontare le sfide della contemporaneità in modo creativo, consapevole e soprattutto collaborativo.

All’interno del focus Money abbiamo partecipato alla performance The Money dello studio di produzione britannico Kaleider. I creativi che collaborano sotto la direzione artistica di Seth Honnor sintetizzano così la loro attività: “We make cool stuff with meaning for people to experience all over the globe”, collocandosi in un territorio di confine tra arte, scienza, ricerca tecnologica e riflessione sulle sfide del presente che si esprime nelle forme della installazione, della live performance o della performance digitale.


Il loro obiettivo dichiarato è quello di favorire la comprensione di noi stessi e del mondo in cui viviamo attraverso esperienze significative. Per questo lo studio Kaleider collabora anche con centri di ricerca e sviluppo industriale e con istituzioni del mondo accademico britannico. Una delle loro cool stuff dovrebbe essere The Money, un gioco-spettacolo in cui ci si siede al tavolo della contrattazione investendo una somma di denaro; chi decide di non giocare resta fuori dal tavolo, testimone silenzioso della discussione tra i giocatori che si svolgerà secondo poche semplici regole, lette e sottoscritte all’inizio della performance. In ogni momento è possibile aggiungersi al gruppo dei giocatori, e qualcuno nel corso della serata lo fa; sarebbe possibile farlo, ma nessuno, una volta sedutosi, abbandona il tavolo. Lo scopo del gioco sembra facilmente raggiungibile: decidere entro un’ora, all’unanimità, come utilizzare la somma di denaro a disposizione, escludendo donazioni, beneficenze e investimenti che implicano un’azione illegale. In caso contrario, la somma raccolta durante la performance verrà rimessa in gioco nella successiva replica e sarà nella disponibilità di un nuovo gruppo di giocatori. Nella serata a cui abbiamo assistito nel ruolo di testimoni silenziosi, il tavolo dei players non è riuscito ad elaborare una proposta che raccogliesse il consenso unanime. Una sensazione frustrante di fallimento e di sterile contorcimento su posizioni di indisponibilità al confronto autentico ha accompagnato la performance, insieme alla tristezza di dover ascoltare frasi insulse, o peggio, fatte: stereotipi linguistici e di pensiero. Anche in questa dinamica di gruppo è emersa quasi naturalmente una leadership, purtroppo con una carica dissacrante talmente forte nei toni e nelle parole da sembrare artatamente ironica. Commovente l’intervento al tavolo di un quindicenne, che per un istante abbiamo pensato potesse salvare il gioco e far uscire dallo stallo la capacità di scelta condivisa degli adulti: voce tanto innocente quanto ingenua, rapidamente ha visto accogliere, acclamare e poi tradire, insieme alla sua idea, l’entusiasmo della sua età.  Confesso di essermi annoiata e poi sdegnata per la fragilità della performance, così sciattamente abbandonata ai partecipanti da risultare un’opera d’arte “eventuale”, con tutti i pregi e i difetti del genere: a seconda delle serata lo spettacolo potrebbe rivelarsi un capolavoro o lasciare assolutamente indifferenti e non raggiungere affatto lo scopo dichiarato di aiutare la comprensione di se stessi e della realtà. In strutture dialogiche così aperte sarebbe sicuramente utile una rielaborazione successiva, una qualunque forma di riflessione guidata: al suo posto ci viene offerto un po’ di vino in bicchieri di plastica, che se sei astemio e con un minimo di esigenze estetiche è il peggio che ti possa capitare!

Di diverso impegno e impatto concettuale è lo spettacolo partecipato £¥€$ (Lies) del collettivo belga Ontroerend Goed che, sotto la guida del direttore artistico Alexander Devriendt, propone un raffinato dispositivo scenico di cui il pubblico è partecipe, complice e vittima allo stesso tempo. L’obiettivo dichiarato del pluripremiato collettivo belga è quello di informare su vantaggi e rischi del denaro, inteso come protagonista del sistema economico dei mercati finanziari, perché far capire le regole e i meccanismi del sistema è il primo passo per cambiare le cose. O per garantire la sopravvivenza di ciò che ci sta a cuore.

