Ritorno alla tradizione? Sulla XVII edizione del Premio Scenario

LAURA BEVIONE | Si è svolta la scorsa settimana, a Bologna, la seconda edizione dello Scenario Festival, un cartellone di spettacoli ed eventi organizzato intorno alla finale della XVII edizione del Premio Scenario, la quale ha visto avvicendarsi sul palco del DAMSLab dodici compagnie/artisti con il proprio corto – venti minuti – destinato a svilupparsi successivamente in spettacolo teatrale concluso.

I finalisti, scelti nel corso di lunghe selezioni affidate ai soci dell’Associazione Scenario e poi a un Osservatorio Critico composto da Diego Dalla Via e da Daniele Del Pozzo, sono i “sopravissuti” fra i 116 progetti complessivamente proposti e rappresentano dunque le più convincenti progettualità “giovani” – ricordiamo che il premio è riservato agli under 35 – della scena italiana.

La giuria, presieduta da Marta Cuscunà – emozionata e ben consapevole della responsabilità del proprio ruolo –, ha assegnato il Premio Scenario a Un vera tragedia, progetto del trevigiano Alessandro Bandini e del genovese Riccardo Favaro; e il Premio Scenario Periferie – erede del Premio Ustica e dunque alla sua prima edizione, rivolto a «giovani artisti attivi in contesti periferici e in progetti di meticciato e dialogo fra culture» – a Il colloquio, del Collettivo lunAzione di Napoli. Due, poi, i progetti segnalati, entrambi monologhi al femminile: Mezzo chilo, di e con Serena Guardone, e Bob Rapsodhy, di e con Carolina Cametti.

Una Vera Tragedia_ph Malì Erotico

Una vera tragedia – Foto  Malì Erotico

La vostra cronista teatrale ha visto dieci dei dodici corti finalisti – quindi la quasi totalità dei progetti selezionati – e vorrebbe condividere con voi lettori qualche riflessione e qualche interrogativo.

Un primo aspetto che balza agli occhi computando l’elenco dei progetti finalisti è l’assenza della danza contemporanea e, più in generale, di lavori non specificatamente teatrali bensì ascrivibili alla performance art. Un vuoto particolarmente lampante non soltanto considerando che la vincitrice ex-aequo dell’edizione 2017 del Premio Scenario fu proprio la coreografa e danzatrice Barbara Berti, ma anche analizzando la scena internazionale e pure nazionale, caratterizzata da una tendenza ognora più marcata alla contaminazione dei linguaggi e, di conseguenza, a un superamento di etichette ormai sclerotiche quali prosa, danza, installazione artistica.

Il colloquio_ScenarioFestival (ph Malì Erotico)

Il colloquio – Foto Malì Erotico

Un secondo elemento – che, in verità, è una costante del Premio Scenario –  è l’assenza di messe in scena di testi non originali o che non siano frutto del lavoro dell’artista o della compagnia in concorso. Non vi sono riscritture di testi classici né allestimenti di drammi di autori contemporanei, magari stranieri e offerti in traduzione italiana, quasi che quella creatività giovanile che il Premio mira a scoprire e a sostenere non possa esprimersi anche nella reinvenzione di un testo già dato.

La terza riflessione è legata alle scelte registiche compiute dai finalisti che, nella quasi totalità, privilegiano forme sostanzialmente tradizionali: oramai anche la frontalità – gli attori letteralmente schierati di fronte al pubblico, al quale rivolgono le proprie battute anziché interagire fra di loro, come avviene in Fog – è divenuta cliché.
Certo c’è in un paio di progetti – L’inganno e Sammarzano – l’utilizzo delle maschere: nel primo caso, però, con funzione puramente decorativa e subordinata al monologo del protagonista; mentre nel secondo lavoro citato, solamente accennato nel finale e nondimeno pregno di fecondo sviluppo: i neri non sono che bianchi che hanno deciso di indossare una maschera…

La quarta meditazione è suscitata dalle scelte drammaturgiche, anch’esse all’insegna della tradizione, benché con qualche interessante variante. C’è l’aggiornamento in chiave contemporanea del flusso di pensiero tentato da Carolina Cametti e c’è, soprattutto, la scrittura in bilico fra Pinter e Fosse di Favaro/Bandini.

