Fra formalismo e carnalità: due nuove serate a Interplay

LAURA BEVIONE | La scena nuda, luci flou che sfumano l’una nell’altra così come i movimenti vorticosi e fluidi dei danzatori. Cerchi, diagonali, linee concave ovvero convesse, creano una coreografia senza reale soluzione di continuità, un vortice costante e ipnotico che soltanto in pochi, significativi, frangenti si interrompe, magari per lasciare spazio a un intenso e ironico assolo.

Michele Di Stefano crea per i danzatori della sua compagnia MK una coreografia improntata certo sulla danza pura ma arricchita dal valore aggiunto di un’irriverente visionarietà. Il coreografo afferma di essersi ispirato per il suo Bermudas_Tequila Sunrise alla matematica, alla fisica e persino alla meteorologia. Ecco allora che il girare circolarmente le braccia e il corpo pare ricreare sul palco quelle immagini satellitari di cicloni tropicali che siamo abituati a vedere durante le previsioni del tempo, mentre i movimenti rigorosamente normati dei danzatori rimandano alle leggi del moto perpetuo così come, per contrasto, alla teoria del caos.

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Foto Andrea Macchia

Ma sappiamo bene che nei lavori di Michele Di Stefano l’ironia convive sempre con il rigore formale e, dunque, il riferimento ai Caraibi misteriosi e alcolici del titolo – le Bermuda sono pur sempre le isole delle sparizioni misteriose, la tequila è una drink che ci fa immediatamente visualizzare un tramonto da sogno – suggerisce implicitamente di non prendere troppo sul serio i riferimenti in locandina alle consulenze su meteo e matematica…

Non si mette certo in discussione la solidità scientifica della coreografia ma è lo stesso Di Stefano a suggerirci come quella ispirazione – magari volta pure a ridimensionare la nostra paranoica dipendenza dal meteo – è il punto di partenza di uno spettacolo che vuole guardare da una prospettiva non usuale alle cartoline patinate inviate da quei non-luoghi, esistenti soltanto nelle pupille illuse dei turisti.

Uno spettacolo che, alla fine, mira a esaltare la potenza espressiva del movimento puro, ritmico e sincronico, suscitato non solo da ogni singolo danzatore ma, con maggiore incisività, dalle relazioni che fluidamente essi instaurano fra di loro. Un lavoro ipnotico, che immerge lo spettatore nel medesimo vortice generato in scena dai mirabili danzatori, gli uni e gli altri imprigionati dal ritmo ammaliante della musica caraibica che lo  accompagna.

Una differente modalità di declinare il linguaggio della danza contemporanea è quella scelta da Francesca Foscarini nel suo assolo Animale, ispirato all’opera di Antonio Ligabue e incentrato su un’indagine, sanguigna e corporea, sull’origine degli istinti primari, comuni a uomo e animale.

Il bisogno di riconoscere quello che si è così come quello di proteggersi; il coraggio di osservarsi in uno specchio e di accettare la propria sessualità; il dolore quale inevitabile esperienza nell’esistenza di ogni creatura vivente e la conquista della consapevolezza di non essere comunque soli.

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Foto A. Avezzu

La danzatrice propone una danza quasi teatrale, ricorrendo a una mimica accentuata e a movimenti spezzati e disarticolati, che all’astrazione sostituiscono una carnale evidenza.
Plasmando il proprio corpo come malleabile e sensibile creta, Foscarini crea in scena una sorta di mappa sensibile delle pulsioni, delle paure e delle passioni degli esseri viventi, a due o quattro zampe…

Francesca Foscarini, insieme a Michele Di Stefano, è stata la protagonista dell’appuntamento di lunedì 27 maggio di Interplay, contraddistinto dunque da un dialogo fra danza pura e danza più “teatrale”, così come è avvenuto nella serata di mercoledì 29 maggio, aperta da un mirabile lavoro di danza formale/astratta, quell’Opus, creazione del coreografo greco Christos Papadopoulos di cui parlammo in occasione della replica al festival B-Motion di Bassano del Grappa lo scorso agosto.

