Il gusto per il narrare del chimico Primo Levi: su “Mercurio” e “Piombo”

LAURA BEVIONE | In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, Valter Malosti ha ideato l’articolato progetto A me, mi conoscete – espressione rubata allo stesso autore torinese – realizzato e prodotto dalla Fondazione TPE in collaborazione con Domenico Scarpa, il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, il Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi e il Polo del ‘900.

Accanto alla messinscena di Se questo è un uomo (fino al 12 maggio al teatro Carignano di Torino) – ed è doveroso segnalare come sia la prima volta che il romanzo di Levi ottiene vita sul palcoscenico, grazie alla regia e all’interpretazione dello stesso Valter Malosti – e al reading/concerto de Il sistema periodico – da martedì 7 maggio con protagonista Luigi Lo Cascio –, il progetto prevede l’allestimento dei due “racconti minerali” contenuti nella succitata raccolta ispirata agli elementi della tavola periodica.

Si tratta di Mercurio e di Piombo, affidati rispettivamente a Richi Ferrero – un felicissimo ritorno sul palcoscenico dopo vent’anni di assenza – e a Nino D’Introna. Due artisti che, in vario modo, hanno contribuito a innovare e a plasmare la scena teatrale torinese della fine del secolo scorso.

unnamed (1)Richi Ferrero, seduto a un tavolino appoggiato sulla sabbia su un lato del palcoscenico, è il caporale Abrahams che, da molti anni, abita insieme alla moglie Maggie su un’isola sperduta nell’Atlantico e chiamata Desolazione – una semplice cartina alle spalle dell’attore ne illustra conformazione e luoghi topici. A turbare la quiete della coppia, insieme da un ventennio, l’arrivo in successione di due coppie di naufraghi-avventurieri. Uno di loro, un olandese, seduce Maggie con i suoi racconti da presunto negromante; d’altronde, ammette di essere stato costretto ad abbandonare l’Europa dopo aver millantato di riuscire a tramutare la sabbia in oro…

Le sorti dei sei personaggi cambiano quando un’inattesa eruzione del vulcano al centro dell’isola – denominato Snowdon – rivela un deposito di mercurio, unico minerale liquido e contraddistinto da una natura insidiosa.

Ferrero – sbuccia una patata, poi un pomodoro e una pera, beve da una ciotola di legno – incarna con beffarda bonomia il protagonista, calcandone stati d’animo e pensieri con la propria mobilissima mimica facciale, che una piccola telecamera riflette in primo piano su uno schermo, in alto sul lato opposto del palco.

Sornione e affabile, autoironico e calvinamente “leggero”, Ferrero porge con efficace e studiata naturalezza la lucida e scientifica asciuttezza della parola di Levi che, proprio in virtù del proprio testardo rigore, seppe squadrare mirabilmente idee e sentimenti, ricorrendo pure a un’ironia che non è mai cinismo bensì tentativo di osservare il più oggettivamente possibile la realtà.

E ciò anche quando la realtà si traveste con gli abiti della leggenda, come avviene in Piombo, che Nino D’Introna, coadiuvato dal percussionista Alan Brunetta, traduce in una sorta di tribale ed evocativo melologo.

Chi racconta è Rodmund, appartenente a un popolo oscuro e arcaico, dai denti “azzurri”, ricco del dono della rabdomanzia, ma mirata a individuare il piombo anziché l’acqua. Il protagonista abbandona la propria terra per ricercare il metallo in territori fino ad allora inesplorati dal proprio popolo e per insegnare alle nuove genti che incontrerà i molteplici utilizzi del piombo.

unnamedLa narrazione segue il ritmo ognora variato dell’avventura e della scoperta, dell’ansia e del rilassamento, della ricerca della miniera e della serata in osteria. Un viaggio di parole e musica: note che sgorgano da una batteria e da un tamburello, ma pure da strumenti musicali decisamente eterodossi – lastre di metallo e una particolarissima tavola di legno percorsa da infinite, sottilissime corde.

Un itinerario che termina nell’esotica e misteriosa isola di Ichnusa, in quella Sardegna che è anche la terra d’origine di D’Introna. E, così, il racconto di Levi incrocia quasi magicamente la biografia dell’attore e regista, generando melodie nuove eppure indubbiamente coerenti e armoniose.

PiomboMercurio incantano letteralmente il pubblico, testimoniando l’evocativa tridimensionalità della parola geometricamente pura di Primo Levi, che la professionalità e la sensibilità – umana prima ancora che artistica – di Richi Ferrero e di Nino D’Introna sanno incarnare e far vivere sul palcoscenico.
Applausi entusiasti e meritatissimi.

 

MERCURIO
dall’opera di Primo Levi

adattamento teatrale, regia e interpretazione Richi Ferrero
elaborazione video Andrea Daddi
assistente alla regia Niccolò Ferrero
produzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Gran Teatro Urbano

PIOMBO
dall’opera di Primo Levi

adattamento teatrale, regia e interpretazione Nino D’Introna
universo sonoro Alan Brunetta
creazione luci Agostino Nardella
costumi Roberta Vacchetta
produzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Cie Nino D’introna

Teatro Astra, Torino
1 maggio 2019



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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