Viziosismi nr. 56: Colpevoli di essere donne

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Disegno di Renzo Francabandera

ANTONIO CRETELLA | Nel settembre dell’81, circa quindi 37 anni fa, veniva cancellato in via definitiva dal codice penale il cosiddetto “delitto d’onore”, una forma di attenuante applicata agli omicidi consumati in ambito famigliare che trovava la sua giustificazione nella salvaguardia del buon nome della famiglia e applicata di regola quando il buon pater familias uccideva la consorte rea di adulterio (quando a lui era invece consentito un indiscriminato spargimento di seme), o anche la figlia macchiatasi di un atto sessuale fuori dal matrimonio, foss’anche stato uno stupro. Il codice penale recepiva e codificava antiche leggi consuetudinarie ben radicate nel tessuto sociale e culturale italiano, intriso di sessismo e disparità di genere, sebbene in palese contraddizione con i principi della Costituzione. L’abolizione di quel mostro legislativo, avvenuta in un periodo segnato da aspre lotte per il riconoscimento dei diritti civili, non ha segnato tuttavia la fine della disparità di genere dal punto di vista culturale. Restavano inalterati, e anzi si sarebbero ulteriormente sviluppati nella cultura pop degli anni ‘80, i costrutti della donna-oggetto, della mater familias tutta detersivi e merendine, la dicotomia mamma-puttana alla base dell’archetipo femminile del maschilismo. Il linguaggio in tal senso è sempre rivelatorio della communis opinion: se da un lato abbiamo fatto lo sforzo concettuale di riconoscere le peculiarità dell’omicidio di genere con il termine femminicidio, da molti avversato – ma a mio parere sintesi perfetta di un intera concezione antropologica del rapporto tra i generi – tocca ancora leggere o sentir parlare di “delitto d’amore”, di “troppo amore”, di “raptus passionale” con una prosa giornalistica che attinge ancora a un macabro sentimentalismo da dramma della gelosia da prima pagina, con donne colpevoli di essere donne e con uomini vittime delle proprie pulsioni, di un incoercibile furor euripideo, che nasconde nel profondo la convinzione che gli altri uomini capiscano, approvino, farebbero lo stesso nelle medesime condizioni, svelando la gigantesca dimensione sociale del problema.

 



Categorie:Cultura e società, Novità, Viziosismi

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