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Foto Patroklos Skafidas

Una coreografia per quattro interpreti, in pantaloni e camicia scuri, le cui sagome si stagliano su uno spazio neutro, in bianco e nero. I loro movimenti sono minimi e presissimi, dettagliati correlativi delle note sullo spartito, basato su una rigorosa decostruzione dell’Arte della fuga di Bach.
Ai danzatori non è richiesta, però, un’interpretazione espressiva della partitura bensì la metaforica metamorfosi in strumenti musicali, divenendo così esecutori – solo apparentemente meccanici – della successione di note. La decostruzione della partitura di Bach corrisponde così a una scientifica decostruzione del movimento che riesce a riconquistare una propria specificità, estranea a virtuosismi gratuiti.

Con il duo Cuenta Atrás degli spagnoli Los Innato cambiano decisamente le atmosfere: al rigore e alla cura del dettaglio di Papadopoulos si sostituisce un approccio di nuovo più carnale e immediato alla danza contemporanea.
I due danzatori/performer – ballano e recitano – delimitano lo spazio con strisce di carta bianca, infilano la testa in secchi rossi e, soprattutto, dialogano con arguta ironia delle mode che attraversano il mondo della danza contemporanea e, con ritroso ma sincero affetto, ritraggono una relazione di amicizia virile, schietta e naturalmente problematica.

E ancora di rapporti interpersonali tratta l’altro duo maschile programmato nella serata, The Station, creato dall’ungherese Ferenc Fehér, anche interprete con Dávid Mikó.

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Foto di Cserkuti Gyoêrgy

Si muovono all’interno di un cerchio al centro della scena, apparentemente eseguendo riti arcaici, si scontrano e si incontrano, in una lotta contro apparenti nemici o, forse, soltanto con se stessi. La drammaturgia sottesa alla coreografia rimane oscura, resta nondimeno la generosa dedizione e la forza dei due interpreti, impegnati in una danza accentuatamente fisica, con qualche rimando al freestyle.

www.mosaicodanza.it

 

BERMUDAS_TEQUILA SUNRISE

coreografia Michele Di Stefano
luci Giulia Broggi, Cosimo Maggini
meteo Antonio Rinaldi
custom styling  Marco Mazzoni
musiche Kaytlin Aurelia Smith, Juan Atkins/Moritz Von Oswald, Underworld
consulenza matematica Damiano Folli
interpreti (cast variabile) Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Andrea Dionisi, Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Giovanni Leone, Flora Orciani, Annalì Rainoldi, Laura Scarpini, Loredana Tarnovschi, Alice Cheophe Turati, Francesca Ugolini
produzione mk/KLM, Bolzano Danza; in collaborazione con AMAT, Residance/DanceHaus Più Milano, Villa Manin Udine, Villa Pravernara Valenza, AngeloMai Roma, L’ Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino; con il contributo di MIBAC e Regione Lazio – Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili

 

ANIMALE

di e con Francesca Foscarini
drammaturgia Cosimo Lopalco
costumi Giuseppe Parisotto
disegno luci Luca Serafini
musiche originali Andrea Cera
produzione VAN; in coproduzione con La Biennale Danza di Venezia; con il sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, Tanzhaus Zürich, Istituto Italiano di Cultura Parigi, Teatro Stabile del Veneto

 

OPUS

coreografia Christos Papadopoulos
musica Kornilios Selamsis
interpreti Maria Bregianni, Georgios Kotsifakis, Amalia Kosma, Ioanna Paraskevopoulou
produzione Leon and Wolf Dance Company

 

CUENTA ATRÁS

coreografia Marko Fonseca
costumi Los Innato
interpreti Marko Fonseca, Felipe Salazar
produzione Los Innato, con il contributo di Andamio Escuela de Movimiento

 

THE STATION

coreografia e musiche Ferenc Fehér
disegno luci Dávid Kovácsovics
interpreti Ferenc Fehér, Dávid Mikó

 

Casa del Teatro Ragazzi, Torino
27 e 29 maggio 2019

 

 



Categorie:Danza, Novità, Partnership, Recensioni, Satura, Scena

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