Contro l’anagrafe in teatro: avventure, surrealtà e amnesie per ogni età

ELENA SCOLARI | E basta con le fasce d’età! Oggi rivendichiamo il diritto di non etichettare (troppo) gli spettacoli, il diritto degli adulti di divertirsi o appassionarsi davanti a uno spettacolo per ragazzi e il diritto dei bambini di assistere a qualcosa che forse non capiranno al 100% o che capiranno a modo loro, e sia!
È naturale che ci siano destinatari privilegiati quando si tratta di teatro per le giovani generazioni, che ci siano diversi livelli di complessità drammaturgica e che temi e linguaggi possano essere differenti a seconda del pubblico cui ci si rivolge; lo riteniamo uno degli aspetti più importanti della cura con cui si lavora per i piccoli o per gli adolescenti, ma mi è capitato negli ultimi mesi di vedere alcuni spettacoli pensati per ragazzi e indubbiamente trasversali, belli anche per chi è nella fascia del dottor Gibaud.

Kon-tiki | Teatro Telaio

Kon-tiki di Teatro Telaio racconta, su testo di Angelo Facchetti, la storia epica e avventurosa dell’esploratore norvegese Thor Eyherdahl che nel 1947 attraversò l’Oceano Pacifico con cinque marinai e un pappagallo, dal Sud America alle isole della Polinesia francese a bordo di un’imbarcazione fatta di preistoria, di materiali precolombiani, allo scopo di dimostrare che i popoli del Sud America potrebbero aver conquistato la Polinesia ben prima di Magellano.
Il gatto e la volpe (aspettando Mangiafuoco) di Teatro del Cerchio è una gustosissima versione (assai riassunta) di Pinocchio in salsa assurda. La storia di Collodi è abilmente mescolata a quella di Aspettando Godot, i due compari sono metà gatto e metà Vladimiro, metà volpe e metà Estragone. Beckett è continuamente presente nel rapporto tra i due, nella sensazione di attesa insoluta riempita da gag non-sense.
Lemon therapy di Quinta parete è invece una sorta di seduta psicanalitica (che si rivolge anche al pubblico, sappiatelo) per un giovane uomo che ha una strana amnesia selettiva: non ricorda niente della sua adolescenza. Si scoprirà che anche la dottoressa che lo cura soffre in realtà dello stesso disturbo di smemoratezza. Riacquisteranno la tenera memoria di quegli anni rivivendo in diretta, da grandi, le stesse ansie, la stessa impacciataggine, gli stessi buffi nervosismi.

Questi tre spettacoli sono senz’altro eterogenei tra loro, tre diversi modi e stili teatrali che toccano registri di umorismo, di fascinazione per l’ignoto, di ironia che parlano a tutti, indipendentemente dall’età, perché capaci di risvegliare ricordi, aneliti e gusto per l’unicità comunicativa che solo il teatro possiede.

In Kon-tiki è Marcelo Sola, italo-brasiliano, professore di fisica e matematica e non attore, a raccontare con calore e semplicità l’eroicità di un’impresa che non è stata solo il puntiglio di un’esploratore un po’ incosciente ma il simbolo millenario della spinta a superare i limiti che fa dell’uomo un essere che progredisce.

