Aumentare la felicità pro capite: la sfida di Artisti in Piazza

FRANCESCA GIULIANI | A Bologna durante la conferenza stampa della XXIII edizione di Artisti in Piazza – Festival Internazionale di Arti Performative abbiamo incontrato il direttore artistico Enrico Partisani, che ci ha raccontato qualcosa di più dell’evento che si terrà a Pennabilli dal 13 al 16 giugno 2019. Nei quattro giorni si esibiranno 57 compagnie internazionali: artisti di teatro, musica, circo contemporaneo, danza, clownerie e teatro di figura; ogni giornata avrà in programma circa ottanta eventi tra spettacoli multidisciplinari e site specific, prime assolute e debutti nazionali.

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Quest’anno Artisti in Piazza ha raggiunto la XXIII edizione. Come è nato a Pennabilli, un paesino lontano dalla costa romagnola e arroccato nell’alta Valmarecchia, e come è evoluto da festival di artisti di strada a quello che è oggi? 

Artisti in Piazza è nato da un incontro e dal desiderio di vivere a Pennabilli. Avevamo trent’anni, eravamo un gruppo di amici e decidemmo di organizzare un festival di musica rock. L’esperimento non funzionò ma grazie a quell’esperienza incontrammo l’artista di strada Moreno Raspanti e con lui pensammo un festival diverso. In Italia c’era una legge di epoca fascista, che ancora in parte esiste, che vietava l’esibizione di artisti per strada. Questa cosa ci stupì e ci spinse a creare un evento che desse loro la possibilità di esibirsi senza problemi. Siamo partiti con una piccola esplorazione degli artisti di strada italiani e già dal secondo anno, grazie al sito internet che ci aprì al mondo – in particolare a Stati Uniti e Australia – il festival prese un respiro internazionale. Negli anni abbiamo aggiunto palcoscenici, chapiteau, luoghi teatrali ricavati in spazi alternativi. Non volendo stravolgere il paese abbiamo adattato il festival al luogo. Quest’anno, ad esempio, abbiamo proposto a Balletto Civile uno spazio sapendo che non era proprio adatto allo spettacolo ma insieme abbiamo cercato di costruirlo e sarà un evento unico. Questo “gioco” ha portato negli anni a un’esplorazione del luogo dove viviamo e delle altre arti, dal teatro al circo contemporaneo, dalla danza e alla musica.

Si potrebbe dire che Pennabilli, durante i quattro giorni di festival, diventa un palcoscenico a cielo aperto. Quanto è importante per il paese essere da ventitré anni palcoscenico delle arti e quali ripercussioni ha un evento di questo tipo?

Negli anni circa 1370 compagnie sono state ospitate da Artisti in Piazza. Questo sicuramente è un arricchimento culturale sia per chi vive a Pennabilli sia per chi frequenta il festival. Molte compagnie hanno scelto il paese come casa. Tra queste ci sono i Quetzalcoatl dal Messico, la compagnia Otto Panzer da Bari, Lu Pulici e Josep Piriscon la Trukitrek Puppet Company e la 22 production. C’è poi Solar Film una casa di produzione locale nata grazie all’incontro tra i ragazzi di Pennabilli e la compagnia che ha cresciuto i giovani abitanti del luogo iniziandoli alla passione per il cinema. Durante l’anno capita spesso, camminando per le vie del paese, di trovarsi in mezzo a delle riprese di film. Questo oltre a cambiare l’aspetto del luogo, ha incentivato a non abbandonare il paese. L’arrivo di quasi quarantamila persone in quattro giorni, è economicamente una botta di vita per tutte le attività del territorio. Inoltre, facendo residenze e coproduzioni durante tutto l’anno immettiamo linfa vitale al paese. Cerchiamo di non rompere le armonie e di trovare equilibri anche nella convivenza tra gli abitanti e le tante persone che arrivano da fuori. Vogliamo aumentare il benessere delle persone perchè tutte le cose che facciamo le pensiamo per rispondere a una  domanda: aumentiamo la felicità della popolazione?

Quest’anno avete scelto come tema il gioco. Raccontiamo alcuni spettacoli allacciandoci a questo filo rosso?

Il gioco serve alla crescita del bambino per comprendere il mondo che gli sta attorno in modo che quando lo esplorerà da adulto saprà già qual è la misura da tenere. Il gioco è, durante l’atto creativo, il momento della scoperta, dell’esplorazione. In ogni fase di questa ricerca, durante le improvvisazioni e tutte le prove che un artista fa per avere padronanza dello “strumento” che sta usando, c’è il gioco. E quando arriveranno gli spettatori tutte quelle prove serviranno per affrontare il dialogo dentro e fuori la scena. Noi attraverso il festival giochiamo affinché si attivi quel dialogo. Gli spettacoli saranno tutti legati in qualche modo a questo tema. Ci sarà la compagnia olandese The Stijle, Want che mette al centro del lavoro vari aspetti del gioco, in particolare il segreto e l’attesa del suo svelamento dato dalla visione dello spettacolo. Ci sarà il meraviglioso giocoliere francese Jyoti Supernaturel. Avremo anche un’area giochi allestita da Caimercati, dove ci sarà anche musica.

