Incrociare linguaggi e persone: una serata a Verbania per Cross Festival

LAURA BEVIONE | Elide Ceretti era una donna estrosa e generosa, una pittrice che ereditò dal padre carrozziere – ossia costruttore di carrozze – una splendida casa nel centrale quartiere Sassonia a Intra, uno dei nuclei che, insieme a Suna, Fondotoce e Pallanza formò, per volere di Mussolini, la città di Verbania, affacciata sul lato piemontese del lago Maggiore. Elide, prima di morire nel 1996, ebbe il tempo di predisporre un lascito testamentario con il quale donava la sua luminosa e spaziosa abitazione al Museo del Paesaggio della città, con il vincolo che venisse adibita a residenza per artisti. I tempi della pubblica amministrazione, nondimeno, sono lunghissimi e la prima ristrutturazione di quella che intanto era stata battezzata Casa Ceretti venne ultimata dieci anni fa. Da allora, però, essa è stata poco utilizzata e valorizzata e soltanto nell’autunno dello scorso anno, grazie a una convenzione, la casa e i suoi laboratori sono diventati spazi di residenza del progetto Cross Residence.

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Foto Paolo Sacchi

Ma che cos’è Cross Residence? Ce lo racconta, mentre sorseggiamo un bicchiere d’acqua nel luminosissimo salotto-cucina di Casa Ceretti, Antonella Cirigliano, direttore artistico di LIS LAB, associazione culturale e residenza artistica finanziata dall’art. 43 del Mibac, che dell’articolato disegno CROSS è ideatrice e concreta fattrice.

Cross Residence è un progetto di residenze artistiche, mirato a valorizzare i differenti linguaggi performativi, auspicandone la contaminazione e, appunto, l’incrocio, ma interessato pure a incidere sul territorio in cui si trova a operare, privilegiando progetti di inclusione sociale e di valorizzazione del ruolo della cittadinanza.

Cross Residence 2019, in particolare, si è posto quale obiettivo quello di riqualificare un particolare quartiere, il succitato Sassonia, nome che deriva dai sassi del fiume il cui corso venne deviato per costruire le abitazioni; elementi cui rimanda pure la struttura dell’imponente il Maggiore, teatro poco distante e posizionato sulla riva del lago, inaugurato nel 2016 e articolato appunto in tre grossi “sassi” collegati da una parte centrale.

Un quartiere operaio e, nell’immaginario cittadino, legato a disagio sociale e scarsa qualità della vita, benché si trovi poco distante dal turistico centro di Intra. Un quartiere che vanta, nondimeno, un edificio quale Casa Ceretti che, nei mesi di aprile, maggio e giugno, è stata abitata dagli artisti selezionati per il Cross Residence 2019 e i cui lavori hanno animato una delle  serate, quella di venerdì 21 giugno, del Cross Festival, giunto alla sua ottava edizione.

Una serata, diffusa fra Casa Ceretti, il Maggiore e Piazza Mercato, che ha visto protagonisti i quattro progetti individuati per Cross Residence 2019: Moving Closer del coreografo Andrea Gallo Rosso; 131 Urban Randez vous della coreografa Sara Marasso con la collaborazione del contrabassista Stefano Risso; Baby I’m dreamin’ del performer e autore Francesco Michele Laterza; e Ho(me) _project  del trio Giselda Ranieri, Anna Serlenga, Rabii Brahim.

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Foto Paolo Sacchi

Il coreografo e danzatore torinese Andrea Gallo Rosso ha avviato da qualche anno un’interessante ricerca artistica a partire dai concetti di memoria e di conflitto, lavorando spesso con non professionisti, in questo caso over 60 e persone richiedenti asilo, coinvolti in una performance in cui il movimento è mezzo per (ri)prendere consapevolezza del proprio corpo e avvicinarsi senza pregiudizi né paura all’altro/a.

Andrea, insieme a Elisabetta Bonfà, guida con affettuosa ma severa discrezione i suoi non-danzatori, in realtà disinvolti e armoniosi, coinvolti e concentrati. La musica di Leonard Cohen parte dai cellulari per poi accompagnare coreografie necessariamente semplici ma pregnanti, che disegnano un cammino personale alla conquista di una inattesa libertà di espressione e di una relazione felicemente spontanea con gli altri. Ci sono interruzioni della musica che fermano l’eterogeneo ma armonico ensemble in posizioni topiche ed esemplari, mentre sul muro di fondo di uno degli atelier di Casa Ceretti scorrono le immagini scattate da Monica Gorini durante le prove/laboratorio.

I danzatori si muovono da soli o interagendo quasi casualmente con altri per poi creare sipari collettivi che rimandano al cammino, concreto e metaforico, in cui si dipana la nostra esistenza. Divengono così un corpo unico, ognora in movimento e in trasformazione, in cui il singolo non si annulla nel collettivo bensì lo determina e arricchisce. Una performance commossa ed emozionante, che coinvolge per il suo alto tasso di umanità, frutto non di superficiale spontaneismo, bensì di matura professionalità e sincera dedizione.