Una cattedra che diventerà zattera, una gabbietta (quella del pappagallo) e una lavagna con la mappa del viaggio sono i soli strumenti che servono a Sola per imbarcarci con lui su quella bagnarola che nessuno tranne Eyherdahl credeva potesse resistere a una navigazione di tale entità. Invece quel legno tenne, tra mille fatiche, per 101 giorni.
C’è un momento dello spettacolo, in cui, grazie alla bella scrittura di Facchetti, agile e che non abbandona mai lo spettatore, si percepisce, quasi si tocca, la meraviglia dell’uomo che sgomina la natura con l’ingegno: a pochi metri dall’isola agognata la barriera corallina blocca la corsa del Kon-tiki. Come superare il tagliente reef evitando di frantumare barca ed equipaggio? Ogni tredici onde ne arriva una più forte che potrebbe lanciarti oltre l’ostacolo; e allora si àncora la zattera con le corde al fondo del mare, si conta e poi si taglia velocemente l’ancoraggio per surfare sulla tredicesima onda che ti porterà alla meta! Tutti tranne il pappagallo che se ne è, giustamente, volato via.
Questo confine tra ciò che sembra impossibile e la scelta di tentare il tutto per tutto per superare lo stallo è il senso di una storia che è anche l’andare oltre le terre – o le acque – conosciute (e consentite, potremmo dire oggi); è il senso del coraggio per un bambino che deve crescere, è l’essenza di ciò che nutre lo spirito di tutti: conoscere.

Nonostante le distanze dal punto di vista del linguaggio artistico si può intravedere un tratto che accomuna i tre lavori nell’accostarsi ad aspetti della vita che compongono un quadro in cui sono rappresentate fasi che noi tutti attraversiamo (più volte), con stati d’animo e consapevolezze che mutano col passare degli anni. Sì, perché ne Il gatto e la volpe è alla fine l’amicizia quello intorno a cui si ragiona.
Con tempi comici perfetti Mario Mascitelli e Mario Arioldi entrano ed escono dalla storia di Pinocchio – a mo’ di bigino –, aspettano Mangiafuoco alla panchina, dove c’è una pianticella; nell’attesa bisticciano, si imbrogliano, battibeccano perché uno sembra tonto e l’altro furbo ma l’assurdità della situazione li unirà. Il burattinaio/Godot non arriverà, non arriva nemmeno la soluzione del grande mistero: doveva arrivare martedì, ma oggi non è mercoledì?
E allora un amico serve a condividere le domande, specialmente quando non c’è risposta.

Così come non c’è risposta al tentennare di fronte all’amore, al corpo che cambia quando si cresce, alla vergogna che non avevi mai provato prima e che in quell’età sembra renderti una statua di sale.

Enrico Lombardi e Alice Melloni sono prima di tutto due bravi attori, Lombardi sa rendere la goffaggine dei giovani maschi senza oltrepassare mai il punto del ridicolo, Melloni sa calibrare il crescendo del suo personaggio che passa da figura quadrata e “clinica” a donna invaghita e insicura. La scrittura di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano rivela la capacità di costruire una drammaturgia leggera che si coglie nella sua struttura solo alla fine; il testo è pieno di ottime battute che arrivano sempre al momento giusto. Grande parte di Lemon therapy è l’improvvisazione con il pubblico, che viene coinvolto avvicinando l’imbarazzo dei personaggi a quello della platea. I ragazzi sono all’inizio intimiditi ma poi tifano per la coppia di medico e paziente perché è divertente ma soprattutto perché si sentono pari: non c’è qualcuno che ti sta dicendo “capirai quando sarai grande”, c’è qualcuno che ti dice “non capirai neanche quando sarai grande, per questo ti devi buttare!”.

KON-TIKI
Teatro Telaio

scenografia Giuseppe Luzzi
ambienti sonori Dario Andreoli
voce del vecchio sciamano Daniele Squassina
voce di Thor Heyerdahl David Shushan
musiche composte ed eseguite dal vivo da Marcelo Sola
aiuto regia di Silvia Quarantini
drammaturgia e regia di Angelo Facchetti

IL GATTO E LA VOLPE
Teatro del Cerchio

regia di Mario Mascitelli
di e con Mario Arioldi e Mario Mascitelli

LEMON THERAPY
Quinta parete

di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
diretto e interpretato da Enrico Lombardi e Alice Melloni
con la consulenza della Dott.sa Melissa Cherubini
scenografie Rewik Grossi
video Stefania Centonze

Visti al Festival Segnali e Vimercate Ragazzi Festival, maggio/giugno 2019



Categorie:Novità, Pensieri oscenici, punti di vista, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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