La Fura dels Baus e Bach: al via Fabbrica Europa XXVI

ALICE CAPOZZA | Il Festival Fabbrica Europa apre l’edizione 2019 con La Fura dels Baus alla Stazione Leopolda di Firenze – unica giornata nella tradizionale sede della rassegna, con il concerto-performance Free Bach 212, una miscellanea di generi di musica, danza e video.

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Stazione Leopolda, Firenze

L’immensa sala centrale della Stazione Leopolda è un luogo affascinante: un open space di archeologia industriale da concerto rock – una copertura di struttura metallica in contrasto con le imponenti mura scrostate ad archi – che si presta perfettamente agli allestimenti dal sapore contemporaneo del Festival, il quale, arrivato alla 26esima edizione,  ha dal principio trovato qui il suo habitat naturale.

Il gruppo catalano, con la sua carica di innovazione ed eclettismo, spesso mirato soprattutto a sconvolgere e stupire, rappresenta bene l’essenza creativa della rassegna, che l’ha ospitato a più riprese fin dalla prima edizione del ’94. L’evento, molto atteso, ha avuto una vasta partecipazione di pubblico, quello delle grandi occasioni mondane, riunendo molti addetti ai lavori, non solo artisti, ma anche giornalisti e appassionati.

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La compagnia apre il festival con un lavoro dal gusto raffinato meno trasgressivo del solito, accompagnata dall’ottimo ensemble barocco Divina Mysteria (Letizia Moros alla viola, Thor Jorgen al violone, Andrés Alberto Gómez al clavicembalo, Pavel Amilcar al violino). Questo concerto, folle ma garbato, interpreta liberamente – Free – la Cantata dei Villani BWV 212, nota anche come Cantata Burlesque, di Johann Sebastian Bach, intersecando all’originale operetta in tedesco, la musica e il ballo flamenco, l’elettronica riprodotta live dalla consolle sul palcoscenico; ancora, le proiezioni digitali e la presenza analogica di figure scultoree a grandezza umana di campesinos (contadini) e una vacca realizzata con un reticolato metallico che al posto del latte munge birra.

La rivisitazione dell’originale musica da camera, firmata da Miki Espuma e David Cid, si apre con il pizzico leggero dal timbro acuto del clavicembalo – caratteristico delle composizioni bachiane – suonato da un solo musicista seduto di spalle a mostrare lo strumento aperto; dal telo retroilluminato si unisce il suono dolce e rotondo della viola da gamba: solo l’ombra delle dita dello strumentista vediamo scorrere rapide sulla tastiera.
A questo punto la piccola orchestra si mostra al pubblico completa, avvolgendolo nelle sue armonie. Da contraltare irrompe il suono dell’elettronica che stravolge l’atmosfera della sala, proiettandoci nella contemporaneità dei suoni distorti, degli acuti vibrati e persistenti, delle luci psichedeliche che deformano le proiezioni sul telo con macchie colorate.
Ma la sinfonia d’apertura si chiude scaldando l’aria con la voce profonda della vocalist e ballerina Mariola Membrives, accompagnata, nel suo lamento flamenco, dalle evoluzioni fisiche del performer Miguel Angel Serrano, mentre sullo schermo scorrono le immagini rupestri di tori e mucche al pascolo per le colline. L’alternanza dell’originale classico di recitativi e arie in tedesco è affidata alle impeccabili esecuzioni del mezzo soprano Eulàlia Fantova e del baritono Juan Garcia Gomà, che danno avvio alla storia dell’operetta.
Bach attinse abbondantemente a danze e melodie popolari, tra cui la Follia di Spagna, che conferiscono alla musica un carattere agreste, quasi folk, sottolineato sia dalle immagini digitali, che dalle sculture della scena, ed evocate dalla tradizione del Flamenco, in un gioco di rimandi tra una dimensione e l’altra, tra il tangibile e il multimediale, il tedesco e lo spagnolo, il canto lirico e il flamenco, la classica e l’elettronica.

FREEBACH212-0189-1024x683Oggigiorno sarebbe impensabile che i contribuenti celebrassero una festa di anniversario in onore del loro Ministro delle Finanze. Questo è precisamente quello che propose Picander, il librettista della cantata, a Bach. Picander era anche l’esattore delle tasse agli ordini del ciambellano Von Dieskau: la cantata 212 racconta, appunto, una festa in suo onore. La storia di una coppia di contadini, tra flirt amorosi di baci richiesti, desiderati e negati, fa da filo conduttore per lodare e ironizzare sull’arrivo del nuovo signorotto, dispensatore di birra “vera e forte”, e criticare il peso delle tasse per i contadini. Alla fine la birra è la bevanda che unifica tutti  i popolani nella taverna del paese. In Italia avremmo detto che tutto finisce “a tarallucci e vino”.

