Un documentario dal vivo per raccontare i Talk Talk

LAURA BEVIONE | Per l’anagrafe la vostra cronista teatrale appartiene alla categoria dei “nostalgici degli anni Ottanta” – e chi è stato adolescente in quella decade so che condivide quella nostalgia, inguaribile anche se forse un po’ tamarra – ma le affinità con  i “giovani nerd musicofili” sono tante e indiscutibili. A queste due categorie si rivolge esplicitamente il documentario musicale live – o, come recita la locandina, esperienza di ascolto – ideato e affabilmente condotto da Federico Sacchi e dedicato al frontman della band inglese dei Talk Talk, Mark Hollis.

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Foto Marilivia Minnici

Il musicteller – così si definisce – torinese, ex dipendente della Fnac cittadina, chiusa qualche anno orsono, si è inventato una formula, colta e insieme gradevolmente pop, di intrattenimento, l’esperienza di ascolto appunto, ossia «veri e propri documentari dal vivo che fondono storytelling, musica, teatro, video e nuove tecnologie dedicati ad artisti che il grande pubblico ha dimenticato o mistificato».

Un format teatrale che riesce a far convivere l’imprevedibilità e l’emozione dello spettacolo dal vivo con l’utilizzo creativo delle nuove tecnologie e dei nuovi media. L’esperienza d’ascolto vissuta in teatro, infatti, è stata preceduta da un cortometraggio diviso in tre episodi, che costituisce una sorta di antefatto della narrazione compiuta da Federico Sacchi in palcoscenico, e sarà succeduta da ulteriori video in cui il musicteller ne approfondisce alcuni temi ed episodi. Il tutto fruibile sul sito e sulle pagine FB e Instagram di reDISCOvery.

Un’esperienza che esce dalla sala teatrale senza, nondimeno, negare la centralità dello spettacolo animato da Sacchi, che interagisce anche con il pubblico, e costruito su un accorto succedersi di racconto, immagini e filmati – originali, quale quello che documenta l’ospitata dei Talk Talk in un programma condotto da Mike Bongiorno; oppure creati ad hoc dall’illustratore Gianni D’Angelo e tradotti in visual da Domenico De Fazio e Alessandro Bernard – e, ovviamente, musica.

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Foto Simone Dipietro

Il musicteller si muove disinvolto sul palco, occupato su un lato da uno schermo, e, con documentata passione, ricostruisce la parabola musicale dei Talk Talk, gruppo inglese che la EMI avrebbe voluto trasformare nei nuovi Duran Duran – malgrado il loro leader Mark Hollis non potesse certo competere con Simon Le Bon in fatto di sex-appeal – e che, dopo aver raggiunto la cima delle classifiche di vendite – in Italia come in Gran Bretagna – con hit quali It’s my Life e Such a Shame, scelsero di cambiare genere, dedicandosi a lunghissime sedute di registrazione che produssero album-capolavori, purtroppo non compresi né adeguatamente apprezzati – da Spirit of Eden a Laughing Stock.

Album che condussero allo scioglimento del gruppo ma che non allontanarono completamente Mark Hollis dalla musica: nel 1998, infatti, egli pubblicò un lavoro come solista. Ma quella fu l’ultima creazione di un artista che già da molti anni aveva eluso le esibizioni live e che per tutta la sua esistenza centellinò interviste e dichiarazioni pubbliche. Da quel momento fu il silenzio, rotto soltanto, e suo malgrado, dall’annuncio della prematura scomparsa, avvenuta il 25 febbraio di quest’anno. E proprio il primo diffondersi della notizia segna l’inizio dello spettacolo di Sacchi.

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Foto Simone Dipietro

Il musicteller ci descrive proprio il percorso – rigorosamente coerente – che condusse Hollis a un silenzio programmatico e sonoro, generato dalla necessità di rintracciare un buon motivo, un bisogno concreto, per fare musica. Un silenzio che, però, non è indice di aridità, bensì corrispettivo di quell’attesa, densa di aspettative ed emozione, che precede l’esplodere dell’arte – la stessa che genera la visione del palcoscenico vuoto prima dell’inizio di uno spettacolo.

Federico Sacchi – affabile e documentatissimo, tanto a proprio agio sul palco da far dimenticare anche la cadenza piemontese – sa ricostruire la mirabile vicenda artistica di Hollis con precisa ma non algida professionalità, non celando, al contrario, l’entusiasmo e la passione del fan. E inventando una modalità allo stesso tempo finemente artigianale e squisitamente tecnologica per fare quello che da sempre fa il teatro, ossia raccontare una storia, certo esemplare e nella quale il pubblico possa in una qualche misura identificarsi.

Il format, creato da Sacchi insieme alla regista Marzia Scarteddu e ai suoi collaboratori, è una testimonianza di come sia possibile mettere le nuove tecnologie al servizio del teatro, rispettando peculiarità e individualità dei singoli linguaggi e sforzandosi di instaurare fra di essi un dialogo paritario, senza che l’uno soffochi l’altro. Un format intelligente e coinvolgente, in cui la genuina passione per la musica si tramuta in narrazione dettagliata e policroma, informatissima e avvincente.

www.teatrostabiletorino.it

 

TALK TALK BEFORE THE SILENCE

di e con Federico Sacchi
regia Federico Sacchi, Marzia Scarteddu
visual Domenico De Fazio, Alessandro Bernard
musiche originali Stefano Danusso
illustrazioni Gianni D’Angelo
sound design Andrea Cerrato
light design Alessandro Gallo
sponsor & project manager Luana Gravina
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Alessandro Bernard (Docabout)

Teatro Gobetti, Torino
1 giugno 2019



Categorie:Musica, Novità, Recensioni, Satura, Scena

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