Augusto di Sciarroni al 104 di Parigi: una risata per nascondere il proprio dolore

GIORDANA MARSILIO | In un connubio clownesco di risate e struggente malinconia, Alessandro Sciarroni porta in scena Augusto al Centquatre – 104 di Parigi per il Festival Séquence Danse; una pièce che mira a scuotere l’animo dello spettatore in un viaggio emotivo dal quale si esce travolti, emozionati e soli.

Sette danzatori, vestiti in jeans, camicia o t-shirt, con scarpe da tennis, cominciano, uno dopo l’altro, a camminare in cerchio su di un palco scarno, sul quale si ergono un tendone bianco che copre il pavimento e una parete simile al rivestimento di una palestra. I passi riecheggiano nella sala, a tempo, e si tramutano in una camminata felpata, sempre più veloce, fino a divenire una corsa. I performer, come in un risveglio, sorridono, iniziano a ridacchiare infantilmente, poi sempre più energicamente, fino a esplodere in un crescendo di risate corali, fluide e convulse.

Talvolta due danzatori si isolano al centro del gruppo, si abbracciano, ridendo o forse piangendo. Sembrano finalmente aver trovato l’uno nell’altro un conforto, un umano contatto che si dissolve febbrilmente subito dopo in una risata isterica.

La performance cresce d’intensità in un climax iperbolico; come in un rito dionisiaco, in cui gli interpreti perdono quasi coscienza in uno stato di trance, le emozioni, le urla, le risate qualche volta tracimanti in dolore, come in una centrifuga, si fanno sempre più accese e insistenti. Un palpabile senso di angoscia ci pervade.

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Foto Alice Brazzit

La velocità dei movimenti del corpo è direttamente proporzionale all’intensità delle risate, come in una fusione tra materia e spirito. Movimenti sottolineati dall’uso dosato della musica, realizzata da Yes Sœur! – composta da suoni elettronici e semplici – che non ha un ruolo decorativo, bensì in funzione diegetica, punta a enfatizzare parti di coreografia. Lo stesso ruolo hanno le luci di Sébastien Lefèvre, che seguono i movimenti: all’inizio sono quasi soffuse, per diventare sempre più brillanti.

La gestualità sembra libera, spontanea, improvvisata, ma si percepisce che, dietro ogni passo, intreccio, corsa, c’è uno studio preciso e un controllo, da parte dei danzatori, di tutta la superficie a disposizione.

Perché ridono e cosa vuol dire ridere? Normalmente una risata è espressione di qualcosa di buffo e divertente. In Augusto la risata diventa maschera, meccanismo di difesa per nascondersi, per celare le proprie emozioni e la propria solitudine. Emergono figure sole, incomprese, forse proprio come i clown (al clown Augusto del documentario I clowns di Federico Fellini, Sciarroni si è infatti ispirato).

Henri Bergson in un trattato dal titolo Il riso, dal quale Sciarroni prende spunto in una sua personale visione, scrive: «Non vi è comicità al di fuori di ciò che è propriamente umano». Ciò di cui si ride qui è, infatti, la propria condizione umana, forse inadeguata al mondo esterno.

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Foto Alice Brazzit

Nonostante i protagonisti risultino anonimi, senza nomi, vestiti all’incirca nello stesso modo, è straordinario il modo in cui emergano le fragilità di ciascuno; l’interpretazione dei performer, capaci di utilizzare ogni espressione facciale, ogni gesto, ogni tono e sfumatura di risata, trasmette l’inquietudine esistenziale dei personaggi. Sempre Bergson scrive che l’individualità di un personaggio è tipica della tragedia, mentre i personaggi della commedia seguono schemi e caratteristiche predefinite, appartenendo così a una categoria o a un gruppo. Nei personaggi di Augusto si riscontrano entrambi questi aspetti: all’apparenza anonimi, divertiti e interscambiabili; nel seguito dello spettacolo, e a fondo nella rappresentazione, ognuno di loro tuttavia rende una storia e un dramma proprio, unico.

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Foto Alice Brazzit

Alessandro Sciarroni dimostra che per scavare nell’animo dell’essere umano non servono necessariamente acrobazie esotiche o un’estetica barocca, ma bastano anche semplici elementi come una corsa e una risata. L’utilizzo di gesti basilari che si ripetono, anche ossessivamente, ma che riescono a trasmettere un ventaglio di emozioni è una caratteristica che segue tutti i lavori del coreografo: da Folk-s (i gesti della danza bavarese e tirolese della Schuhplattler) fino a Don’t be frightened of Turning the Page (il girare in tondo), o a Untitled – I will be there when you die (lancio di birilli in aria).

Lo spettacolo si sviluppa gradualmente e, se all’inizio lo spettatore è distaccato da quanto avviene in scena, viene poi piano piano rapito da emozioni che colpiscono, attirato in questa simbolica corsa per scappare dalla propria solitudine e dal proprio dolore, alla ricerca, forse, di una comprensione altrove.

 

AUGUSTO

coreografia Alessandro Sciarroni
collaborazione ai movimenti e alla drammaturgia Elena Giannotti
consulenza drammaturgica Chiara Bersani, Peggy Olislaegers, Sergio Lo Gatto
costumi Ettore Lombardi
luci Sébastien Lefèvre
musiche Yes Sœur!
con
Massimiliano Balduzz, Gianmaria Borzillo, Marta Ciappina Jordan Deschamps, Père Jou, Benjamin Kahn, Leon Maric, Francesco Marilungo, Cian Mc Conn, Roberta Racis, Matteo Ramponi
coach yoga del ridere Monica Gentile
collaboratori artistici Erna Ómarsdóttir, Valdimar Jóhannsson
coach vocale Sandra Soncini
direttrice tecnica Valeria Foti
casting, assistente e ricerca Damien Modolo
promozione Lisa Gilardino
amministrazione Chiara Fava
relazioni stampa  Beatrice Giongo
produzione Marche Teatro, teatro di rilevante Interesse culturale – CORPOCELESTE_C.C.00#, Pôle européen de création – Ministère de la Culture et de la Communication / Maison de la Danse – Biennale de la danse de Lyon 2018, Festival GREC Barcelona, Théâtre de Liège, Teatro Municipal do Porto, CENTQUATRE-PARIS.
coproduzione Tanzfabrik Berlin, Centrale Fies, Snaporazverein, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino. Soutien : APAP – Advancing Performing Arts Projects

Festival Séquence Danse 2019
Centquatre – 104, Parigi
16 Aprile 2019



Categorie:Danza, Novità, Recensioni, Satura, Scena

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