Come nella performance The Money, anche in questo caso sedersi ad un tavolo da gioco rappresenta la situazione/metafora attraverso la quale coinvolgere gli spettatori in un’esperienza che vuole essere strumento non di giudizio, ma di informazione sulla complessità del sistema monetario. Come ci si sente a essere parte della ristretta élite finanziaria che governa e manipola l’economia mondiale? La casualità di un lancio di dado determina vincite e perdite di capitali; si può giocare da soli o avviare strategie cooperative; si accumulano guadagni, si pagano rigorosamente le tasse sugli utili, si sacrifica il più debole sull’altare della sopravvivenza del più forte o del più interconnesso. Il performer, che guida ciascuno dei 6 tavoli del casinò in cui è stata trasformata la sala che ci ospita, spiega inizialmente con tono pacato e scandito le regole del sistema di investimento, poi il ritmo delle parole e dei gesti si fa sempre più concitato; l’illuminazione, all’inizio calda, si fa più acida; l’adrenalina sale insieme al volume della musica che accompagna tutta la performance. Capire e decidere razionalmente se vendere o comprare è sempre più difficile, perché si è costretti a farlo sempre più velocemente. I profitti degli investimenti sembrano avere rendimenti iperbolici e i rating delle banche nazionali partecipanti al gioco sono registrati periodicamente e scrupolosamente su un parallelepipedo nero rotante al centro della scena. Ma è tutto illusorio e il presentimento del tracollo imminente si materializza nell’annuncio del fallimento di una delle banche. Il gioco si conclude e il mercato, che non prevede meccanismi di compensazione e ridistribuzione, consumato il sacrificio della vittima di turno, riapre. Si spengono le luci.

L’economia su cui si ragiona nei due spettacoli è sinonimo di sistema di mercato e delle sue istituzioni, ma “la cristallizzazione di questo concetto di economia è un prodotto del tempo e della storia” (Polanyi). Altrettanto può dirsi per la moneta, simbolo agglutinante di significati differenziati, ad esempio, nelle società arcaiche: la moneta oggi è allo stesso tempo, infatti, mezzo per lo scambio indiretto e per il pagamento, per l’accumulo e la conservazione della ricchezza, unità di misura del valore.

Ma per quanto ancora il sistema economico sarà dominato dalle regole e dalle istituzioni attuali? Le innovazioni tecnologiche stanno rapidamente modificando paradigmi, schemi e strutture sociali, culturali e anche economiche. Basti pensare agli orizzonti di cambiamento prospettati dalla introduzione nella transazioni della blockchain, la nuova Internet of Value, fondata anche sui concetti di decentralizzazione, trasparenza e consenso, che potrebbero ridimensionare il ruolo delle istituzioni validanti nell’economia di mercato.

La velocità dei mutamenti del nostro tempo rende difficile leggere, interpretare e rielaborare la contemporaneità. Tanto più complesso e sfidante è farlo con il linguaggio e gli strumenti dell’arte, purché l’arte non resti intrappolata nel fluire di un presente inafferrabile e qualche volta, per comprenderlo, abbia il coraggio di guardare più in là.

 

THE MONEY

Produzione: Kaleider
Ideazione e regia: Seth Honnor
Collaborazione artistica: Alice Tatton-Brown
Direttore di produzione: Jay Kerry
Performers: Gemma Paintin, Hanora Kamen, Gilda Deianira Ciao
Foto: Prudence Upton

 

£¥€$ (LIES)

Regia: Alexander Devriendt
Copione: Joeri Smet, Angelo Tijssens, Karolien De Bleser, Alexander Devriendt & cast Testi: Joeri Smet
Cast: Max Wind, Britt Bakker
Costumi: Astrid Peeters
Musica: Johannes Genard
Scenografia: vormen & Nick Mattan
Drammaturgia: Koba Ryckewaert,  Julie Behaegel (intern/stagiaire)
Produzione: David Bauwens
Assistente di produzione: Charlotte Nyota Bischop
Co-produzione: Vooruit Kunstencentrum, Ghent (BE), Theatre Royal, Plymouth (UK), Richard Jordan Productions (UK)

Si ringraziano: Toneelacademie Maastricht (NL), Khalid Koujili, Maria Dafneros, Miriam Matthys, Tamara Searle, Jeffrey Caen, Ruud Vanderheyden, Bram Billiet, Thomas Dhanens, Bo Marlijnen, Louiza Vande Woestyne
Con il supporto della Comunità Fiamminga, la Provincia di East-Flanders e la Città di Ghent
Gli Ontroerend Goed sono: Alexander Devriendt, Joeri Smet, Charlotte De Bruyne, Karolien De Bleser, Angelo Tijssens, David Bauwens, Wim Smet, Babette Poncelet and Karen Van Ginderachter.



Categorie:Cultura e società, Novità, Performing Arts, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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