Effetti ed efficacia di Walking thérapie su un paziente spettatore

RENZO FRANCABANDERA | Raccontare questo spettacolo senza svelarne i contenuti viene un po’ difficile perché le sue intrinseche qualità riguardano proprio il modo. Dal punto di vista puramente tecnico si tratta di una passeggiata con audiocuffie, una delle tante di cui nell’ultimo decennio è stato possibile fruire, da quando la tecnologia ha reso disponibile questa possibilità per l’arte: un radiotrasmettitore a bassa frequenza che riproduce, nelle cuffie di un gruppo di persone in movimento, la voce di alcuni attori dotati di microfono oppure un pre registrato. Questo consente il superamento della statica che per molti anni ha legato lo spettatore alla poltrona e dunque permette un’esperienza immersiva in un ambiente aperto, consentendo per altro verso all’attore di modulare la voce fino al sussurro, fino al bisbiglio.


Se per un verso chi partecipa vive una sorta di dinamica isolata perché è chiuso nel suo mondo percettivo, per altro verso la sfida dell’arte in questi anni è stata proprio quella di riuscire a far superare la sensazione di isolamento per creare dinamiche di gruppo, un gruppo capace poi di muoversi nella natura o nell’ambiente urbano con disinvolta e a tratti esibizionistica naturalezza.
Questo ad esempio succede in Remote, il progetto di Rimini Protokoll che è stato possibile vedere a Milano negli anni scorsi, basato proprio sul concetto di gruppo, di creazione del branco, di orda in movimento nello spazio urbano. In Italia ci sono compagnie che lavorano ormai stabilmente a progetti itineranti con l’aiuto di audiocuffie come Circolo Bergman o alcuni esperimenti di coreografie metropolitane come quelle di Sanpapié.

Walking thérapie, un format ideato da tre artisti belgi Nicolas Buysse, Fabrice Murgia e Fabio Zenoni alcuni anni fa per il festival di Avignone Off, si basa su un principio analogo ma ha una essenziale caratteristica distintiva: l’umorismo.

Detto che gli artisti dediti alla spettacolarità itinerante, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno la tentazione new age di calare, in modo enfatico e avvolgente, il partecipante nell’ambiente circostante, Walking thérapie si distingue: il collettivo artistico qui, pur evidentemente interessato a sviluppare questo rapporto, lo declina come un grande gioco, da cui emerge poi pian piano l’oggetto profondo del lavoro.


Dal punto di vista drammaturgico cosa succede? Gli spettatori (massimo cinquanta a percorso), vengono muniti alla stazione di partenza di sgabelli retrattili e di cuffie che li isoleranno dal resto del mondo. Ma poco dopo, raggiungeranno a breve distanza le due guide (gli efficaci e pronti all’improvvisazione più spinta Gregory Eve e Luca Avagliano), che di lì in avanti li condurranno in un’assurda passeggiata teatrale per le strade della città, fino a compiere gesti e azioni senza senso con la scusa di liberarli dalle paure e dai dolori che ne attanagliano la felicità e l’equilibrio interiore. I partecipanti, allegramente infervorati dalla logica collettiva, perdono progressivamente le proprie inibizioni e iniziano, divertiti, a seguire la guida-santone nel percorso. I due attori fingono di essere, per buona parte dell’allestimento, l’uno una sorta di guru della psicologia di massa, e il suo apprendista imbranato, l’altro.

Si inizia a ridere praticamente subito: man mano che si arriva si viene subito accolti nel gruppo dall’applauso degli altri già arrivati e, fra jingle degni dei migliori villaggi vacanze, movimentini e micro coreografie collettive, sapientemente mescolati a banali richiami a irraggiungibili equilibri interiori, nel giro di quindici minuti il gruppo è totalmente e divertitamente asservito alle due guide e si aggira balzelloni per la città mentre la gente attorno lo guarda, attratta dalla serena e disinvolta allegria che li pervade.

La percezione che sguardo dall’interno e dall’esterno possano coincidere e che quindi questa strana e liberatoria allegria finalmente sia capace di trovare la sua strada, porta i partecipanti a una disponibilità emotiva molto forte, che i drammaturghi ovviamente “sfruttano” per inserire nella vicenda un lato a suo modo tragico di destabilizzazione sociale ben congegnata.

Angelo Savelli e Giancarlo Mordini di Teatro di Rifredi, fra i maggiori e più curiosi ricercatori di nuova drammaturgia internazionale, da anni a Firenze coltivano un pubblico attento e affezionato; hanno comprato i diritti di questa geniale creazione artistica, e dopo il successo dell’anno passato, la hanno riproposta quest’estate addirittura in una doppia versione: la prima svoltasi da lunedì 8 a venerdì 12 luglio in un percorso che partiva dal Teatro di Rifredi, e che si svolgeva per quaranta minuti in tramvia fino a Scandicci; la nuova versione, proposta nella seconda metà del mese (fino al 31 luglio) cui abbiamo assistito, si svolge invece nel Centro Storico (con partenza dal Quinoa – Zap in vicolo Santa Maria Maggiore, ang. via De’ Vecchietti) e si dipana per alcune vie circostanti fino a Piazza della Signoria. Praticamente un mese di sold out, tanto che già si pensa al prossimo anno per riproporre questa creazione buffa ma tutt’altro che banale.

Dal tema dell’autosuggestione a quello della manipolazione dell’emotività collettiva, dalle fobie comuni al grande bisogno di essere accolti e accettati, questa creazione muove i suoi tentacoli toccando le corde con sapiente leggerezza ma creando una melodia intellettuale abile a disporre le sue evidenze su piani di lettura molto diversi e tutti possibili. Dal leggero partecipare senza pensieri al giocare al dentro e fuori, guardando come si possa arrivare alle dinamiche manipolatorie in modo davvero elementare, senza dubbio Walking thérapie riesce a proporsi come una delle poche creazioni originali in questo ambito.
Prima di tutto perché, o da dentro o da fuori, fa ridere. Fa star bene anche quando fa pensar male. Comunque fa riflettere, ma senza inutili intellettualismi e voci arrapanti che cercano chissà quale verità intellettualoide fra i palazzi delle città. Sembra di assistere a una puntata radiofonica de Il ruggito del coniglio o Caterpillar dove due pseudo dementi, con leggerezza, ti portano pian piano a farti un pensiero sul tempo che viviamo.

Walking thérapie se lo fai, vuoi rifarlo. E a teatro (con o senza cuffie) capita di rado.

 

WALKING THÉRAPIE
psico-camminata urbana tra Rifredi e Scandicci

testo e regia di Nicolas Buysse, Fabrice Murgia, Fabio Zenoni
traduzione di Angelo Savelli
con Gregory Eve e Luca Avagliano
concezione sonora e musiche Maxime Glaude
prodotto nell’ambito di Estate Fiorentina 2019 e Open City 2019



Categorie:Novità, Recensioni, Satura, Scena, Teatro

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