L’elemento della danza flamenca si innesta ad arte, anche se la connessione con la parte visiva non risulta sempre chiara, come ad esempio nel secondo movimento che contiene un ronzio di sottofondo rappresentato, in video, dall’immagine della ballerina che si deforma in una guerra di insetti: scopriamo a posteriori, consultando la cantata originale, il riferimento presente nelle parole del soprano, che paragona la sensazione dell’innamoramento a una battaglia ronzante, potremmo dire alle “farfalle nello stomaco”. La critica per le tasse da pagare al ciambellano è rappresentata efficacemente con le immagini di slot in funzione e fontane di monete sonanti che fanno da contrappunto agli strumenti ad arco e al canto del baritono. L’armonia nell’unione dei generi ha il suo miglior momento nel brano principale – non a caso utilizzato anche come bis del concerto – nel quale la musica di Bach fa da accompagnamento alle parole del Pueblo Unido, ai vocalizzi lirici e al flamenco, mentre sullo sfondo vediamo le immagini del Grande Dittatore.

La comprensione, affidata solo alla suggestione musicale e all’interpretazione dei cantanti, sarebbe stata favorita dalla sovra titolazione in italiano delle arie – come ormai consuetudine anche all’opera. Nonostante la semplicità della trama, la narrazione in tedesco – per l’originale bachiano – e in spagnolo – per gli innesti di flamenco – non ci ha permesso di apprezzare appieno l’intreccio, i modi di dire popolareschi, l’umorismo musicale e l’ironia della critica sociale.

Free Bach 212 (qui il trailer) è un incontro riuscito tra discipline e stili musicali, capaci di fondersi, da forme contrastanti, in un unico movimento armonico. Pur riconoscendo una perfetta esecuzione di tutti gli artisti in scena e l’originalità dell’operazione sulla musica classica, spesso considerata lontana dai contesti contemporanei, tuttavia le caratteristiche del linguaggio furero di eccentricità e coraggiosa provocazione restano, in questa performance, deluse.

Fabbrica Europa prosegue fino a luglio con eventi diffusi sul territorio: lo Spazio PARC (Performing Arts Research Centre) alle Cascine, dove si concentra la maggior parte degli spettacoli e incontri, nuova casa del festival inaugurata nella scorsa edizione, ma anche il Teatro della Pergola, Teatro Cantiere Florida, il Maggio Musicale Fiorentino, il chiostro delle Murate e altri luoghi, anche all’aperto. Molti gli appuntamenti tra tradizione e novità, tra contemporaneo e popolare, inteso sia nell’accezione inglese di pop – ospite della seconda giornata il cantautore Motta o il duo sudamericano Las Anez – sia come tradizionale e folk seppure nella ricerca e sperimentazione – come il concerto di Hamilton De Holanda, jazzista noto per la collaborazione con Bollani. Nel campo della danza spiccano i nomi di Ina Christel Johannessen e del coreografo fiammingo Wim Vandekeybu, oltre al nostro Virgilio Sieni. Tuttavia l’elemento più insolito è costituito dal focus di approfondimento sulla danza contemporanea cinese, confermando che Fabbrica Europa ha il grande merito di portare in Italia compagnie e performer da tutto il mondo.

FREE BACH 212
La Fura dels Baus

codirezione, ideazione e copione Miki Espuma e David Cid
direzione musicale Pavel Amilcar, Thor Jorgen e Miki Espuma
video David Cid
suono David Casamitjiana, Albert Surià
luci David Hoyo, Jamie Llerins
cantante Mariola Membrives
danza Miguel Ángel Serrano
mezzosoprano Eulàlia Fantova
baritono Joan Garcia Gomà
violino Pavel Amilcar
viola Letizia Moros
violone Thor Jorgen
clavicembalo Andrés Alberto Gómez
produzione Marta Coll
sculture Fernando Bravo
macchinista Roger Serra

Festival Fabbrica Europa, Stazione Leopolda, Firenze
3 maggio 2019



Categorie:Danza, Musica, Novità, Recensioni, Scena, Teatro

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