La Nave degli Incanti: l’approdo finale di un viaggio nell’umanità lucana oggi

RENZO FRANCABANDERA | Ci siamo. Qualcuno ha avvistato la terra. In Novecento Baricco dedica alcune belle righe a raccontare dell’uomo a cui tocca in destino di vedere per primo l’America.
E così è anche qui: una terra che all’inizio doveva essere altrove, forse, e che poi il destino ha voluto fosse invece la vera pasoliniana desolata periferia materana di La Martella, con il suo relitto di architettura contemporanea e sprechi, una stazione Trenitalia milionaria costruita ma lasciata incompiuta e senza binari.

Cosa è successo finora in questo viaggio? Abbiamo incontrato una bambina, Sofia, che tra i palazzoni del suo quartiere non riesce a dormire, che si alza inseguendo una voce, quella di un pesciolino da salvare; che incontra il Maestro Elia e, con lui e l’equipaggio dei Quattrocento Colpi, salpa verso un’avventura misteriosa. L’abbiamo vista conoscere personaggi magici, affrontare sfide, crescere. Ma raccontare fino in fondo una drammaturgia fiabesca che cerca di risvegliare dai mali sociali con lo sguardo incantato di una bambina non è possibile in poche righe. Forse perché la vera drammaturgia di questo spettacolo, le sconfitte e le vittorie, sono in realtà in quello che è successo (davvero) nel viaggio.
Sono le difficoltà con le amministrazioni, con le burocrazie, con le brutture delle stesse società che si vorrebbe dalla propria parte nel riscatto.

Ma forse è il dramma sempiterno dell’Arte, quello di essere Cassandra senza tempo, capace di raccontare ferite inspiegabili se non attraverso il filtro simbolico del teatro.

 

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Manca meno di un quarto d’ora all’inizio e Mimmo Conte, il regista, e Riccardo Spagnulo, il drammaturgo, incontrano i giornalisti e i critici che sono venuti a Matera per questo ultimo atto de La Nave degli incanti.

Facciamo una sorta di racconto di raccordo fra le idee e le speranze iniziali e quello che è successo davvero. Come si è strutturato il progetto, cosa ha significato passare dall’idea della nave fra i palazzi a questo allestimento che, per riverbero mediatico, presenze, incontri, partecipazione, è stato senz’altro fra i progetti sociali di maggior rilievo di Matera 2019.

Presenti anche Andrea Pocosgnich che ha tenuto un laboratorio con alcuni dei giovani interessati all’approfondimento critico e Andrea Paolucci, del Teatro dell’Argine che ha svolto un ruolo da dramaturg e coadiutore del progetto di Carlotta Vitale e Mimmo Conte di Gommalacca teatro.

E ora davvero si inizia.

Sofia arriva allo scontro fra Oscuro e Luce. Come in tutta la letteratura della fiaba moderna il ruolo dell’infanzia è quello di disvelare. Di rendere la libertà che il mondo adulto perde.

La nave ha esplorato voci e corpi soprattutto delle generazioni di domani. Ragazzi e adolescenti che hanno donato energia e intenzioni determinanti per il progetto AWARE. Mimmo Conte ringrazia chi con lui, con noi, ha attraversato questo percorso di due anni, un teatro viaggiante, che con la direzione artistica di Carlotta Vitale, ha iniziato il suo viaggio.

E il viaggio in qualche modo continua…

La scommessa è che qualcosa resti. Che qualcosa germini e continui a vivere. Oltre queste fatiche.



Categorie:Arte, Novità, Recensioni, Reportage, Satura, Scena, Teatro

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