Carolina Cametti_ScenarioFestival (ph. Malì Erotico)

Bob Rapsodhy – Foto Malì Erotico

Meno innovativo, invece, ci è parso il ricorso al dialetto napoletano da parte de Le Scimmie e del Collettivo lunAzione, mentre ci ha convinto la multidisciplinarietà – video, conferenza, monologo – e il multilinguismo – italiano, greco, francese – di bolognaprocess.
Per il resto, monologhi e dialoghi sostanzialmente tradizionali, senza guizzi inventivi né tentativi di realizzare una drammaturgia che non sia puramente e linearmente narrativa e descrittiva.

Il quinto spunto di riflessione nasce dalle tematiche trattate: quanto i finalisti rispecchiano dubbi e incertezze della contemporaneità ovvero, più in generale, universali stati d’animo ed esistenziali quesiti? E, quando lo fanno, riescono davvero ad andare oltre la propria personale esperienza e necessità così da essere lucido specchio del reale?
Si parla di camorra e di malavita – molto, ne L’inganno, Il colloquio, Sammarzano, Sound sbagliato – e si accenna alla deformazione delle relazioni interpersonali causata dal diffondersi dei social network – in Fog. Si tratta di disturbi del comportamento alimentare – Mezzo chilo – e di ragazzi ospitati in casa-famiglia – Io non sono nessuno; del disorientamento di fronte a una società che va troppo veloce – Bob Rapsodhy – e di complessi rapporti sentimentali – Forte movimento d’animo con turbamento dei sensi. Si analizza il diffondersi in Europa di movimenti ultra-nazionalistici e fascisti – Anticorpi – e si sperimenta la capacità della rappresentazione teatrale di narrare linearmente una tragedia familiare constatandone l’inevitabile e auspicata impossibilità – Una vera tragedia.
Temi trattati ora in maniera stereotipata ora adottando sguardi e prospettive non scontati: i lavori finali riveleranno forse la genuinità dell’ispirazione iniziale e, dunque, la loro potenziale universalità.

Serena Guardone_Scenario Festival (ph. Malì Erotico)

Mezzo chilo – Foto Malì Erotico

Il sesto interrogativo è legato al pubblico, quello che compra il biglietto oppure l’abbonamento, non quello formato da operatori e critici; quello per il quale dovrebbero essere stati pensati i progetti presentati al Premio Scenario. Rubando una meditazione a un amico, il coreografo torinese Daniele Ninarello, ci chiediamo se in quei lavori si affermi l’artista oppure, come ci auspichiamo debba essere, l’arte, universalmente riconoscibile e partecipabile.
Un risultato che sono stati capaci di raggiungere alcuni degli artisti che, in passato, sono stati finalisti – e, in alcuni casi, anche vincitori o segnalati del Premio Scenario e che la presidente e direttrice artistica dell’Associazione Scenario, Cristina Valenti, ha invitato a proporre i propri spettacoli nel corso delle serate del premio. Ecco allora alternarsi sul palco Davide Enia, Babilonia Teatri, Anagoor, Fratelli Dalla Via, Chiara Bersani, Liv Ferracchiati, Emma Dante, artisti che sono stati capaci di coniare un proprio specifico linguaggio, immediatamente riconoscibile e colmo di senso.

Gli spettacoli finalisti della XVII edizione del Premio Scenario sono stati: 

CALCINACCI
Usine Baug Teatre (Bresso, Mi)

MEZZO CHILO
Serena Guardone (Capezzano Pianore, LU)

FOG
Mind the Step (San Felice a Cancello, Ce)

BOB RAPSODHY
Carolina Cametti (Milano)

 L’INGANNO
Alessandro Gallo / caracò teatro (Bologna)

 SAMMARZANO
Ivano Picciallo / I Nuovi Scalzi (Barletta)

UNA VERA TRAGEDIA
Favaro /Bandini (Milano)

ANTICORPI
bolognaprocess (Agropoli, SA)

IO NON SONO NESSUNO
Emilia Verginelli (Roma)

SOUND SBAGLIATO
Le Scimmie (Napoli)

IL COLLOQUIO
Collettivo lunAzione (Napoli)

FORTE MOVIMENTO D’ANIMO CON TURBAMENTO DEI SENSI
Margherita Laterza (Roma)

DAMSLab, Bologna
3-4 luglio 2019



Categorie:Novità, punti di vista, Satura, Scena, Teatro

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