Eli Ohna – Land of the people: per una storia della Nigeria

ROBERTA RESMINI | Nella stagione dedicata alla riscoperta delle relazioni umane, lo Spazio Teatro No’hma Pomodoro ha ospitato la seconda delle sei serate del Progetto Africa: le mille sfumature del continente dalla terra rossa, volto a esplorare l’anima del continente africano, tra conflitti civili, spaccati di vita quotidiana e tradizioni antichissime. Pac ne ha già parlato in occasione del primo appuntamento, con lo spettacolo Broods of Any – Figli di Nessuno, dedicato alle questioni socio-politiche nello Zambia. Ora, con Eli Ohna. Land of the people, l’attenzione si rivolge alla regione del delta del Niger, in particolare al territorio abitato dall’etnia Ikwerre in quella che è ora la Nigeria.

Ikwerre

Eli Ohna racconta una storia di schiavitù, guerra e petrolio, ma celebra anche un Paese dalla cultura millenaria stretta tra la violenza del colonialismo e il recupero delle tradizioni a seguito dell’indipendenza ottenuta nel 1960 dalla Gran Bretagna dopo una storia coloniale iniziata nel 1901.
Sei performer della compagnia Emage Dot Com Global Theatre, di etnia Ikwerre, raccontano come la regione del delta del Niger, un tempo fertile e piena di risorse, sia diventata, con il passare dei decenni, un luogo degradato, sfruttato e in rovina. Agiscono su una scena nuda, senza elementi scenografici se non uno schermo sullo sfondo sul quale vengono proiettate alcune fotografie del paesaggio nigeriano o degli eroi che hanno reso grande il nome della Nigeria: da Chinua Achebe, padre della letteratura africana moderna, che ha pubblicato nel 1958 il romanzo Things Fall Apart / Il Crollo, dando avvio alla narrazione del colonialismo (e dei danni provocati) dalla parte di chi il colonialismo lo ha subìto, a Ken Saro-Wiwa, attivista e leader degli  Ogoni, uno degli intellettuali più significativi dell’Africa post coloniale, condannato a morte a seguito di un processo sommario nel 1995. Gli attori raccontano in maniera didascalica frammenti della storia del loro Paese, rappresentando con grande spontaneità immagini di pace – come le scene di armonia vissute al mercato – e i momenti di discordia, il sopraggiungere delle gelosie e l’avvento della diffusione della religione portata dai colonizzatori. Recitano in inglese, lingua ufficiale della Nigeria; il codice vocale è decisamente sostenuto, soprattutto in rapporto alla grandezza della sala. Incisivi sono i canti intonati, che rievocano le lotte tribali e la liberazione dalla schiavitù.

Ben riusciti i movimenti coreografici di Sampson Kelvin Melvin, che la regia di Ovunda Chikwe Ihunwo ha saputo valorizzare, facendo assurgere la danza a protagonista indiscussa della rappresentazione. D’altra parte, proprio la danza è una delle manifestazioni della cultura africana più potenti e penetranti. I performer sono degli atleti, dei danzatori, si muovono in continuazione sul palcoscenico, lo riempiono, gli danno vita, con un’energia che pervade tutta la sala. I movimenti sono sottolineati dalle luci gialle ma si combinano con i colori proiettati dalle immagini sullo sfondo, così da creare una scena piena e da mantenere il ritmo vivace per tutta la rappresentazione.

I costumi hanno un ruolo importante nel tentativo (raggiunto) di trasmettere l’essenza della cultura tradizionale ikwerre: abiti a tinte scure  nella prima danza, che man mano si colorano con tessuti colorati tipici della tradizione dell’Africa sub-sahariana. Nella scena della lotta tribale gli uomini indossano maschere e sonagli alle caviglie e, infine, ampie tuniche dai colori sgargianti, catene d’oro e bombette e cilindri al capo per accogliere, nella chiusura dello spettacolo, il re e la regina degli Ikwerre.
Il re offre al pubblico delle noci di cola e due attori le distribuiscono alla platea: un rituale che celebra e consolida amicizie e relazioni e sancisce la conquista definitiva del pubblico che ricambia l’emozione con lunghi minuti di applausi.

Un’occasione rara per entrare a contatto con la produzione teatrale del grande continente, promossa da Livia Pomodoro, direttrice dello Spazio Teatro No’hma Pomodoro dal 2008 – anno della scomparsa della sorella – al quale ha conferito un respiro internazionale. Una rappresentazione che, nell’oggi, ci può aiutare ad allargare l’angolo da cui osserviamo e cerchiamo di capire il mondo che ci circonda. Proprio come profetizzato da Chinua Achebe, ci aiuta ad abbattere la visione manichea tra buoni e cattivi, evidenziando al tempo stesso la necessità di coesione e di difesa dei propri valori, elementi indispensabili per opporsi alla violenza culturale e fisica della globalizzazione, forma di imperialismo dei tempi moderni.

 

ELI OHNA – LAND OF THE PEOPLE

compagnia Emage Dot Com Global Theatre
regia di Ovunda Chikwe Ihunwo
movimenti coreografici di Sampson Kelvin Melvin
arrangiamenti alla versione italiana di Elisabetta Jankovic
con Edward Egbo Imo,Blessing Igweagu Ngozi, Diepreye Precious Omuku, Gloria Ada Ogbuka, Deinmoara Profit James, Mabel Clara Egede
con la partecipazione di: Bennet Adele Worgu – re degli Ikwerre, Stella Nkechi Worgu – regina degli Ikwerre



Categorie:Danza, Novità, Recensioni, Scena, Teatro

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