“L’eccidio” del Teatrino dei Fondi, inno alla memoria del massacro del Padule di Fucecchio

MATTEO BRIGHENTI | Le vittime di guerra non sono dati scritti nei libri, numeri, statistiche da raccogliere e archiviare. Sono bambini, donne, uomini, vite innocenti da difendere e tramandare. La Storia è il tributo di sangue versato dalle storie che l’hanno fatta o, più spesso, subita. Civili inermi a cui è stato negato il massimo diritto di nascita: il diritto alla vita.
Ricordarli davvero, non per vuota cerimonia, è continuare a chiamarli per nome. A 75 anni dal 23 agosto 1944, L’eccidio di Riccardo Cardellicchio, adattato da Andrea Mancini e diretto da Enrico Falaschi, torna a ridire ancora le esistenze spezzate dalla strage del Padule di Fucecchio. L’ultima produzione del Teatrino dei Fondi ripete «il loro crepitato martirio» per indicare a noi, figli e sopravvissuti, come ricostruire un nuovo inizio, forti di un tale esempio, che quei 174 morti non hanno chiesto di dare, ma che non vorrebbero veder sprecato.
La memoria non è una meta raggiunta una volta per tutte: è un orizzonte da riaffermare ogni giorno, come abbiamo visto, di recente, con Marta Cuscunà ed Einat Weizman. Una pratica quanto mai necessaria nell’Italia di un vicepremier e ministro come Matteo Salvini che, alla vigilia del 25 aprile, infanga la festa della Liberazione svilendola a un “derby fascisti-comunisti”.

L'Eccidio - Teatrino dei Fondi_ ph. Andea Gianfortuna

Foto Andea Gianfortuna

Nell’agosto del 1944 la Liberazione è ancora lontana, ma la ritirata dell’esercito nazista verso nord e la Linea Gotica sono già cominciate. A causa dei bombardamenti alleati e dei rastrellamenti tedeschi, numerose famiglie di sfollati dalle province di Firenze e Pistoia lasciano i propri alloggi per andare a rifugiarsi nel Padule, a cinque chilometri solamente dalla linea del fronte sull’Arno (qui una dettagliata cronistoria). L’area si trova al riparo dalle grandi vie di percorrenza e dai centri abitati e la fitta vegetazione, non tagliata quell’estate, offre un qualche nascondiglio.
I canneti sono fra i primi ad accendersi sul palco del debutto nazionale al Nuovo Teatro Pacini di Fucecchio con la tavolozza di luce del disegno live di Alessio Trillini, insieme alle acque libere e ai volti degli attori. Alberto Ierardi, Marta Paganelli e Giorgio Vierda sono circonfusi come da aureole oppure corolle di fiori, forse le “bugie”, dette così in Toscana perché chi mente, prima di soffiarci sopra, non riuscirà a far volare via tutti i pappi.

Per anni, invero, quei fatti vengono taciuti o, peggio, affidati a descrizioni piene di errori, inesattezze e finanche mistificazioni. Ad esempio, la presenza di partigiani, stimata dalle SS nell’ordine di 200-300 unità, quando l’unica formazione nelle vicinanze, la Silvano Fedi comandata da Aristide Benedetti, può contare su 30 elementi appena. Il primo a rendere giustizia alla verità è proprio Cardellicchio. Il giornalista de Il Tirreno, accompagnato dal fotografo Marco Matteoli, attraversa il Padule nel 1972 e 1973 e trova documenti, testimonianze dirette, che portano alla pubblicazione di L’estate del ’44, l’eccidio del Padule di Fucecchio. Una pietra miliare della ricerca storica, edita nel 1974 dalla Libreria Editrice Fiorentina, la stessa delle opere di Don Lorenzo Milani.
Venti anni dopo, Mancini (professore universitario, regista e drammaturgo) trae da quel volume L’eccidio, fondendolo con la Lamentazione 1944 del giornalista e poeta Enzo Fabiani. Il copione, pubblicato dalla Titivillus Mostre Editoria nel 1994, segna la nascita del Teatrino dei Fondi e la vocazione teatrale della casa editrice toscana: è infatti il numero 1 della nota collana di drammaturgia Lo Spirito del Teatro. In occasione di questo debutto viene data alle stampe una nuova edizione.