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Foto Paolo Sacchi

Qualità che, in verità, caratterizzano anche gli altri tre progetti presentati: in vari spazi, anche esterni, del teatro Il Maggiore la coreografa e danzatrice Sara Marasso e il musicista Stefano Risso hanno proposto il loro spettacolo, in realtà una sorta di format che si nutre dei differenti spazi urbani in cui viene ogni volta riplasmato e realizzato. Si parte da tre elementi, una danzatrice, un musicista e il suo ingombrante contrabbasso, e dalle relazioni che si instaurano non soltanto fra queste “entità”, ma fra di esse, il particolare spazio in cui temporaneamente risiedono – il teatro ma pure il battello che collega le due sponde del lago – e le persone che quel luogo variamente abitano. Una relazione ulteriormente complicata dall’incrocio del linguaggi – performance dal vivo ma anche video e fotografia.

Una sorta di ingegnosa matrioska che, nondimeno, non si risolve in gioco intellettualistico bensì trae sostanzioso nutrimento dalla felice imprevedibilità delle relazioni che Marasso e Risso instaurano con la comunità nella quale si trovano ad agire: la fotografa e il video maker locali, la dipendente del teatro e i cittadini con i quali creano rapporti e divertenti coreografie, chiedendo pure a loro di reinventare la propria modalità di rapportarsi al mondo esterno. Un contrabbasso che pare ostruirci lo sguardo ma che, in realtà, lo acuisce; una porta che può essere aperta e rivelare una prospettiva inedita sul paesaggio quotidiano.

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E un’angolazione nuova da cui osservare il paesaggio cittadino è quella scoperta dal trio Giselda Ranieri/Anna Serlenga/Rabii Brahim, che ha lavorato con un gruppo di inquilini di un condominio di Piazza Mercato, al centro del quartiere Sassonia.

Anche in questo caso un format flessibile – già sperimentato a Malta e a Modena – che si articola in video e performance dal vivo. Su un telone bianco disteso fra due balconi al primo piano sono proiettate le interviste realizzate in alcuni appartamenti; ma non pensate a un semplice montaggio di frasi e immagini poiché si tratta di un vero e proprio cortometraggio d’arte, fatto di illuminazioni e parole, dettagli apparentemente banali e sfumature. Un video che dialoga, chiosandolo e completandolo, con quanto avviene su alcuni balconi ai piani superiori: compare una madre con la sua famiglia ma pure dei danzatori, Giselda certo ma anche un’abitante del condominio che si esibisce in una danza con i ventagli e poi Rabih, che al ventaglio preferisce una spada orientale. I performer si mescolano ai condomini, ne intercettano desideri e nostalgie e, insieme, li riversano in una performance articolata e partecipata, che riesce a tradurre nei linguaggi dell’arte – la danza, il video, la performance –  testimonianze che, in tal modo, acquistano maggiore potenza e verità.

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Foto Paolo Sacchi

Un procedimento simile a quello che ha permesso a Francesco Michele Laterza di trasformare i sogni di alcuni cittadini di Verbania in canzoni, attingendo pure alla radicata tradizione dei cori verbanesi. Accompagnato in scena da un bassista, il performer dà corporea consistenza ai desideri inconfessati così come ai rimpianti di uomini e donne, giovani e anziani, verbanesi doc o emigrati giunti da molto lontano. Ironia ma anche sincera compassione – nel senso originario, sentire/soffrire con – contraddistinguono una performance/concerto arguta e coinvolgente.

 

MOVING CLOSER

concept e coreografia  Andrea Gallo Rosso
suono Andrea Cauduro
fotografia Monica Gorini
interpreti Andrea Gallo Rosso, Elisabetta Bonfà; e i partecipanti di PostProduzione #Lab (Aldo, Baba, Best, Emiliana, Luc, Jill, Jose, Julie, Mariama, Marina, Maxwell, Mirella, Paola, Precious)
produzione MORSE; coproduzione Interplay festival; con il sostegno di CEDAC Sardegna; in collaborazione con Centro Nazionale di Produzione della Danza Scenario Pubblico Compagnia Zappalà Danza

 

131 URBAN RENDEZ VOUS

ideazione e interpreti Sara Marasso, Stefano Risso
coreografia Sara Marasso
sound research Stefano Risso
video maker Arnaud Duchrame
produzione Il Cantiere, Fondazione Piemonte dal Vivo, Lavanderia a Vapore-Centro regionale piemontese per la danza, Associazione Sumisura-Laboratorio di Barriera; in collaborazione con Teatro Bellarte, Galleria d’arte contemporanea Cristiani & co., Galerie Mazzoli, Kuehlspot das Zuhause für Kunst und Musik

 

HO(ME)_PROJECT

ideazione e coreografia Giselda Ranieri
regia Anna Serlenga
musica live Christopher Hydinger
interpreti Rabii Brahim, Giselda Ranieri
produzione Aldes/Roberto Castello

 

BABY I’M DREAMIN’

ideazione e performer Francesco Michele Laterza
suono Danilo Valsecchi
produzione CROSS Project/Lis Lab, Danae Festival

 

Verbania, Casa Elide Ceretti – Teatro Il Maggiore –-Piazza Mercato,
21 giugno 2019



Categorie:Danza, Novità, Partnership, Reportage, Scena, Teatro

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