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Da alcuni anni ospitate eventi spettacolari che coinvolgono la comunità locale. Come è nata la necessità di coinvolgere il pubblico e quali compagnie presenti al festival attiveranno gruppi di lavoro e incontro con la comunità?

Ogni anno ospitiamo compagnie che coinvolgano il pubblico per aumentare la consapevolezza, la conoscenza e quindi la felicità di ognuno. Serve a tutti e, soprattutto, senza questo coinvolgimento non sarebbe possibile organizzare un festival che ospita in quattro giorni quarantamila persone. Quest’anno avremo il gruppo circense Le Baccanti che lavorerà con alcuni volontari che seguiranno un laboratorio di preparazione per la performance Atto Primo. Ci sarà il debutto di Moby Dick del Teatro dei Venti; Stefano Tè e la sua compagnia hanno coinvolto nel lavoro il coro di Pennabilli Canta che ti passa, che da due mesi sta facendo le prove, insieme a una trentina di bambini delle scuole. Un’altra attività è la Redazione AUGH!, che coinvolge ragazzi dai 10 ai 16 anni che racconteranno il dietro le quinte delle quattro giornate. Attraverso queste esperienze facciamo crescere le persone attorno al festival per farlo vivere da dentro.

Per costruire un così vasto programma di spettacoli avrai di certo attraversato molti festival tra Italia ed estero. Come vedi cambiato negli anni il circo contemporaneo?

In Italia, soprattutto negli ultimi dieci anni, il circo contemporaneo è cambiato tantissimo ed è cresciuto grazie alla presenza di scuole che lavorano sulla formazione. Molti artisti di strada che le frequentavano si sono autoproclamati compagnie di circo contemporaneo. Per molto tempo questi artisti non sono stati riconosciuti all’interno del sistema dello spettacolo e sono stati costretti a spostarsi in altri paesi europei dove da anni c’è un grande fermento e un sistema a sostegno di quest’arte. Oggi il Ministero ha riconosciuto il circo contemporaneo e la Regione Emilia Romagna l’ha messo tra le priorità e questo garantirà sicuramente la diffusione di quest’arte.
È accaduto un po’ quello che è successo tra la danza classica e la contemporanea. Noi abbiamo vissuto da dentro questo cambiamento e da sempre offriamo all’interno del panorama del festival il circo contemporaneo. Quest’anno avremo dalle Marche il Circo El Grito, dal Brasile il Circo No Ato, dalla Francia i Fratelli Troubouch e Five Foot Fingers e molte altre.

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Andando ai tanti progetti collaterali del festival, tra i quali il Mercatino del solito e dell’insolito, le Cucine Erranti, quest’anno avete anche GoGreen. Di cosa si tratta?

Da anni il festival è attento alla sostenibilità e cerchiamo di attuare politiche green. Abbiamo imposto l’obbligo di lampade a basso consumo; abbiamo aumentato le corse dei bus durante le giornate di festival e incentivato il car sharing; stampiamo tutto su carta riciclata. Non useremo un solo prodotto di plastica e per farlo abbiamo lavorato in sinergia con l’amministrazione comunale e il gestore dei rifiuti per implementare la raccolta e usare il compost. Quest’anno abbiamo creato un team apposito di giovani esperti che si sta occupando di tutto questo aspetto e sta elaborando progetti innovativi: uno di questi, che prenderà vita il prossimo anno e per il quale abbiamo richiesto un finanziamento europeo, prevede la creazione di toilette biocompostabili per grandi eventi. Quest’anno avremo anche delle figure che lavoreranno alla sensibilizzazione e alla formazione, aiutando il pubblico a gestire i suoi rifiuti; chi dimostrerà di aver usato al meglio le nostre informazioni riceverà un premio.

Perché venire al festival?

Artisti in Piazza è un’esperienza immersiva nell’arte dal vivo. Ogni singolo spettatore è libero di “giocare” e di costrursi il suo percorso di visione concentrandosi su quella sfaccettatura particolare di teatro, danza, circo o musica che preferisce. Mi piacerebbe che tutti vedessero il festival, lo vivessero e lo raccontassero ognuno con il proprio sguardo.



Categorie:Danza, Interviste, Novità, Pac incontra, Partnership, Performing Arts, Scena, Teatro

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