L'Eccidio - Teatrino dei Fondi_ ph. Andea Gianfortuna (1)

Foto Andea Gianfortuna

Falaschi dirige oggi la terza messinscena del testo e la ambienta in uno spazio completamente bianco: le scenografie di Angelo Italiano e Marco Sacchetti sono un ammasso di cubi, alla stregua dei ciottoli di un fiume senza più corso, prosciugato. «È una dimensione astratta, assolutamente decontestualizzata – scrive nelle note di regia – in cui il riverbero della luce contrasta l’orrore evocato da quei truci accadimenti. È il non luogo dei domani che non giungeranno per nessuno, né per le vittime, né per i sopravvissuti». In questa sorta di stanza di obitorio del tempo perduto si aggirano tre figure: il narratore (Iearardi), il poeta (Vierda), la donna (Paganelli). Sono tre voci di un unico oratorio, bisbigli di anime oscurate che le luci di Nicolas Baggi e i costumi di Chiara Fontanella intagliano nella bianchezza asettica, chirurgica, dell’oblio che unifica ed equipara le vittime e i carnefici, l’umanità e la barbarie.
Allora, i monoliti cubici sembrano tante lapidi mute su cui L’eccidio riscrive le date di nascita, oltre a quella di morte, ovvero ricompone desideri, sogni, speranze nel controluce della fine. Gli interpreti li spostano senza sosta, cercano la via per dare forma all’orribile commedia che «a raccontarla mi proverò – dice La canzone del Padule – ma ‘un so [non so] se in fondo ci arriverò». Salgono sopra, a sedere, in piedi, si espongono, prendono letteralmente posizione, levandosi quasi alla maniera di fuochi fatui contro l’oscurità della notte che dura da allora.

L’ordine del generale Peter Eduard Crasemann è definitivo: «Vernichten!» («Annientare»). Undici giorni dopo la carneficina di Sant’Anna di Stazzema, soldati della 26ª divisione corazzata dell’esercito tedesco, in particolare gli esploratori del 26° Reparto agli ordini del capitano Josef Strauch, consumano, con l’aiuto dei fascisti locali, l’eccidio “in gronda”, cioè ai bordi del Padule, dove è sfollata la maggior parte della popolazione. Non si spingono nel centro, temendo eventuali, ma inesistenti, attacchi da parte della Resistenza.
Colpiscono quindi, dall’alba a prima di pranzo, nei comuni di Monsummano Terme (frazione di Cintolese), Larciano (frazione di Castelmartini), Ponte Buggianese, Cerreto Guidi (frazione di Stabbia) e Fucecchio (frazioni di Querce e di Masserella). A sera, fra canti e risate, i nazisti si sentono gridare: «Vittoria, partigiani tutti kaputt!». Non una delle vittime è un partigiano, né ha prestato soccorso a organizzazioni partigiane.

L'Eccidio - Teatrino dei Fondi_ ph. Andea Gianfortuna (3)

Foto Andea Gianfortuna

Non hanno modo di parlare, di scappare: le esecuzioni sommarie avvengono in casa, in cortile, per strada. Le raffiche di mitra de L’eccidio sono puntini sulle silhouette tratteggiate da Trillini, l’indicibile cola a terra da ferite alle spalle, a tradimento, chiare e incolpevoli contro un cielo nero pesto. Il rivolo è esile, rosso quanto le margherite deposte su ciascun cubo, su tragedie come quella di Carmela Arinci, 93 anni, cieca, dilaniata da una bomba infilatale nella tasca del grembiule. Dai fiori, poi, strappano i petali: abbiamo lasciato i loro cadaveri scoperti, soli, indifesi davanti alla violenza, perpetrata anche in tempo di pace da un mondo che accetta, candidamente, l’impunità di assassini come il sergente nazista Johann Robert Riss, esecutore materiale dell’eccidio con il maresciallo Fritz Jauss e l’ufficiale Ernst Arthur Pistor.

Ecco, Enrico Falaschi e il Teatrino dei Fondi inscrivono in quel candore un inno, partecipato e sincero, a tenere viva la memoria. Così, sul finale Alberto Ierardi, Marta Paganelli e Giorgio Vierda ammassano i cubi in fondo alla scena e replicano il monumento dedicato alle vittime dell’eccidio del Padule di Fucecchio: una pietà con le mani in alto e i tratti dei canneti, dei corpi e dei colpi, ribaltati nelle linee della terra in cui i 174 caduti provano a riposare.
È la forza invincibile del teatro: da stasera anche noi siamo testimoni, pur non avendo e non potendo mai avere gli occhi di Vittoria Tognozzi, una dei superstiti all’eccidio, presente in sala e al dovere di non dimenticare. Ovunque e sempre.

 

L’ECCIDIO 

di Riccardo Cardellicchio
adattamento teatrale di Andrea Mancini
con Alberto Ierardi, Marta Paganelli e Giorgio Vierda
regia Enrico Falaschi
disegno dal vivo Alessio Trillini
scenografie Angelo Italiano, Marco Sacchetti
luce Nicolas Baggi
costumi Chiara Fontanella
una produzione Teatrino dei Fondi
con il sostegno di Regione Toscana, Mibac, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Fucecchio
con il supporto di Fondazione CR Firenze, UnicoopFirenze

Nuovo Teatro Pacini, Fucecchio (Firenze)
13 aprile 2019



Categorie:Novità, punti di vista, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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