In scena a Primavera dei Teatri 2019: l’imprevedibilità del rischio

ELENA ZETA GRIMALDI| C’è una cosa importante ed essenziale nel prendere parte a un festival, in particolare a uno denso e accogliente come Primavera dei Teatri: la possibilità di generare confronto. Senza confronto − inutile dirlo, ma ribadiamo – è impossibile una crescita, e senza assumersi dei rischi è impossibile confrontarsi davvero. Chi non risica non rosica, si diceva a chiusura della prima parte di questo racconto del festival, ed è un nodo focale della questione, a cui bisogna tutti esporsi: non importa da quale lato del palcoscenico, i rischi sono ovunque in agguato.

Capita per esempio, malgrado la buona fede, di farsi ingannare dai programmi di sala: ottanta minuti di spettacolo su un caso di Alzheimer − non ce lo nascondiamo − possono tentare chiunque a darsi alla fuga. Per fortuna c’è chi riesce a sfatare i pregiudizi su tempi lunghi e tematiche delicate: ne è caso esemplare Il problema di Paola Fresa, che ha debuttato per una produzione di Fondazione Sipario Toscana ONLUS ed Erretiteatro30.

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Foto Angelo Maggio

La storia racconta la progressiva avanzata della malattia in un padre di famiglia (impeccabile Franco Ferrante, che ci restituisce in maniera sconvolgente la lenta decadenza della mente attraverso piccoli, progressivi mutamenti nel corpo), e di come la moglie e la figlia si confrontano e scontrano con la realtà di un processo inarrestabile in cui «le relazioni sulla base dell’identità detonano» (P. Fresa).

L’uomo è un animale sociale, e la sua socialità si fonda sul ruolo, inteso come la consapevolezza della relazione del nostro specifico posto con altri specifici posti, struttura che conforta l’inclinazione della nostra specie alla creazione di connessioni: cosa resta in chi perde all’improvviso il suo ruolo? In chi vede qualcosa divorare una sua relazione e al suo posto lasciare «solo il problema»?

La nuda realtà dei fatti ci viene esposta con tutta la sua carica tragica e i suoi momenti strazianti, ma sempre dipinta con una dolcezza a cui calza un solo aggettivo: umana. Anche le scene comiche sono calibrate ed essenziali al progredire della storia e della riflessione, mai solo separé, condotte dalla travolgente energia di Michele Cipriani (già protagonista di La ragione del terrore) che veste i panni di diversi personaggi: un ragazzo polacco la cui relazione con la famiglia (e soprattutto con Michele, il padre) non viene mai specificata, e due professionisti (un medico e un impiegato dell’INPS) che per mestiere dovrebbero intrattenere relazioni.

Un lavoro profondo e privo di qualsiasi sbavatura patetica, il cui finale, lucidissimo e privo di melanconia, è assolutamente inaspettato nella sua semplicità, ciliegina sulla torta di uno spettacolo che ha avuto il coraggio di assumersi molti rischi, e ne è uscito vincitore.

Da una realtà ordinaria a una paradossale, ultimo spettacolo della XX edizione, la compagnia Sutta Scupa presenta Miracolo, germogliato durante la prima edizione di Write – Residenza internazionale di drammaturgia, un progetto ideato e diretto da Tino Caspanello che lo scorso dicembre, dopo solo tre edizioni, ha ricevuto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro (fierezza isolana impone specifica).

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Foto Angelo Maggio

Il miracolo non-avviene in un non-luogo potenzialmente identificabile ovunque, se non fosse per il dialetto palermitano (coronato di sovratitoli, il cui uso annoda sempre più dubbi di quanti ne sciolga), al contempo àncora alla realtà e pennello del surreale. Nel breve ma potente prologo, una donna africana partorisce urlando una bara e due becchini, catapultandoci senza preamboli nel cuore del problema: come sbarazzarsi del corpo, dal momento che nel cimitero sono rimasti solo due posti, i loro?
I fronti sono schierati: «da un lato l’esigenza da parte di personaggi ultimi di poter affermare la loro identità, dall’altro l’esigenza di creare nuove identità tra commistioni di più culture» (G. Massa).

Tutta una serie di piccoli, umani, atteggiamenti che conosciamo benissimo vengono messi in scena con quotidianità così caricata che, in corto circuito con i fatti, si trasforma nel suo grottesco contrario. Il rumore di una sirena censura la banale violenza verbale, quella di propaganda, quella che attira l’ammirazione o l’odio, lasciando il campo a un dialogo senza soluzione che snocciola tutta la miseria di una situazione umana che rimpalla un corpo: ogni possibile e impossibile stratagemma (buttarlo in mare, dargli fuoco, portarlo nel paese accanto, tagliarlo a pezzi, resuscitarlo) è accolto con lo spirito di chi ha un lavoro spiacevole da finire il prima possibile, per prendere la paga e tornare a casa.

Sfiniti dall’accumulare soluzioni inutili, i due fratelli si concedono una merenda a base di aringa affumicata, durante la quale viene fuori la somma proposta: «Tincèmulu ri bianco» suggerisce Bernardo, «Forsi vulevi riri rosa» risponde Antonio. Ma anche questa idea non può avere seguito e, dopo essersi puliti le mani sulla bara, lasciano i resti dell’aringa in proscenio, da dove il fetore del problema dilaga per la sala sempre di più.

Uno spettacolo durante il quale ogni cosa va in corto circuito, scontrandosi e fondendosi con il suo contrario, soprattutto quando la nostra mente, per un istante, vede sovrapporsi ai due becchini in tuta catarifrangente due qualsiasi capi politici in giacca e cravatta. Uno spettacolo anch’esso pieno di rischi, che richiede una grande abilità ed energia da parte degli attori, dirompente nella prima parte, ma purtroppo andato un po’ scemando verso il finale, non portando fino in fondo le potenzialità della messinscena.

Chi non dialoga non risica, e, risicando e rosicando, dialogando e progredendo, ci avviamo verso il prossimo Primavera dei Teatri.

 

IL PROBLEMA

Fondazione Sipario Toscana Onlus/ Erretiteatro30
di Paola Fresa
con Franco Ferrante, Nunzia Antonino, Paola Fresa, Michele Cipriani
collaborazione alla creazione collettiva Christian Di Domenico
illustrazione Francesco Chiacchio
progetto teatrale realizzato con il sostegno di U.P.I.P.A. (Unione Provinciale Istituzioni Per l’Assistenza – Provincia di Trento) si ringrazia il Teatro Stabile di Bolzano

 

MIRACOLO

Sutta Scupa
scritto e diretto da Giuseppe Massa
con Glory Arekekhuegbe, Gabriele Cicirello, Paolo Di Piazza
aiuto drammaturgo Giuseppe Tarantino
assistente alla regia Marco Leone
assistente alla produzione Elena Amato

 



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Teatro

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