Riscopriamoci artigiani per tornare in contatto con il nostro tempo. A colloquio con Andrea Cavani sulla Scuola Archivio Leonardi

MATTEO BRIGHENTI | A ottobre apre a Modena la scuola del progettare e fare artigiano. Ovvero, l’arte di costruirsi la propria strada con gli attrezzi di cui disponiamo. «Vorremmo che la Scuola Archivio Leonardi ponesse questioni critiche. Il lavoro e il metodo di Cesare Leonardi (1935) – dice l’architetto Andrea Cavani – sono un bel modo per comprendere il legame che dobbiamo ricercare con le nostre origini, con quello che facciamo e con la natura intorno a noi. Le ricette date nei percorsi formativi tradizionali spesso si rivelano inadeguate, poco connesse con la realtà, così come la comunicazione incentrata sul mito delle “archistar” che, credo, abbia traviato tanto la mia quanto le nuove generazioni».

Andrea Cavani

Andrea Cavani

Cavani, classe 1974, insieme a Giulio Orsini ha fondato e cura l’Archivio Architetto Cesare Leonardi, nato con l’obiettivo di preservare, tutelare e divulgare l’opera di questa figura di artista poliedrico nel panorama architettonico contemporaneo. La mostra antologica Cesare Leonardi. L’architettura della vita – di cui al momento è conservata una riduzione, dal titolo Ripasso, alla Fondazione de Mitri – ne ha documentato in modo complessivo ed esaustivo l’immensa ricerca e pratica.
La Scuola punta adesso a farla diventare “materiale vivo” per studenti, progettisti, ricercatori under 30 che intendono affrontare un cammino multidisciplinare nei campi dell’architettura, del design, della produzione artigianale, della trasformazione della città e del territorio (qui tutte le informazioni su modalità e costi d’iscrizione).

«L’Archivio è nato in diretta continuità con l’attività di Leonardi – spiega Cavani – abbiamo deciso con lui di farlo, siamo architetti suoi allievi o persone che hanno lavorato al suo fianco per anni. Dopo la catalogazione dei materiali, oggi vincolati dal Ministero dei Beni Culturali, e l’attività divulgativa, abbiamo pensato che la Scuola fosse la risposta migliore per generare nuova progettualità. A dire il vero – precisa – non c’è niente di più lontano da Leonardi dell’insegnamento: non gli è mai interessato e non è nelle sue corde, ha sempre preferito concentrarsi sui progetti. Ciononostante, il suo pensiero ha una grossa valenza didattica».
Del percorso di Cesare Leonardi, infatti, la scuola prende la fase più matura, la riscoperta della scala umana nella progettazione e la riapertura di un dialogo con l’ambiente. Ambiti concreti di applicazione per i partecipanti e possibili chiavi di lettura delle dinamiche odierne. «La Scuola si struttura in due moduli – afferma Andrea Cavani – uno autunnale dedicato ai Solidi e uno primaverile dedicato agli Alberi. Sono temi emblematici di tutto ciò che ha Leonardi fatto ed essenziali per trasmettere il suo metodo. I solidi riguardano il progettare a misura d’uomo, dell’abitare; gli alberi, invece, rimandano al destino delle città e all’ecosistema. Sono temi complementari da ogni punto di vista: i solidi, pensati su ruote, sono flessibili, dinamici; gli alberi, al contrario, sono radicati a terra e quindi stanziali. Gli uni li realizza l’uomo, artigianalmente, trasformando il legno che arriva dagli altri, prodotti, a loro volta, dalla natura».

Cesare Leonardi e Franca Stagi, Dondolo, 1967

Cesare Leonardi e Franca Stagi, Dondolo, 1967

Negli anni Sessanta Cesare Leonardi ha 25 anni e insieme a Franca Stagi inventa sedie come la Nastro (1961), la Eco (1966), il Dondolo (1967), oggetti di design che finiscono nelle collezioni dei più importanti musei del mondo: il Moma di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Centre George Pompidou di Parigi, il Kunstgewerbemuseum di Berlino. «Si tratta di ricerca “pura”. La perfezione di questi manufatti – chiarisce Cavani – sta nella sintesi straordinaria tra la forma, la resistenza del materiale (la vetroresina) e le conoscenze di allora nel realizzarli. Li vediamo nei musei perché sono intuizioni che spostano i confini dello “stato dell’arte”: Leonardi-Stagi, come i principali designer di quell’epoca, hanno lavorato su una “frontiera” che appare ancora insuperata. Per inciso  si può dire che il design attuale continui a emulare e ribadire le forme nate in quegli anni, senza avere ancora trovato una nuova sintesi».

La Nastro è “la sedia perfetta” per ammissione dello stesso Ron Arad: l’architetto e designer israeliano, attivo tra design industriale e arte contemporanea, ne ha una nel suo salotto londinese. Tale perfezione, però, è difficilmente utilizzabile: della Nastro, così come della Eco e del Dondolo, ne vengono prodotti pochissimi esemplari. Ci prova Bernini, un industriale di Figline Valdarno, vicino Firenze, ma l’azienda non ottiene il successo sperato. «Come dice Leonardi – continua Andrea Cavani – non sono fatte per sedersi tutti i giorni. E non è un caso che il suo interesse, a un certo punto, si rivolga a un design artigianale, non più industriale. Si dà delle regole, senza che gli vengano imposte né dal mercato, né da nessun altro. Da qual momento in poi (siamo nel 1983) – prosegue – si dedica completamente ed esclusivamente al processo, tanto che l’esito diviene il processo stesso. Così, nascono i mobili artigianali chiamati Solidi».

Cesare Leonardi con la tavola tracciata per il taglio della PR4

Cesare Leonardi con la tavola tracciata per il taglio della PR4

Sceglie un materiale povero che può lavorare da sé: una tavola di cassero per calcestruzzo, un legno economico e resistente di facile reperibilità. Le dimensioni del pannello di partenza sono fisse, difatti il fine ultimo è tagliarle in pezzi e assemblarli con il minimo scarto possibile di materiale, dando vita, ancora una volta, a delle sedie. «Non scartare il materiale rappresenta una buona prassi per chi progetta – afferma Cavani – ed è un’economia anche mentale, costringe a non divagare, a non perdere di vista l’obiettivo. È anche sorprendente vedere come seguire fedelmente un processo, attenendosi a regole stringenti, non sia di per sé un limite alla fantasia. Anzi, apre la strada a possibilità infinite. Sono più di 300 – calcola – i Solidi che Leonardi ha realizzato a partire da questo principio. Quelli che ha disegnato, elaborando combinazioni diverse, raggiungono le migliaia».

Darsi regole precise, un metodo di lavoro artigianale non negoziabile, è anche l’esito maturo del suo lavoro progettuale sugli alberi e sui parchi. Una ricerca iniziata durante gli studi universitari a Firenze e che porta, nel 1982, alla mostra e alla pubblicazione con Franca Stagi de L’Architettura degli Alberi (Mazzotta, riedito da Lazy Dog nel 2018). Un volume imponente, che riproduce in scala un numero impressionante di alberi e arbusti disegnati a mano e che, tutt’oggi, costituisce un testo di riferimento per chi si occupa di progettazione del verde. «Come è avvenuto per i Solidi – illustra Andrea Cavani – a metà degli anni Ottanta per Leonardi c’è un punto di svolta: rielaborando le esperienze progettuali degli anni precedenti inventa un metodo, una matrice da seguire per piantumare gli alberi e intervenire sul paesaggio. Scaturisce da qui – puntualizza – l’idea della Struttura Reticolare Acentrata, una forma complessa costituita da poligoni irregolari. La stessa utilizzata nel logo della Scuola: in questo caso rappresentativa dalla multidisciplinarità del percorso di studi».

Il logo della Scuola Archivio Leonardi

Il logo della Scuola Archivio Leonardi

Si richiama, quindi, l’approccio “trasversale” di Cesare Leonardi, caratterizzato dalla capacità di declinare un pensiero unico in diversi ambiti disciplinari: nel corso di quasi cinquant’anni si è occupato di architettura, urbanistica, fotografia, design, scultura e pittura, lavorando al confine tra progettazione e pratica artistica. «È un esempio raro di dedizione al mestiere – specifica Cavani – ha lavorato in maniera infaticabile nel suo studio, privilegiando il lavoro sul progetto più che la sua diffusione e pubblicazione. “Le cose si fanno per sé”, ripete spesso. Non in termini individualistici, ma a partire dalle proprie esigenze, dalla propria misura, dalla scala dell’uomo. L’artigianalità – va avanti – è il migliore dei modi per esser connessi al proprio tempo, a chi siamo, a cosa facciamo e come lo facciamo».

Non a caso, l’Archivio e la Scuola hanno sede dove Leonardi ancora abita: nel Villaggio Artigiano, lo storico quartiere di case-officine di Modena Ovest. Per la precisione, a OvestLab, l’ex officina animata dall’associazione Amigdala attraverso una densa programmazione annuale di iniziative, tra cui Periferico Festival. Federica Rocchi, la direttrice artistica, collaborerà con l’Archivio Leonardi al coordinamento dei corsi e alla selezione dei docenti, scelti fra architetti, artisti, artigiani con un’attinenza metodologica al lavoro di Leonardi. «Amigdala ha una dote fondamentale rispetto al progetto della Scuola – racconta Andrea Cavani –; intorno alla propria ricerca artistica ha costruito al Villaggio Artigiano una nuova comunità, sviluppando dinamiche di condivisione e di partecipazione attiva degli abitanti. Il legame con loro è indispensabile e ci aiuta a fare in modo che l’Archivio, tramite la Scuola, si apra alla collettività. Partiamo da qui con l’obiettivo di attivare nuove relazioni. E auspichiamo una partecipazione tanto locale quanto internazionale».

Cesare Leonardi, La Città degli Alberi, Bosco Albergati, Modena 1988-1996

Cesare Leonardi, La Città degli Alberi, Bosco Albergati, Modena 1988-1996

Capacità critica, lavoro di indagine e nozioni tecniche: la Scuola Archivio Leonardi tratta dunque come inscindibili la visione progettuale e la pratica artigianale per comprendere e trasformare la realtà, alimentando una coerente ricerca personale e mantenendo radici nel territorio d’appartenenza. Una forma mentis operativa, di vita e per la vita, come lo è stato per Cesare Leonardi. «Cesare ha molta fiducia in quello che facciamo – confessa Cavani – e questo ci incoraggia a proseguire. Dopo Modena, è notizia recente, i materiali dell’Archivio legati all’Architettura degli Alberi e ai parchi progettati con Franca Stagi avranno un’importante sezione nella collettiva Nous les Arbres alla Fondazione Cartier per l’arte contemporanea di Parigi che inaugura a luglio. L’amore per gli alberi – conclude – racchiude l’esistenza di Leonardi: è l’amore per il dinamismo, qualcosa che non è mai fermo. Come, appunto, il processo di ricerca».



Categorie:Architettura, Arte, Interviste, Novità, Pac incontra, PACondicio, punti di vista, Satura

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